ANTONIO da FIRENZE. - Dell’Ordine dei Minori; leggeva la *Divina Commedia* in Firenze verso la fine del sec. XIV (non nella prima metà del se-guente); un contemporaneo ci apprende che egli avrebbe indotto un pittore (secondo alcuni, erroneamente, Andrea Orcagna) a dipingere sopra una parte di S. Maria del Fiore l’immagine di Dante tra Firenze e l’In-ferno, a monito dei suoi concittadini. Di lui non si conosce altro. Forse è da identificarsi coll’A. fioren-tino, al quale il Sacchetti dedicò un sonetto, elogian-dolo come «eccellente dantista e lettore di esso Dante» nel 1381 (S. Quadrio, *Della storia e ragione d’ogni poesia*, II, Milano 1741, p. 192). Non può invece con-fondersi (come vorrebbe M. Bihl, in DHG, III, col. 773) né con A. della Marca, frate minore, che tradusse la *Divina Commedia* in eleganti versi latini, né con A. della Marca, pure frate minore, che tradusse in ita-liano il *De Feminis illustribus* del Boccaccio, siano essi o non siano lo stesso personaggio, come opina lo Sbraglia. Infatti l’uno e l’altro di questi due cultori di Dante vissero un secolo dopo.
ANTONIO DA FIRENZE
BIBL.: Colombo de Datinés, *Bibliografia dantesca*, I, t. Prato 1845, p. 332, e I, II, ivi stesso a., p. 375; Mazzuchelli, I, II, p. 871; L. Wadding, *Scriptores Ord. Minori*, I, Roma 1906, p. 28; J. H. Sobralca, *Supplementum ad Script. Ord. Min.*, I, Roma 1908, p. 85; L. Wadding, *Annales Minorum*, XIV, Qua-1. 1851, p. 437.