ANSELLMI, GIUSEPPE. - N. a Cherasco nel 1769 e m. ivi nel 1842, l'abate A. fu docente prima di retorica a Casale, poi di lettere nella R. Accademia militare di Torino. Studiose dei problemi pedagogici del suo tempo, l'A. propose al conte Prospero Balbo e a Francesco Napione, presidente l'uno, membro l'altro del Magistrato di Riforma, nuovi principi di metodo e di ordinamento didattico. Pure in una visione che non manca di aver molto di astratto, di verbalistico e di antiquato, l'A. ha alcune felici intuizioni pedagogiche che lo distinguono dai pedagogisti della sua epoca.
L'A., ad es., non manca di reagire contro l'insegnamento grammaticale quale allora si usava e non manca pure d'affermare l'esigenza di richiamarsi alla fantasia che è la prima a farsi manifesta nei fanciulli; alla quale fantasia «non intelletto o raziocinio son ministri, ma i sensi corporei e soprattutto gli occhi per le immagini degli obiettivi».
L'A. criticò i libri di testo in uso nelle scuole di mutuo insegnamento, e l'uso delle favolette e delle sentenze morali che si volevano impartire ai fanciulli, opportunamente osservando che «quei cosiddetti dovrei dell'uomo sono cosa nei fanciulli pesantissima». I fanciulli, per essere ancora senso e fantasia, «vogliono vedere quadri di cose, e non udire massime, né prediche nude di doveri non conosciuti né per anche da essi, che ancora non sono uomini. Le massime e le sentenze intorno ai doveri han da scaturire da per sé, come a caso, da quelle stesse lezioni ch'io dico fatte per la fantasia loro puerile». Il sistema di insegnamento deve essere, secondo l'A., coerente «ai fini, a cui tende chi pone il piede nella carriera degli studi e coerente insieme alla facoltà dell'anima, che a quelli deve applicare», perché «un modo di insegnamento, se ha da essere profittevole non dovrà urtare con le facoltà dell'anima, ma tendere a sviluppare secondandole, a fecondarle e dirigerle, non già a confondere, isterilirle e farle smarrire per vie difficili e tenebrose». Anche se non furono sempre corrispondenti ai suoi principi metodici, i suoi vari saggi di libri per l'insegnamento, dove ancora può notarsi la permanenza di una visione astratta e letteraria lontana dalla realtà dell'anima infantile, l'A. esercitò tuttavia una notevole influenza sull'indirizzo pedagogico del suo tempo. Qua e là non gli mancarono opposizioni che, dopo gli insuccessi liberali del '21, lo costrinse a ritirarsi dall'inscgnamento.
Scrisse: Corso d'Istruzione, Torino 1803; Pro studiis instaurandis (orazione latina recitata il 12 dic. 1814 nel Collegio di Casale, con annessa, in italiano, l'Idea di una correzione al sistema di pubblica istruzione) Torino 1818; Scuola della puerizia, Torino 1819, 1820 e 1821.