ANTIVARI (Antibarium; alban. Tivari, sl. Bar), arricodicesi di. - Città marittima al confine tra la Dalmazia e l'Albania, di cui l'origine è ignota; comincia ad esser menzionata come città vescovile nel sec. VIII, ora come soggetta all'impero bizantino e suffraganea di Durazzo, ora come appartenente al regno barbarico di Dioclea e suffraganea della problematica metropoli di Dioclea di Spalato. Nel sec. XI essa, in concorrenza con Ragusa, comincia ad arrogarsi la successione di Dioclea e quindi la metropolia sulle antiche diocesi della Prevalitana e vien sostenuta in ciò dei re di Dioclia, che la preferivano all'indipendente Ragusa; la contesa giunse al punto critico al tempo che ne fu arcivescovo fra Giovanni di Pian di Carpine (1248-52?) e i suoi immediati successori, svolgendosi presso la Curia romana, con l'appoggio di bolle autentiche e spurie dall'una e dall'altra parte. Non si sa quale ne sia stato l'esito; certo è però che da allora A. esercitò solo i diritti metropolitani sulle suffraganee di Scutari, Dulgino, Drivasto, Suacia, Pulati Miggiore, Pulati Misore o Sarda, Dagno, Sappa, e talvolta anche Alessandro ed Albano e su tutti i cattolici latini dell'Albania superiore e della Serbia.
Fu l'ultima delle città albanesi ad essere conquistata dai Turchi (1571), e da quel momento cominciò la sua decadenza, compiutasi col bombardamento in occasione della guerra turco-montenegrina del 1878. A. ebbe allora un titolare contemporaneamente ed aequo principaliter arcivescovo dell'antica metropoli di Scutari, morto il quale (1886), le due sedi ebbero distinti titolari, rimanendo Scutari con tutte le suffraganee. A. aveva spesso nei passati secoli portato il
titolo di primate della Serbia che però soltanto nel 1902 le venne ufficialmente riconosciuto dalla S. Sede. Attualmente, benché conti solo una diecina di parrocchie per la massima parte albanesi, seguita a portare lo stesso titolo.
Più famosi tra i suoi titolari furono, oltre al suo nominato Giovanni di Pian di Carpine, Gregorio (1172-94) che recenti ipotesi tendono ad identificare col famoso cronista detto «prete Docleate»; Guglielmo d'Adamo (1234-1341) autore d'un importante trattatello De modo sarra-cenos exstirpandi e probabilmente di un altro ancor più importante per la storia del paese: Directorium ad passam-gium faciendum; Giovanni Bruti fatto prigioniero dai Turchi alla presa della città e ucciso da essi su di una loro galera durante la battaglia di Lepanto (1571); Vincenzo Znaijevich che radunò e presiedette l'importante Concilio nazionale del 1703.