APPERCEZIONE

APPERCEZIONE. - Termine Leibniz (v.), il quale distinguendo fra percezione e a. pretendeva di evitare le difficoltà in cui incorrevano

così i cartesiani come Locke: mentre la percezione è lo stato interiore della monade nel rappresentare le cose esterne, l'a. è la coscienza o conoscenza riflessiva di questo stato interiore ed appartiene alle entelechie o anime più perfette (Principi della Natura e della Grazia, § 4, trad. ital., Bari 1912, p. 234).

In Kant invece l'a. assurge a funzione suprema dell'intendere, come « Io penso » trascendentale: esso ha da accompagnare tutte le rappresentazioni come unità sintetica a priori del metteplice che precede e fonda tutte le altre forme di unificazione. Come la sintesi delle rappresentazioni suppone CATEGORIA (v.), così la sintesi delle categorie quella dell'« Io penso » da cui derivano (Critica della ragion pura, §§ 15-20).

In Herbart l'a. indica il dinamismo psicologico di assimilazione del materiale nuovo all'esperienza passata in un tutto organizzato. In W. Wundt, l'a. è tanto la sintesi di fatto dell'esperienza quanto il principio della sintesi operata dai sentimenti (sintesi creatrice); ed è a. passiva quando la unificazione è avvertita come un « patire », attiva, se importa da parte del soggetto processi di preparazione quali l'attestazione, l'attesa, il complemento e simili (Grundriss der Psychologie, 4ª ed., Lipsia 1901, § 15, pp. 250, 260-61).

Cornelio Fabro

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“APPERCEZIONE.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 1013. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/appercezione.