ANGELOMO di LUXEUIL. - Esegeta benedettino, tra i migliori del sec. IX, m. verso l'855. Formatosi sotto un certo Mellino (PL 115, 108), insegnò temporaneamente alla scuola palatina dell'imperatore Lotario. Tornato al suo monastero di Luxeuil, si dedicò tutto allo studio biblico. Ci sono di lui pervenuti (PL 115, 107-628): Commentarius in Genesin; Enarrationes in 4 libros Regum; Enarrationes in Cantica Canticorum (dedicato a Lotario); è perduto il suo commento ai quattro Vangeli da lui mentovato (ibid., 108).
Adottò il metodo allora non insolito della compilazione o « Stromata »: attinse dalla tradizione scritta (Girolamo, Agostino, Gregorio Magno, Isidoro, Beda, Rabano Mauro), ora facendone estratti, ora riassumendone il senso; inserì spiegazioni ricevute dalla tradizione orale (Mellino) « et quae in tomis penes nos invenire non potui » (ibid., 110). Sebbene conosca l'interpretazione settiforme della S. Scrittura (ibid., 245-46), preferì esporre Genesi e Re « iuxu iugitatem triplicis divisionis », cioè in senso storico, allegorico, morale (ibid., 110, 246); nel Cantico dei Cantici, però, « nihil... historialiter requiras, sed flores allegoriarum cum morali intellectu investiges » (ibid., 554).