ANIMUCCIA, GIOVANNI. - Musicista di pura ispirazione religiosa che apre, Festa (v.), l'aurea tradizione della scuola polifonica romana. N. a Firenze nel 1514, m. a Roma il 25 marzo 1571. Venuto giovane a Roma, entrò fra gli artisti che facevano corte al card. Giulio Ascanio Sforza di S. Fiora e strinse, nel 1540, profonda amicizia col suo concittadino s. Filippo Neri, che lo chiamò a collaborare all'Oratorio, dove si iscrisse nel 1555. Nello stesso anno fu nominato maestro della cappella Giulia in S. Pietro, dove, alla sua morte, gli successe il Palestrina. Sposò «madonna Lucrezia Gioia sanse», anch'essa penitente di s. Filippo.
I due principali campi d'azione di A., la cappella Giulia e l'Oratorio, sono anche quelli in cui si svolgono i massimi valori della musicalità cinquecentesca, e cioè la musica liturgica (messe, magnificati, mottetti), e la musica religiosa extra-liturgica, con intonazione popolare e testo in volgare (laudi spirituali). Nella prima l'A. attinge dal repertorio tradizionale gregoriano l'ispirazione tematica per rivestirla della polifonia più limpida e fluente che, se talora non ha la grandiosità architettonica delle linee pelestriniane, ha però sempre religiosità raccolta e profonda. Egli porta, inoltre, ad un tale livello di chiarezza l'aderenza espressiva tra la musica ed il testo liturgico, da potersi a buon diritto chiamare il musicista del Concilio di Trento, di cui esprime lo spirito, specie nelle messe dette appunto «secundum formam Concilii». Si può dire che ogni messa - citiamo la grande raccolta di 6 messe a 4, 5 e 6 voci stampata a Roma nel 1567 col titolo di Missarum liber primus - sia come un'apoteosi polifonica del contenuto tematico gregoriano dell'inno (Ad coenam Agni pro-

Animismo - Maschera animista esquinese.
ANIMISMO - Arca per le offerte agli spiriti. Roma, Museo miss. ctnol. lateranensec.
Tylor circa l'origine dell'idea dell'anima, e si ritiene invece che il primitivo può avere attinto tale nozione tanto movendo dal concetto di persona a lui ben noto, come anche partendo dalla immediata esperienza della sua vita interiore. Anche la teoria evoluzionistica ha fatto il suo tempo ed è stata superata da due diversi punti di vista, cioè dall'affermarsi di una corrente volta a sostenere l'esistenza d'una fede magica preminista, e, d'altro canto, per l'affiorare di conoscenze più profonde sui popoli più antichi. A questo proposito possiamo ormai dire che tali conoscenze escludono l'a. come forma più antica delle religioni, perché i popoli etnologicamente più antichi non conoscono il culto dei morti, ovvero lo praticano assai limitatamente. Essi venerano, invece, un Essere supremo personale, raramente formato d'anima e corpo, ma di regola concepito come persona tutta speciale ed omogenea.
Cade con ciò la scala storica delle religioni formu-lata dal Tylor, perché il monoteismo non è affatto il prodotto finale di una evoluzione, ma si rivela agli albori stessi dell'umanità. Resta, tuttavia, al Tylor il merito di aver lumeggiato il valore dell'a. di fatto nei riguardi della storia del pensiero umano, di aver cioè avvertito anche nell'uomo di natura il filosofo capace di indagare sulle cause delle cose e di formarsi una concezione del mondo; di avere, inoltre, capito che la concezione del mondo degli animisti non ha sfondo puramente materialistico, ma assurge anche a motivi spirituali sul tipo di quello dell'anima.
2. MEDICINA
Nella medicina l'a., teurgia (v.), costituì la prima e più antica forma di interpretazione etiologica delle malattie, ch'esso spiegava attribuendone la causa all'azione di esseri animati invisibili, come dèmoni o spiriti maligni o addirittura anime di morti. L'interpretazione animistica è quasi sempre connessa con quella magica.Animistica ci appare la concezione medica delle età più antiche e di civiltà come l'egiziana, l'assiro-babilonese, l'indiana, l'iranica, ecc., Talmud (v.). Essa è normalmente diffusa in tutti i primitivi attualmente esistenti, anche quando questi posseggono il concetto delle cause naturali dei morbi. La cura è prevalente mentre esorcistica, basata sul principio di spaventare lo spirito maligno, che ha causato la malattia, o di allettarlo altrove con lusinghe, di trarlo in inganno, e a volte di farlo soffrire perché se ne vada.