AMORE, COMPAGNIE DEL DIVINO: V. ORATORIO DEL DIVINO AMORE, COMPAGNIE DEL. AMORE e PSICHE. - Il mito di P. (l'anima) ebbe poetica espressione nei libri IV-VI delle Metamorfosi di Apuleio. Sposata ad A., P., per la sua curiosità, vede sparire l'amato, ma, dopo lunghe prove dolorose, lo ritrova e si riunisce con lui in eterne nozze.
Attraverso le interpretazioni neoplatoniche la favola acquistò alto valore morale, adombrando il concetto che l'amore delle cose divine è pegno d'immortalità. Così elaborata, si offrì all'arte cristiana antica come poetica illustrazione della felicità eterna e poté figurare accanto al Buon Pastore, ad oranti o a Giona in riposo. Munita di ali di farfalla, emblema dell'anima, P. coglie rose nei puri chiarori celesti insieme con A., o si diletta con lui nell'eterna danza, su affreschi delle catacombe di Domitilla o nei musaici di S. Costanza. Il gruppo alessandrino di A. e P. che si abbracciano appare in un fondo di vetro con formola cristiana, e rarissime volte nella plastica, ove un rilievo l'unisce anche alla dextrarum iunctio, come augurio della riunione nell'altra vita. Nella vendemmia paradisiaca, P. offre ad A. un canestro di uva, espressione di delizie celesti.