ANICETO, PAPA, santo. - Secondo la lista dei papi conservata da Ireneo (Adv. haer., III, 3: PG 7, 851; cf. anche Eusebio, Hist. ecl., V, 24, 14), A. successe a Pio I e fu il decimo successore di s. Pietro. Invece il Catalogo liberiano, documento posteriore, dà A. come antecessore di Pio I. L'errore può essere spiegato col fatto che in una lista del sec. III venne omesso uno dei due nomi che poi, quando si notò l'omissione, fu aggiunto in margine e, ricopiando la lista, venne messo ad un falso posto nel corpo dell'elenco. La testimonianza di Ireneo trova conferma in Egesippo (Eusebio, Hist. ecl., IV, 22,3), il quale dà come successore di A. Sotero e non Pio I.
Durante il suo pontificato, che può essere compreso fra il 155 e il 166, vennero, o già si trovavano a Roma, numerosi cristiani orientali: il filosofo Giustino insegnava e combatteva gli eretici; Egesippo vi giunse dalla Palestina per conoscere la fede della Chiesa romana; Policarpo, l'illustre vescovo di Smirne, martirizzato nel 155, venne, nel 154, per trattare col Papa su alcuni punti della vita ecclesiastica, specialmente la questione della celebrazione della Pasqua. Anche se non riuscì a mettersi d'accordo con lui sulla controversia pasquale, tuttavia «rimasero in comunione l'uno con l'altro e in chiesa Aniceto fece celebrare l'Eucaristia a Policarpo, evidentemente per deferenza» (Eusebio, Hist. ecl., V, 24, 17). Anche gli eretici erano allora assai numerosi a Roma per farvi propaganda, e i più noti erano Valentino di Alessandria, Cerdone e Marcione. Lo gnosticismo acquistava sempre più terreno, ma non conosciamo l'attività di A. contro la eresia.

(fot. Annuri)