ARSENIO, detto il GRANDE (Ἀρσένιος ὁ Μέγας), santo. - Uno dei più celebri «padri del deserto». N. a Roma da famiglia senatoria verso il 354. Probabilmente fu ordinato diacono da s. Damaso (cf. Zonara, Annal., 13, 19: PG 134, 1177 e Martirologio romano). Chiamato alla corte imperiale da Teodosio, si recò a Costantinopoli verso il 383, ove per 11 anni fu precettore dei suoi figli, i futuri imperatori Arcadio e Onorio. Abbandonati quindi gli onori della corte, si ritirò a vita eremitica nel deserto di Scete (Egitto); ma per irruzioni di barbari dalla Libia (Mazici), dovette lasciare la sua solitudine, esclamando: «Perdidit mundus Romam, et monachi Scytim» (Vitae Patr., 5, 2, 6; Apophthegmata Patrum, Arsen., 21). Si rifugiò a Troe, presso Menfi, rimanendovi una diecina di anni. Passò quindi nell'isoletta di Canopo, ma dopo tre anni tornò a Troe, ove morì più che novantenne, «virtutibus omnibus consummatus et iugi lacrimarum imbre perfusus» (Martirologio rom.), verso il 445. Lasciò dei discepoli: Alessandro e Zoilo, i quali educarono, alla scuola di A., Daniele. Quest'ultimo ci ha tramandato la cronologia della sua vita, i suoi detti, il suo ritratto: «alto, magro e di angelico aspetto» (Apophthegmata, 42 sg.). La Chiesa greca lo festeggia l'8 maggio, la siro-marionita e la romana il 19 luglio.
Sotto il suo nome vanno due brevi scritti sulla vita ascetica (PG 66, 1617-26): Doctrina et exhortatio, Διδασκαλία καὶ παρανείας; In nomicum tentatorem, Εἰς τὸν πειραστὴν νομικὸν (cf. Lc. 10, 25), in cui afferma la necessità di purificare l'uomo interiore. Alcuni suoi detti si conservano tra gli Apophthegmatis Patrum (§ De Abbate Arsenio, nn. 1-44: PG 65, 87-108); forse accenna a questi Niceforo Callisto quando scrive che A. lasciò opere degne di memoria e molte sentenze (Hist. eccl., 12, 25: PG 146, 816).
Cassiodoro parla di A. come superiore di un monastero (Hist. Trip., 8, 11): i Bollandisti e il Boronio (Ann. eccl., nn. 383, n. 23) ritengono che anche s. Girolamo accenni a lui nella lettera ad Eustochio (Ep. 108, 14): ma la lezione critica comporta altro nome. Secondo J. David (s. V. in DHG, IV, coll. 745-47), A. sarebbe morto prima del 412 e il suo magistero alla corte imperiale sarebbe leggendario; s. Teodoro Studita però afferma il contrario.