APPENDINI, FRANCESCO. – N. a Poirino nel Piemonte il 6 nov. 1769. Scolopio il 15 apr. 1787. Mandato giovanissimo a Ragusa, fece di quella città la sua seconda patria, che illustrò con le sue virtù e le sue opere, insieme col fratello Urbano, pure scolopio. Uno dei meriti più rilevanti dell’A. fu l’aver promosso l’erudizione e la letteratura slava sino al suo tempo assai negletta. Nel 1802 diede alle stampe le Notizie storico-critiche sulle antichità storia e letteratura de’ Ragusei, lavoro pregevole che, a parte alcuni nèi derivanti dall’epoca in cui venne scritto, è e rimarrà una delle poche fonti per la storia letteraria di quella città. Compilò altresì una grammatica illirica, e promosse la traduzione in italiano e la ristampa dei nostri classici. Fu in corrispondenza con insigni cultori della letteratura illirica, quali il Kopitar, lo Schaffarik, il Muller.
Caduta nel 1808 la repubblica in mano dei Francesi, seppe amicarsi il generale Marmont, governatore, e ottenere benefici per il suo Ordine. Scrisse molte biografie di illustri ragusei, le Memorie spettanti ad alcuni illustri di Cattaro (Ragusa 1811), l’esame critico della questione intorno alla patria di S. Girolamo (Zara 1833), e un interessante studio inedito sul Petrarca.
Dopo la morte del fratello Urbano, direttore degli studi nella Dalmazia, con residenza in Zara, passò ad occupar quella carica per ordine del governo autoritato, ma dopo poco tempo morì il 30 genn. 1837.