ANTONIANI CALDEI di SANT' ORMISDA. - In Mesopotamia e in Persia il monachismo, un tempo assai fiorente, era del tutto scomparso alla fine del sec. XVIII. Gabriele Danbù (1784-1832) nativo di Mardin, da giovane era dedito al commercio; caduto gravemente malato, fece voto di farsi religioso qualora fosse guarito. Nel 1808 con due religiosi entrò nel monastero di Rabban Hormizd, presso Alqòs, e così diede inizio al suo Ordine. Il vescovo Hemanis, della famiglia Abùna, creditaria della dignità patriarcale nestoriana, aveva concesso questo monastero al p. Danbù, ma poi se ne pentì e gli Abùna presero a perseguitare i monaci in tal modo, che il fondatore intavolò trattative con il patriarca maronita per trasferirli nel Libano. L'Ordine però era così necessario ai cattolici caldei che, nei suoi primi 17 anni di vita, offrì loro cinque vescovi. Nel 1830 la S. Congregazione di Propaganda ne approvò le costituzioni, e nel 1845 Gregorio XVI, col breve Monachorum instituta le approvò
di nuovo. Come dice il breve, esse sono quelle degli a. maroniti di s. Isaia, con poche modificazioni. Secondo la Statistica, pubblicata dalla S. Congregazione Orientale nel 1932, i monasteri sono 3 ed i monaci 55.