ANCONA e NUMANA, ARCIDIOCESI di. - La più
importante città delle Marche, su un gomito della costa
adriatica formato dal monte Conero, A. conta ca. 95.000
ab. È capoluogo della più popolosa provincia delle Mar-
che (kmq. 1938 e 380.000 ab.) e sede dell'arcidiocesi,
limitata a nord e ad est dal mare, a sud-est dalle dio-
cesi di Osimo e Cingoli, ad ovest da quelle di Iesi e
Senigallia. Ha 44 parrocchie, 80 sacerdoti diocesani
e 40 regolari, 118.000 ab. cattolici. La discreta messe
di memorie cristiane e segnatamente la loro antichità
fanno ritenere che la Chiesa di A. fosse la prima a
sorgere nell'intera regione picena. Il primo vescovo sto-
ricamente certo è s. Marcellino (sec. v-vi), non essen-
dovi una simile testimonianza storica a favore di due
martiri ivi venerati e ritenuti protovescovi: s. Ciriaco
patrono primario della città e s. Primiano. Un illu-
stre vescovo anconetano fu Leopardo, legato di papa
Adriano II presso i Bulgari (Liber Pontificalis, ed. L.
Duchesne, II, p. 185). Martino V unì l'antica Chiesa
di N. (Humana), decadente e in rovina, a quella di A.
(19 ott. 1422) e Benedetto XIV concesse la fusione
nel titolo di ambedue le Chiese. Nel 1907 Pio X ele-
vava A. ad arcidiocesi senza suffragance. Il territorio
fece parte del patrimonio della Chiesa romana (Liber
Pontificalis, ed. L. Duchesne, I, p. 428); più tardi,
nelle Constitutiones Marchiae Anconitanae del 1357, A.
figura prima delle Civitates maiores et magis nobiles.
Conobbe il governo di varie signorie e, a intervalli,
quello autonomo, finché nel sec. XVI fu riassoggettata
e annessa definitivamente allo Stato pontificio.
Abbazie. - Due abbazie, i cui edifici in parte rimangono,
hanno un valore storico: S. Maria di Portonovo ai piedi
del M. Conero, fondata da Pietro Anconetano (1038) e
l'abbazia camaldolese di S. Pietro sulla sommità del monte,
nella diocesi di N.
Monumenti. - Il più antico e cospicuo monumento di
A. cristiana, la basilica del protomartire S. Stefano, men-
zionata da s. Agostino (Sermo 323: PL 38, 1145-46), è
completamente scomparso. Un interessantissimo ipogeo
cristiano è venuto alla luce nel 1879: il cubicolo di Fl.
(fot. Andersen)
ANCONA e NUMANA - Particolare della loggia dei Mercanti
di Giorgio Orsini (1451-59), in A.

(fot. Mosconi)
Archivi. - L'archivio vescovile è stato disperso. L'archivio capitolare serba, tra l'altro, un prezioso evangelario (secc. VII-VIII) detto di s. Marcellino.
Serafino Prete
A. NELLA STORIA CONTEMPORANEA. - La città di A., per tanti titoli importante, era, oltre tutto, anche il primo e più attivo porto dello Stato pontificio, e come tale da questo e da altri, che successivamente vennero occupandola, munita di ben intese fortificazioni. Ceduta dalla S. Sede a Napoleone, in forza dell'armistizio di Bologna (26 giugno 1796) e del trattato di Tolentino (16 febbr. 1797), che seguì il non del tutto inglorioso scontro del Senio, entrò a far parte della Repubblica romana sino a che, dopo lungo assedio per parte dei Russi, Turchi, Austriaci ed insorti, non fu il 5 luglio 1800 rimessa a Pio VII, che vi aveva preso terra il 21 giugno precedente. Tornarono dopo Marengo i Francesi (27 genn. 1801), ed indi in luglio, per il concordato, il Pontefice.
Rioccupata da Napoleone nel 1805, venne di lì a
tre anni annessa al regno d'Italia, a causa del rifiuto del Papa di aderire al blocco continentale. Tra il 1813 ed il 1815 Napoletani, Francesi ed Austriaci si disputarono A. con varia e alterna vicenda, sinché non la riebbe una volta per sempre Pio VII il 25 luglio di quell'anno. I moti del 1831 si spensero nello Stato Pontificio con l'ingresso in A. degli Austriaci, i quali, d'accordo col governo, ritennero nulla la capitolazione dagli insorti estorta al card. Giovanni Antonio Benvenuti. Nel 1832, per controbilanciare l'intervento austriaco in Romagna ed a Bologna, sbarcava di sorpresa ad A. un corpo francese, che si trovò assai presto in serie difficoltà per rinnovati tumulti di attivi novatori e per vibrare rimostranze della S. Sede. Gregorio XVI frattanto, scomunicati i rivoluzionari, giunse ad inviarvi il 1º ag., come delegato apostolico, mons. Gaspare Grassellini che con avvedute misure ristabiliva l'ordine e poteva rimettere in efficienza le opere militari della piazza.
A causa degli avvenimenti, che seguirono le riforme di Pio IX e la sua partenza per Gaeta, A. fu teatro di tali e sì inaudite violenze da indurre il governo della Repubblica romana ad inviarvi Felice Orsini per porvi con qualche efficacia riparo. Livio Zambeccari disputò, poi, la città agli Austriaci, che da mare e da terra l'assediarono fra il 28 maggio ed il 18 giugno 1849, col fine di restituirla al Pontefice, e che in seguito vi tennero guarnigione per un decennio, migliorandone notevolmente le fortificazioni e sforzandosi, in unione alle autorità governative, di sventare le trame promossevi, fra l'altro, dalla Società Nazionale. Acclamatissimo vi si fermò, nel corso del viaggio trionfale per le province, Pio IX (22-25 maggio 1857) decretando ragguardevoli lavori pubblici, come una nuova cinta di mura urbane ed ulteriore impulso alla condotta a termine di un cospicuo arsenale, oltre

Partiti poi da A. gli Austriaci il 12 giugno 1859 poi progressi dei Franco-Sardi in Lombardia, poté il governo pontificio mantenervisi, grazie al sangue freddo del delegato apostolico mons. Lorenzo Randi, all'intuito del generale Allegrini, alla fermezza del maggiore Zappi ed all'opera repressiva promossa con buon nerbo di truppa dal generale Schmidt, che occupava Perugia (20 giugno), e dal generale De Kalbermatten, che da Pesaro marciava con alcune migliaia di uomini per Fano e Senigallia a quella volta e vi giungeva il 25 dello stesso mese. In A., finalmente, sbarcava il 25 marzo 1860 il generale Alfonso De Lamoricière, chiamato da Pio IX a riorganizzare l'esercito pontificio, ed a lungo vi si trattenne nei fervidi ed operosi mesi che seguirono, anche con l'intento di metterla, per quanto gli fu possibile, in stato di poter resistere validamente. Sicché, dopo la battaglia di Castelfidardo (18 sett. 1860), seguito da pochi coraggiosi, giunse il Lamoricière, non senza abilità, a chiudervisi ed a tenacemente sostenervisi, scendendo a patti, dopo onorevole difesa, contrassegnata da valorose azioni d'ambo le parti, solo quando, oltre tutto, il 29 sett. saltò in aria la polveriera. Fu A. così definitivamente unita al nuovo regno. - Vedi Tavv. XCVIII-XCIX.