AREO PACITA, DIONIGI: V. DIONIGI L'AREOPAGITA. AROEPAGO (6 "Apeio; πάγος «colle di Marte»).
Colle roccioso d'Atene, a sud-ovest dell'Acropoli, ove, secondo la mitologia, Marte si discolpò dell'omi-cidio di Alirrozio, figlio di Nettuno. Vi risiedeva un consiglio (βουλή), poi (dal tempo di Aristotele) un tribunale incaricato di tutelare la moralità pubblica e la costituzione dello Stato. S. Paolo, Atene (v.), disgustato dall'idolatria della città, dopo aver di-scusso coi giudei e proseliti nella sinagoga, intratten-ne nell'agorà epicurei e stoici intorno a Gesù ed alla Resurrezione. Fu da questi condotto all'A. (Act. 17, 19, 22: il termine a. designa qui probabilmente non un luogo ma un'assemblea) come annunziatore di di-vinità straniere (ξένα δαιμόνια) e d'una nuova dottrina (ζαννὴ δίδαχη); così Socrate era stato accusato d'intro-durre ad Atene δαιμόνια κανιά (Platone, Apol. Socr., 26b, 27c). L'Apostolo nel suo discorso (Act. 17, 22-31) non si rivolge a giudici con un'apologia personale, ma a un largo pubblico, tra cui i sapienti d'Atene, adat-tandosi alla mentalità ellenica. V. AGNOSTOS THEÓS.
Appellatosi alla religiosità ateniese, che aveva mol-tipicato templi e statue (specie nell'agorà), Paolo promette di risolvere l'enigma e di appagare l'anelito che ha visto espresso su un'ara dedicata a un dio ignoto. Pausania e Filostrato (sec. 11) menzionano tre altari a divinità scono-sciute (al plurale; s. Girolamo, In epist. ad Titum, 1, 12, ritenne che Paolo abbia trasportato al singolare) ad Atene o dintorni e a Olimpia; uno fu rinvenuto (1909) a Pergamo, e a Roma sul Palatino l'iscrizione «sei deo sei deviave».
Paolo annunzia l'unico Dio creatore dell'universo invisibile e infinito, che da un solo uomo ha prodotto tutti i popoli, affinché gli uomini lo trovino, essendo Dio l'intimo vivificatore d'ognuno: «in Lui viviamo, ci muoviamo e siamo», Arato (v.); e più arcanamente un altro poeta, lo stoico Clemente di Assco, cantava nel suo inno a Zeus: «di Lui noi siamo propensi». Dopo questo esordio, Paolo enunzia il tema evangelico, indi lo svolge (condanna dell'idio-latria, misericordia di Dio, convertirsi per non in-correre nelle sanzioni del suo giudizio, redenzione in un Uomo morto e risorto); ma prima di aver concluso fu interrotto da scherni circa la «Risurrezione». Po-chi, in quel frivolo e pretenzioso ambiente, si conver-tirono, Dionigi (v.) e una rag-guardevole donna, Damaride (Act. 17, 16-32).
E. Curtius, Paulus in Athen, in Sitzungsber. Akad. Wis-sensch. zu Berlin, 26 (1893), pp. 925-38, e in The Expositor, 7a serie, 4 (1907), pp. 436-55, ritiene che al tempo di Paolo l'a. si radunava nell'aula regia (portico regio), sull'agorà, ove un tempo parlò Demostene. Questa ipotesi, assai pro-babile, è oggi accettata da molti, benché combattuta da M. Dibelius.
E. Norden, Agnostos Theós, Lipsia 1913 (ristampa 1929), negò la storicità del discorso paolino, attribuendolo a un tardo compilatore (90-120 d. C.) ispiratosi allo scritto di Apollonio di Tiana περὶ θυσίων. L'audace tesi fu ac-colta da R. Reitzenstein, P. Corssen, J. Weiss, J. Well-hausen, W. Jäger, O. Weinreich, A. Loisy, ma fu ben con-futata da A. Harnack, Die Rede des Paulus in Athen, in Texte und Untersuchungen, 39, 1, Lipsia 1913; da A. Wickenhauser, Die Apostelgeschichte und ihr Geschichtswert, Monaco 1921, pp. 369-94; da Th. Zahn, Die Apostel-
gesschichte des Lukas, II, Lipsia 1921, pp. 599-631, 870-882; da L. Murillio, Paulus et Pauli scripta, I, Roma 1926, pp. 41-48; da E. Jacquier, Actes des Apôtres, Parigi 1926, pp. CCLXXI-CCLXXXI, i quali rivendicano con argomenti storico, archeologici, psicologici, letterari, l'autenticità del discorso.
BIML.: E. Beurlier, St Paul et l'Aveopage, in Revue d'hist. et de litt. rel., 1 (1896), pp. 344-66; F. Valbuena, La arqueologia greco-latina ilustrando el evangelio, II, Toledo 1910, pp. 288-300; Th. Birt, "Avyovovov ovoi und diev Aveopagede des Ap. Paulus, in Rheinisches Museum, 69 (1914), pp. 342-392; E. Antonides, "O avyovovov ovoi, Atene 1918; E. Meyer, Ursprung und Anfänge des Christentums, III, Stoccarda-Berlin 1925, pp. 89-106; J. De Zwaan, Semitica semitica (Act. 17, 16-34), in Nieuwe theol. Studien, 19 (1936), pp. 73-80; M. Dibelius, Paulus auf dem Areopag, Heidelberg 1939; J. Holzenzer, L'Ap. Paolo, tr. ital. Brescia 1939, pp. 232-50; M. Zervick, Act. 17, 28, in Verbum Domini, 20 (1940), pp. 307-21; W. Schmid, Die Rede des Apostels Paulus vor den Philosophen und Areopagisten in Athen, in Philologus, 95 (1942), pp. 79-120.