AMBROSIASTER. - Nome fittizio, coniato da Erasmo da Rotterdam, per designare un antico anonimo scrittore cristiano, fino allora identificato con s. Ambrogio di Milano.
Erasmo per primo scoprì che il famoso Commentario delle Epistole di s. Paolo, dalla tradizione attribuito a. s. Ambrogio, non era di Ambrogio. E poiché egli pensava che della falsa attribuzione ambrosiana fosse responsabile lo stesso reale autore del Commentario, per questa ragione gli applicò il nome dispregiativo di A. o falso Ambrogio.
Questa particolare opinione di Erasmo non sembra essere suffragata dalla recente indagine, ma la scoperta della diversità di autore del Commentario restò acquisita alla scienza patrologica.
Le Opere. - All'A. sono stati recentemente attribuiti vari altri scritti, dei quali solo due sono da ritenere autentici: lo pseudo-agostiniano Quaestiones Veteris et Novi Testamenti, e alcuni anonimi frammenti esegueci su s. Matteo. Le altre rivendicazioni, dovute in parte al Morin, in parte al Wittig, sono destituite di serio fondamento, quando non sono addirittura in contrasto con l'opera autentica dell'A.
I Commentaria in XII Epistolas b. Pauli (eccetto quella agli Ebrei, che secondo l'A. non è di s. Paolo) sono, a giudizio di studiosi antichi e moderni, una delle migliori e più sobrie interpretazioni patristiche del pensiero paolino. L'edizione critica, alla quale si lavora dai primi anni di questo secolo, si attende ancora. Ciò nonostante, grazie all'esame paleografico recentemente perseguito dal Souter, si è venuti a conoscenza di un fatto che non appare palese della esistenza edizioni (cf. PL 17), la varietà cioè, delle recensioni, in cui l'opera ci è tramandata. Si hanno infatti tre recensioni del commentario ai Romani, due del commentario ai Corinti, mentre gli altri esistono in una sola forma. L'edizione critica del commentario sarà contenuta in due volumi del CSEL di Vienna.
Coi Commentaria presenta profonde e innumerevoli affinità di pensiero e di forma il libro delle Quaestiones, raccolta molto interessante di trattati esegetici, polemici (p. es. contro Porfirio) e speculativi. Anche di quest'opera i manoscritti ci tramandano tre recensioni, delle quali tuttavia solo due, una di 127, l'altra di 151 trattati, sono autentiche. L'edizione critica curata dal Souter (CSEL, 50 [1908]), a parte i suoi grandi meriti, è tuttavia da ritenersi insufficiente per quanto riguarda la duplice recen-
sione delle Quaestiones. Infatti il Souter non pubblica integralmente che la Collezione «127», la quale, a suo giudizio, rappresenta la seconda edizione riveduta e corretta dall'A. È da credere però che questa Collezione contenga solo in parte la seconda edizione. L'altra parte bisogna cercarla nella «151»; per cui è ancora necessario servirsi del Migne (PL 35, 1207-1416).
Oltre le due suddette opere, appartengono ancora all'A. non solo il lungo frammento escatologico su Mt. 24 e il più breve De Petro Apostolo, ma anche il brevissimo De tribus mensuris, tutti e tre conservati nel cod. Ambros. I, e pubblicati da G. Mercati in Studi e testi, 11, I, Roma 1903, pp. 23-49.
L'Autore. — Da questi scritti risulta una personalità ben definita di scrittore originale, un esegge sobrio e attaccato al senso storico-grammaticale, un polemista vigoroso ma ragionevole, un teologo non molto profondo ma dalle idee chiare. Certamente occidentale, e originario italiano o spagnolo, probabilmente convertito dal paganesimo, egli scrive a Roma sotto il pontificato di s. Damaso (366-84), apportando alla propria opera letteraria una mentalità di legista e una conoscenza non comune del paganesimo come del giudaismo. Sembra che abbia tenuto nella curia romana il grado di presbitero.
Quanto alla identificazione, le testimonianze sia interne sia esterne sono mute. S. Girolamo, che mostra di conoscere un trattato dell'A. (Quaest. 109; cf. Epist. 73, del 398), ne ignora l'autore. I nomi di s. Ambrogio, s. Ilario, s. Agostino della tradizione manoscritta e letteraria non sono che congetture degli antichi. Ma ugualmente falliti sono tutti i tentativi di svelare l'animo, fatti dagli studiosi moderni. L'A. non è né Ticonio, proposto dal Morel, né Ilario diacono romano, opinione dominante nello scorso secolo, né Faustino presbitero, suggerito dal Langen, né infine Isacco, il giudeo convertito, nome proposto fra tanti altri dal Morin, benché abbia incontrato grande ma non giustificato favore presso alcuni critici.