APPENNES (APENNIS, ADPENNES)

APPENNES (apennis, adpennes). – Con questa denominazione si suol distinguere un particolare tipo di documenti, che le autorità feudali, sia laiche che ecclesiastiche, rilasciavano dietro richiesta degli interessati in sostituzione degli originali andati per qualsivoglia ragione perduti.

Gli a. (da appendere) ripetono il loro nome dal fatto che una copia di essi veniva affissa per tre giorni in luogo pubblico per la conoscenza comune, affinché chiunque ne possedesse, potesse far valere eventuali pretese sui beni rivendicati. Simile procedura, che i Franchi ereditarono dai Romani e che ci è tramandata da formulari dei secc. VI e VII, è senz’altro antica e risale al sec. III, e più estantemente all’imperatore Gordiano (Cod. Iustin., De fide instruum., I, 5).

Sulla fine dell’epoca merovingica gli a. furono sostituiti dai cosiddetti «praecepta de chartis perditis» consistenti in diplomi emanati dalla cancelleria regia, che spesso conservano, insieme con le caratteristiche sostanziali, anche il nome di a. Infine, dal IX sec., subentrò l’uso di sostituire al documento perduto la semplice dichiarazione regia, che, basandosi sull’autorità della persona emanante, rese intuita l’appensio pubblica. Al nome di a., impropriamente attribuito da alcuni trattatisti (Th. Sickel, J. Havet) anche a questi ultimi documenti, si sostituì allora quello di «pancarta» (v.), cui si connettono però anche altre significazioni.

L’importanza di questi atti sta soprattutto nel fatto che permettono di conoscere il contenuto di documenti più antichi, distrutti o smarriti.

BIBL.: Th. Sickel, Neuausfertigung oder Appennis?, in Mitteil. des Inst. für österreichische Geschichtsforschung, I (1850), p. 227 sgg.; K. Zeumer, Über den Ersatz verlorener Urkunden in fränkischen Reiche, in Zeitschrift der Savigny-Stiftung, I (1850), Germ. Abtheil., p. 80; C. du Cange, s. vv. appensi e appensa, in Glossarium mediae et infimae latinitatis, I, nuova ed., Niort 1883, pp. 309 e 327; A. Giry, Manuel de diplomatique, Parigi 1894, pp. 13-15; C. Paoli, Diplomatica, nuova ed. a cura di G. C. Bascapé, Firenze (1942), pp. 32-33. Niccolò del Re