Sotto la sua guida, il partito meleziano spiegò una grande attività per perdere il vescovo di Alessandria. Tra l'altro, A. Arsenio (v.) d'Ypselé a nascondersi, e quindi fece spargere la voce che lo scomparso era stato ucciso da Atanasio a scopo di magia, dopo avergli fatto tagliare la mano. Ma Atanasio seppe scoprire le tracce del morto vivo, e il cesare Delmazio ebbe ordine di non dare seguito all'inchiesta giudiziaria contro l'incriminato (334). A., caduto in disgrazia, deplorò la propria condotta e annunziò all'imperatore Costantino la sua riconciliazione con Atanasio. L'anno seguente, però, rinnovava le sue macchinazioni, alleato questa volta con gli ariani e i loro protettori, e, nel Sinodo di Tiro (335), il suo partito riprese la campagna di vecchie calunnie. A. e i suoi furono considerati vittime di una espressione ingiusta e quindi ammessi dal Concilio alla comunione della Chiesa. A., ritornato in Alessandria, volle sfruttare il suo successo, ma con così poca misura, che Costantino si vide costretto ad esiliarlo come perturbatore dell'ordine.
ARCAG, GIOVANNI
Bibl.: S. Atanasio, Apologia, passim: PG 25, 247 sqq.; Socrate, Hist. ecc., I, 27 sqq.; Sozomeno, Hist. ecc., II, 25; Tillemont, VIII, Venezia 1732, pp. 25, 27, 30, 58, 67; Hellec. Leclercq, I, pp. 653, 661, 665; L. Duchesne, Histoire ancienne de l'Eglise, II, 4° ed., Parigi 1910, pp. 169-91; A. Fliche e V. MARTINO G, Storia della Chiesa, trad. ital., III, Torino (1940), p. 109 sqq.