ANSELMO DI NONANTOLA, SANTO

ANSELMO di NONANTOLA, santo. - Già duca del Friuli, fratello di Giseltruda, moglie del re longobardo Astolfo. Abbracciata la vita monastica, ebbe in donazione da Astolfo, nel 749, l'odierna Fanano, ove fondò un monastero e un ospizio, e, nel 751-52, il territorio di Nonantola (v.), sul quale eresse il celebre monastero omonimo e la chiesa, dedicata a tutti i s. Apostoli e consacrata il 9 giugno 753 dall'arcivescovo Sergio di Ravenna. L'autore della vita segnala altre tre fondazioni di monasteri e ospizi a S. Ambrogio, nel Vicentino, e nella località detta *Susonia*.

A., trovandosi col cognato Astolfo all'assedio di Roma, nel 756, asportò dalla basilica cimiteriale di Priscilla parte del corpo di s. Silvestro papa, che ripose nella chiesa del monastero di Nonantola, ove fece dedicare un oratorio e un altare in onore del predeuto Pontefice il 20 nov. dello stesso anno dai vescovi Romano di Bologna e Apollinare di Reggio; da quel momento il monastero, oltre che col titolo primitivo dei ss. Apostoli, fu anche chiamato col nome di s. Silvestro. La storicità di questa traslazione, attestata da fonti antiche genuine, ma travisata in seguito da fonti tardive, non può essere messa in dubbio, anche se il *Liber Pontificalis* di Roma (cf. ed. Duchesne, I, p. 464) dice che Paolo I trasportò nel 761 il corpo di s. Silvestro nell'interno della città. Il Bortolotti, cui assente il De Rossi (lettera al Bortolotti), accorda le due tradizioni mediante l'ipotesi, davvero ragionevole, che A. avrebbe portato a Nonantola non tutto il corpo, ma solo parte di esso, dimodoché Paolo I nel 761 poté trasportare il resto nella città. Le fonti parlano in ambo i casi di corpo, ma si tratta evidentemente di parte per il tutto.

A. fu relegato a Montecassino per sette anni dal re Desiderio, probabilmente perché fautore di Rachi; liberato, come si crede, verso il 764, ritornò a Nonantola con un ricco manipolo di codici riprendendo la direzione dell'abbazia, che resse sino alla morte, avvenuta il 3 marzo dell'803.

La vita di A., che s'intitolò: *Actus vel transitus beati Anselmi Abbatis*, scritta con molta probabilità nella prima metà del sec. XI, è una composizione dove abbondano i luoghi comuni e scarseggiano le notizie storiche, talvolta anche interpolate, ad onta delle fonti genuine adoperate dall'autore.

BIBL.: *Acta SS. Martii*, I, Venezia 1735, pp. 265-66 (breve notizia storica), 900-901 (la vita); edizioni critiche della *Vita o Actus furono curate* da G. Waitz, in MGH, *Scriptores rerum Langobardicarum et Italicarum*, Hannover 1878, pp. 566-570, e da P. Bortolotti, *Antica vita di s. A. Abbate di Nonantola*, in *Monumenti di Storia Patria delle Provincie Modenesi. Serie delle cronache* (aggiografie, ecc.), XIV, 11, Modena 1891 (l'estratto porta la data 1892: esauriente studio della vita e delle sue fonti, coi relativi testi critici. Il Bortolotti ha aggiunto una *Poscritta al cap. VI de' prolegomeni dell'antica vita di s. A. Abbate di Nonantola*, Modena 1892, ma non vi si tratta di A.); L. Duchesne, *Les premiers temps de l'Etat Pontifical*, 3ª ed., Parigi 1911, pp. 34-36 (l'autore fa Giseltruda figlia anziché sorella di A.). A. Pietro Frutaz.