Enciclopedia Cattolica vol. I, 1948 Agiografia Santi

ARISTIONE, SANTO

Festa: 22 febbraio

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ARISTIONE, santo. - Discepolo del Signore. Papia, nella prefazione alla sua Esegesi delle parole del Signore, dice di voler tramandare ciò che aveva udito e imparato dai «presbiteri» (Eusebio, Hist. eccl. III, 39, 3) o dagli uditori dei «presbiteri» (39, 4), e perciò si era informato su quello che avevano detto i «discepoli del Signore» (gli apostoli) e su quello che dicono A. ed il «presbitero» Giovanni, discepoli del Signore.

Il problema di A. è strettamente legato alla famosa questione del «presbitero» Giovanni. Papia s'interessa della dottrina orale della Chiesa, sia perché la voce viva è per lui superiore ai libri (39, 4), sia per le necessità della polemica antignostica (39, 3). Elenca quindi i garanti della tradizione orale nella Chiesa in tre gruppi: 1) presbiteri, 2) uditori dei presbiteri che egli aveva occasione di sentire e 3) i discepoli del Signore, A. ed il «presbitero» Giovanni. Secondo il contesto, A. e il «presbitero» Giovanni debbono essere stati diretti discepoli del Signore che nei tempi di Papia erano ancora in vita. Il sistema della tradizione orale presso Papia: apostoli, presbiteri, uditori dei presbiteri, e accanto a loro «i discepoli del Signore» (A. ed il «presbitero» Giovanni), fa pensare ad analogie nella trasmissione della tradizione orale presso gli Ebrei. Da una parte vi è la serie dei primi trasmettitori (i «presbiteri» corrispondono probabilmente agli Abhith, cf. Hebr. 11, 2) e accanto a loro stanno i testimoni ('edut) che confermano la verità della tradizione orale (sui testimoni nella tradizione ebraica cf. Jos. Ranft, Der Ursprung des katholischen Traditionsprinzips, Würzburg 1931, p. 15 sgg.). Accettando così il punto di vista di Ireneo e non quello di Eusebio circa il testo di Papia, A. sarebbe discepolo di Gesù e non un «presbitero» della serie dei trasmettitori, contemporaneo del «presbitero» Giovanni in Asia Minore.

Nelle Constitutiones apostolorum, VII, 46, 8 un certo Ariston (non Ariston) è menzionato come primo vescovo di Smirne, mentre secondo Ireneo (Adv. Haer., III, 3, 4) e Eusebio (Hist. eccl. III, 36, 1). Policarpo fu il primo vescovo di Smirne. L'autore di questo capitolo ha conosciuto Eusebio, col quale distingue due Giovanni in Efeso (46, 7) e ha visto, con Eusebio, in A. un «presbitero» che perciò diventa per lui un vescovo; ma l'attribuzione di Smirne come residenza di Ariston forse non è invenzione.

Papia ha spesso (Eusebio, op. cit., III, 39, 7) menzionato nella sua opera le «tradizioni» udite da A. sui discorsi del Signore. Il ms. armeno 229 (sec. X) di Egmizan (riproduzione fotografica di F. Mader, Parigi 1920; cf. anche Eb. Nestle-E. v. Dobschütz, Einführung in das Neue Testament, tav. 19) attribuisce la chiusa del Vangelo di Marco (16, 9-20) al presbitero Ariston (il nome come in Constit. apostol., VII, 46, 8), forse in base alla menzione del miracolo della bevanda velenosa (Mc. 16, 18), che, come miracolo di Giuseppe Barsaba «il giusto», è stato raccontato da Papia e che da un manoscritto dell'Historia eccl. di Rufino, è attribuito ad A. (cf. F. X. Funk, Patres apostolici, I, Tubinga 1901, p. 353 n). Si tratta della congettura di un dotto, che vede con Eusebio in A. un «presbitero» e non un discepolo di Gesù. Contro questa congettura cf. B. H. Streeter, The Four Gospels, Londra 1936, p. 344 sgg. Th. Zahn attribuisce ad A., oltre Mc. 16, 14-16, la pericope dell'adultera in Io. 8, 1-11, mentre J. Chapman, basandosi su analogie con Mc. 16, 9-20, fa A. autore anche dell'epistola agli Ebrei.

Poiché A. non figura nel Nuovo Testamento, i Greci non l'hanno incluso nell'elenco dei 70 discepoli di Gesù; ma i Latini (cf. s. Girolamo, De viris illustr., 18) la considerano come tale nel Martirolgio romano, che, fondandosi sugli apocrifi Atti di Barnaba, ne fa un vescovo di Salamina in Cipro e ne fissa la morte (e festa) al 22 febbr.

Bibliografia8 opere
BIBL.: Acta SS. Februarii, III, Parigi 1865, p. 283 sg.; F. C. Conybeare, A., the author of the last twelve verses of Mark, in The Expositor, 4ª serie, 8 (1893), pp. 241-34; id., On the last twelve verses of St. Mark's gospel, ibid., 5ª serie, 2 (1895), pp. 401-21; Th. Zahn, Forschungen zur Geschichte des neutr. Kanons, VI, Lipsia 1900, pp. 217-20; id., Einleitung in das Neue Test., II, 3ª ed., Lipsia 1907, pp. 235 sg., 244; J. Chapman, A., Author of the Epistle to the Hebrews, in Revue Bénédictine, 22 (1905), pp. 50-64; O. Bardenheuer, Geschichte der altkirchl. Literatur, I, 2ª ed., Friburgo in Br. 1913, p. 448 sg.; R. Aigrain, s. v. in DHG, IV, col. 192 pg. - Martyr. Romanum, p. 72.

Erik Peterson

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), coll. 1908–1909.

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Peterson, Erik. “Aristione, santo.” In Enciclopedia Cattolica, vol. I, coll. 1908–1909. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948. https://azioneromana.com/it/article/aristione-santo.

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Peterson, Erik. “Aristione, santo.” Enciclopedia Cattolica, vol. I, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948, coll. 1908–1909. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/aristione-santo.

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