AMMANO, MARCELLINO

AMMANO, Marcellino. - Storico latino pagano del sec. IV, n. ad Antiochia da nobile famiglia. Non è conosciuto l'anno di nascita, che si può ritenere avvenuta verso il 335; così pure nulla sappiamo della sua vita fino al 353, quando fu annoverato nella guardia del corpo dei protectores domestici, alle dipendenze del maestro della cavalleria Ursicino, che A. seguirà con fedeltà fino alla destituzione. Con Ursicino nel 353 si trasferisce da Nisibi ad Antiochia, dove questi era stato chiamato dal cesare Gallo per presiedere il processo contro i maggiorenti della città; nel 354 passa a Milano, dove un ordine dell'imperatore Costanzo aveva ingiunto ad Ursicino di presentarsi per rispondere dei sospetti che gravavano su di lui. Seguì Ursicino anche nelle Gallie, dove era stato inviato per reprimere la rivolta dell'usurpatore Silvano, poi di nuovo nell'Oriente quando i Persiani violarono i confini dell'impero. A. prese parte ad ambedue queste campagne.

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Ammannati. Bartolomeo - Ponte Santa Trinita, prima della distruzione - Firenze.

Interessante è la descrizione che fa di quella contro i Persiani (il. XIX-XX), particolarmente dell'assedio di Amida, dove si era rifugiato (359). Espugnata la città, A. ed Ursicino si salvarono a Mitilene e poi ad Antiochia, ma l'insuccesso portò alla destituzione di Ursicino (360).

Nel 363 ritroviamo A. in Persia, al fianco dell'Imperatore Giuliano che il 26 luglio di quell'anno lasciò la vita sul campo. Dopo la pace conchiusa da Giovan con i Persiani, sembra che A. abbandonasse definitivamente le armi e si ritirasse a vita privata prima ad Antiochia, poi, dopo aver visitato varie regioni, tra cui l'Egitto e la Grecia, a Roma, dove attese alla composizione della sua grande opera storica, in continuazione delle Historie di Tacito. Che in questo ultimo periodo della sua vita abbia esercitato qualche magistratura civile rimane ancora una congettura, mentre è certo che al soldato subentrò lo studioso. Libanio (Epist. 983) nel 391 lo ricorda ancora in Roma dove riceve il plauso del popolo per la pubblica lettura dei suoi Rerum gestarum libri. Dopo quell'anno non si ha più notizia di lui.

I Rerum gestarum libri completi erano trentuno, con certezza quasi tutti scritti prima del 400. A noi sono pervenuti solo gli ultimi diciotto. I limiti cronologici della narrazione vengono indicati da A. nella conclusione dell'opera: «Haue ut miles quondam et graecus, a principatu Caesaris Nervae exorsus ad usque Valentis interitum pro virium explicavi mensura» (l. XXXI), dal regno di Nerva, cioè, con cui si arresta la narrazione di Tacito, fino alla morte di Valente (66-378).

I primi tredici libri perduti, insieme alla parte conservata del XIV, conducevano la narrazione alla morte del cesare Gallo (354), abbastanza succinta, come meno nota ad A., compilata per lo più su documenti preesistenti. I libri XV-XXV contengono i fatti avvenuti dalla nomina di Giuliano a cesare, fino alla morte di Giovan (354-364). I rimanenti sono dedicati agli avvenimenti succedutisi d

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Ammannati, Bartolomeo - Facciata interna del palazzo provinciale di Lucca.

dalla nomina di Valentiniano fino alla morte del fratello di lui, Valente ( 364-78 ). La narrazione completa dei libri superstiti è in gran parte frutto dell'esperienza dell'autore.
alla nomina di Valentiniano fino alla morte del fratello di lui, Valente (364-78). La narrazione completa dei libri superstiti è in gran parte frutto dell'esperienza dell'autore.

Tra tutti gli storiografi pagani A. è certamente l'unico che tratta con larghezza del cristianesimo, e la sua testimonianza è preziosa per la storia della Chiesa, perché contemporanea ai fatti narrati, degna di fede per il proposito perseguito di dire la verità e di maggior valore perché l'autorità non è cristiano. L'affermazione di C. Chifflet che A. fosse cristiano non ha fondamento, e il suo paganesimo è provato da tutta la sua opera. La religione di A., però, non era quella degli antichi Greci e Romani, egli non credeva negli dèi dell'Olimpo, di cui nega l'esistenza, ma crede in un Dio che non è persona, ma forza che governa tutte le cose. Per la sua concezione religiosa molto si avvicina ai neoplatonici dai quali attinse la libertà religiosa che permette ad ognuno di seguire la propria coscienza. Ebbe infatti una benevola tolleranza verso tutte le religioni, né combatte il cristianesimo, come avevano fatto gli altri scrittori pagani; apprezza al contrario le dottrine cristiane e professa ammirazione per l'erosimo dei martiri, giungendo a biasimare lo zelo del suo eroe Giuliano.

Gli storici cristiani dell'antichità e del medioevo, con le debite eccezioni, generalmente hanno ignorato A. e la sua opera, solo perché pagano, mentre merita un posto distinto tra le fonti per la storia della Chiesa antica, di cui rimane un testimonio imparziale.

I manoscritti dell'opera di A. conservati non sono più antichi del sec. IX o X. L'editio princeps apparve in Roma nel 1474 e si deve ad A. Sabino. Tra le edizioni posteriori meritano di essere ricordate quelle di E. de Valois (Parigi 1636) e l'altra di J. A. Wagner (Lipsia 1808), per i loro preziosi commenti. L'edizione più recente è quella di C. Clark (2 voll., Berlino 1910-15).

Bibl.: E. A. W. Müller, De Ammiano Marcellino, Königsberg 1863; H. Nissen, Ammiani Marcellini fragmenta Marburgeria, Berlino 1876; J. Gimazane, Ammiani Marcellini, sa vie et son œuvre, Bordeaux 1889; O. Seeck, s. V. in Pauly-Wissowa, Realencycl. der class. Altertumswiss., I, coll. 1845-51; H. Michael, Das Leben des Ammianus Marcellinus, Preussisch Jäuer 1895; M. Budinger, Ammianus Marcellinus und die Eigenart seines Geschichtwerkes (Denkschriften... der Wiener Akademie, 44), Vienna 1896; L. Dautremer, Ammiani Marcellini, Lilla 1899; O. Seeck, Zur Chronologie und Quellenkritik des Ammianus Marcellinus, in Hermes, 41 (1906), pp. 481-539; W. Esselin, Zur Geschichtschreibung und Weltanschauung des Ammianus Marcellinus, in Klio. Beiträge, 16 (1923); G. B. Pighi, I discorsi nelle storie d'A. M., Milano 1936; id., Latinità cristiana negli scrittori pagani del IV sec., Milano 1936; id., Nuovi studi Ammiani, Milano 1936.