ANDRÈUCCI, ANDREA GIROLAMO. - Teologo seguita, n. a Viterbo il 13 nov. 1684, m. a Roma il 13 giugno 1771. Insegno filosofia a Perugia e teologia morale a Città di Castello ed al seminario di Frascati. Passò poi a Pavia, indi a Roma, dove rimase fino alla morte.
Scrisse, talora anonimi, vari opuscoli e dissertazioni di teologia, specialmente sacramentaria, di diritto canonico, di liturgia e di agiografia (l'elenco è riportato dal Sommervogel), tra cui merita di essere segnalato il Ragagiglio della Vita della Serva di Dio Rosa Venerini... (Roma 1732). Rimanendo isolate le opere scritte dopo il 1766, le altre furono dallo stesso A. raccolte in due collezioni: 1) Dissertationes variae canonico-theologicae (Roma 1746); 2) Hierarchia ecclesiastica in varias suas partes distributa et canonico-theologice expositae (Roma 1766).
Si distinse anche per il suo zelo sacerdotale tra il clero, specialmente dirigendo al «Gesù» di Roma la Congregazione dei Sacerdoti, e scrisse a tal proposito tre volumi che incontrarono molto favore e furono in breve largamente diffusi: Introduzione al Chiericato (Roma 1724); Memoriale confessariorum (Roma 1725) e De cultu et veneratione Sanctissimo Eucharistiae sacramento exhibenda (Perugia 1727). Polemizzando sul trattamento da usare in confessione ai penitenti recidivi, nell'opera Confessarius recidivi (Roma 1754), impugnò efficacemente la rigida sentenza del domenicano Daniele Concina.