ANTONIANI MARONITI ALEPPINI e BALADITI. - Nel 1694 tre giovani maroniti d’Aleppo, Gabriele Eva, Abdullah Qara’ali e Giuseppe al-Batni, chiesero al patriarca il permesso di fondare un Ordine religioso. Il Libano, come sempre per l’innanzi, era allora disseminato di monasteri a. accafali. Ottenuto il monastero di S. Maura, i tre giovani lo restaurarono per abitarvi. Nel 1695 il patriarca impose loro la cocolla e l’abito, e un anno dopo fu dato loro il monastero di S. Eliseo. Nel frattempo avevano compilato le regole e costituzioni, desumendole da libri orientali e occidentali, come dicono Qara’ali e G. Assemani nella lettera premessa al libro delle regole. Il 10 ott. 1698 fu tenuto il primo capitolo e il p. Eva fu eletto generale.
Non tardò però a manifestarsi un dissenso circa il fine dell’Ordine, se cioè fosse per la vita attiva o per quella contemplativa. Eva, con due monaci, fu per la prima, gli altri per la seconda. Fu perciò tenuto il capitolo innanzi tempo, e Qara’ali fu eletto generale. Eva visse alcuni mesi con i dissidenti a S. Maura e poi partì nel 1701 per Roma, dove, dopo alcuni anni, Clemente XI gli affidò la chiesa dei SS. Pietro e Marcellino, fabbricandogli accanto una casa come ospizio e come collegio per i monaci. Costoro però solo nel 1724 ne presero definitivamente possesso per ordine della S. Congregazione di Propaganda Fide. Il 18 giugno 1700 il patriarca ad-Duwaih approvò la regola, e i monaci emisero i tre voti solenni, ai quali nel 1705 aggiunsero quello dell’umiltà, prendendone la formula ai Carmelitani scalzi. Nel 1706 cambiarono il nome di Ordine aleppino con quello di Ordine libanese, e il patriarca G. Auwad approvò la regola con le aggiunte che nel frattempo vi erano state fatte, ma solo il 31 marzo 1731 Clemente XII approvò con il breve Apostolatus le medesime regole e costituzioni, già da G. Assemani considerevolmente ampliate, come risulta da scritti del medesimo pubblicati da L. Blabbel, e nel 1735 esse videro la luce in Roma, in arabo e in latino. Lo stesso Clemente XII nel 1732 approvò, con il breve In supremo, le regole per il collegio dei SS. Pietro e Marcellino, che nel 1753 fu trasferito in piazza S. Pietro in Vincoli. (v. BENEDETTO XIV, PAPA, Innixtum, del 7 ott. 1744, e Apostolatus, del 7 nov. 1745).
L’attività missionaria, agli albori dell’Ordine, fu sancita nei suddetti brevi e nella lettera che mons. Assemani, come delegato del Papa, indirizzò ai monaci nel 1736, e oggi è in piena attuazione. Ben presto gravi contrasti cominciarono a serpeggiare fra i libanesi e i nativi di Aleppo, contrasti palestini infine nel 1744 con il ricorso dei primi al patriarca. I libanesi, irritati specialmente da quelli - e non erano pochi - che prima di entrare nell’Ordine non erano maroniti, persistettero a vivere separati anche dopo la proibizione di Benedetto XIV (Supremum, 17 maggio 1757), finché Clemente XIV (Ex iniuncto, 19 luglio 1770) confermò la divisione in congregazione antoniana aleppina e congregazione antoniana baladita (indigena). Gli Aleppini fondarono una missione in Damietta nel 1745, dove, in un primo tempo, assistevano i fedeli di tutti i riti. In seguito assunsero l’assistenza dei Maroniti di tutto l’Egitto, eccetto Alessandria, e del Sudan.
Secondo la Statistica pubblicata nel 1932 dalla S. Congregazione Orientale, la congregazione aleppina conta 132 monaci, 10 monasteri, 14 residenze o ospizi (compreso un collegio in Roma e una parrocchia a Montevideo) e un eremo, mentre i Baladiti, che si diffusero solo nel Libano,
contano 645 monaci (fra i quali alcuni eremiti), 31 monasteri, 25 residenze o ospizi (di cui uno in Cipro) e un collegio a Beirut. Per queste due Congregazioni, e per quella di s. Isaia, nel 1938 furono promulgate nuove costituzioni, che sono ora sotto esperimento.
BML: G. Farbát (che fu secondo professo dopo i fondatori), Ta'ith ar-rubhán ul-lubnújijin, ms. 96 del Collegio-ospizio maronita di Roma. A. Qara'ali, fondatore, scrisse senza titolo la medesima storia, contenuta nel ms. 84 della stessa collezione. Ambedue i monoscritti sono di propria mano degli autori, morti rispettivamente nel 1731 e 1742. L. Blaibel, Ta'ith ar-Ruhbánújijah al-marúnjijah al-lubnújijah (Storia dell'Ordine maronita libanese), Cairo 1924; P. Huwairi, Ta'ith ar-inshah al-marúnjijah fi'l-Qutr al-Mi'ni (Storia della Missione maronita in Egitto), Cairo 1927.