ARCIGALLO. - Sacerdote di Cibele, di grado superiore ai semplici *galli*. Dal materiale epigrafico piuttosto abbondante pervenutoci, risulta che, in età imperiale, la carica di a. era non solo riconosciuta dalle autorità, ma anche tenuta in gran conto; e poiché gli a. ricordati in esse sono tutti cittadini romani, appare evidente che non potevano aver subito la castrazione che le leggi romane dichiaravano incompatibile con il godimento della cittadinanza romana. E se d’altra parte gli scrittori dell’età imperiale rinfaccia no agli a. la stessa ignominia dei semplici *galli*, è necessario concluderne che costoro abbiano erroneamente creduto che non si potesse giungere al grado di a. senza essere passato per quello di *gallo*.
Abbiamo quattro rappresentazioni figurate di a. che però si riducono a due, poiché le prime tre riproducono lo stesso personaggio. Quest’ultime provengono da una tomba della necropoli di Porto nell’Isola Sacra, e sono interessanti soprattutto per la grande corona, che sappiamo essere stata d’oro e che troviamo menzionata spesso dagli scrittori. Più interessante ancora è il rilievo del Museo Capitolino, sul quale l’a. è raffigurato con tutti i suoi attributi: una corona con tre medaglioni; di Giove nel centro e due di Atti ai lati; il pettorale con l’immagine di Atti, la frusta per flagellarsi, il tamburello, i timpani, il flauto con la verga pastorale, la cista mistica.
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