ARISTIPPO, ENRICO. - Arcidiacono di Catania, visse nel sec. XII; della sua vita, appena pochi dati sono storicamente certi. Verosimilmente n. tra il 1105 e il 1110 nella greco-rommana Calabia, e precisamente (per ben fondata ipotesi di Valentin Rose) a Santa Severina, è probabile che formasse la sua cultura nell'ambiente della badia greca di S. Maria del Patire presso Rossano. È invece storicamente certo che, nel 1155, A. successe a tale Achettino nel titolo e nella carica di arcidiacono di Catania, entrando ufficialmente nella vita ecclesiastica e anche politica siciliana. Nel 1160, in seguito alla congiura che tolse di mezzo Majone di Bari, fu nominato primo ministro di Guglielmo I; ma nel 1162 fu messo in carcere e vi trovò la mo.le.
Scienziato di vasta cultura e profondo conoscitore del greco, la sua maggior fama è affidata alla traduzione in latino dei dialoghi platonici Menone (1154) e Fedone (1156) e di vari scritti aristotelici, tra cui certamente il libro IV della Meteorologia e l'Apoditica oltre a versioni da Gregorio Nazianzeno e da Diogene Laerzio ed a quella, effettuata insieme col poeta e traduttore Eugenio l'Emiro, dell'Al-mageto tolemaico: tutto ciò negli anni tra il 1156 e il 1160. Come ellenista ed erudito occupa quindi indubbiamente un posto eminente nella cerchia dei dotti greci, latini ed arabi del sec. XII.