Enciclopedia Cattolica vol. I, 1948 Religioni non cristiane Particolari

ARALLU

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Noto anche come: inglese: Aralu, Irkalla

ARALLU. - Era presso i Mesopotamici equivalente allo Se'òl degli Ebrei e all'Ade dei Greci; dimora infernale, chiamata irsìt la tari, « la terra da cui non si ritorna ».

Il regno dei morti aveva il suo ingresso ad occidente, nel deserto. Prima di penetrarvi si doveva passare (dopo il giudizio) il fiume Habur. Il Caronte mesopotamico porta il nome di Humud-tabal « porta presto fuori »; egli ha la testa di un uccello da preda e quattro mani e gambe.

L'a., o città infernale, è rinchiusa entro sette doppie mura di cinta. Ogni muro ha un portone a due entrate, custodito da vigili guardiani che non lasciano entrare nessuno che prima non si conformi alle regole vigenti per la dimora dei morti, stabilite dalla dea o regina del luogo tenebroso, Allatu o Ereškigal. Ogni ombra prima di penetrare in questo regno autonomo deve presentarsi al primo custode, e solo quando questi ha ricevuto il permesso dalla dea Ereškigal, i catenacci sono tolti, le serrature e le porte sono aperte e l'accesso è possibile. Dal racconto della discesa della dea Ištar nell'inferno sembra che l'uomo, uscito nudo dal seno di sua madre, debba lasciar parte dei suoi abiti ad ognuna delle sette porte dell'a. per comparire nudo davanti alla signora del regno tenebroso. La dea Ištar infatti entrando nel soggiorno dei morti lascia ad ognuna delle porte una parte dei suoi vestiti e dei suoi gioielli.

La dea vuole penetrare: « nella casa delle tenebre, la dimora di Irkalle, - nella casa dove chi entra non esce più, - nella strada il cui accesso non ha ritorno, - nella casa dove chi entra è privo di luce, - dove polvere è nutrimento e melma vitto, - essi (gli abitanti) non vedono luce, dimorano nella oscurità, - essi sono vestiti come un uccello, con un vestito di ali ».

Questa descrizione poco incoraggiante spiega, malgrado gli accenni teologici ad un giudizio e ad una ricompensa futura, lo scetticismo dei Mesopotamici nei riguardi dell'al di là e come i loro desideri si riducessero praticamente ad ottenere dalla divinità una vita lunga su questa terra.

Bibliografia
BIBL.: G. Furlani, La religione babilonese-assira, II, Bologna 1928, pp. 340-41.

Informazioni sulla voce

Di Giustino Boson

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), coll. 1761–1763.

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Pagina 1045
vol. 1, coll. 1761–1762
Pagina 1046
vol. 1, coll. 1763–1764

Altre voci di Giustino Boson: APSU · ARINNA, DEA DI · ANU · ANI, SAPIENZA (MASSIME) DI · AMENOPHIS III E IV (AMEN-HOTEP O AMEN-HOTHE, RESO DAI GRECI AMENOTHÈS E AMENOPHIS: « PACE DI AMMONE »)

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Boson, Giustino. “Arallu.” In Enciclopedia Cattolica, vol. I, coll. 1761–1763. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948. https://azioneromana.com/it/article/arallu.

MLA

Boson, Giustino. “Arallu.” Enciclopedia Cattolica, vol. I, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948, coll. 1761–1763. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/arallu.

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