ARTEMIDE

ARTEMIDE - La dea in veste di cacciatrice. Copia romana da un originale ellenistico - Parigi, Louvre.
ARTEMIDE - La dea in veste di cacciatrice. Copia romana da un originale ellenistico - Parigi, Louvre.

e felice traversata: sotto quest'aspetto era festeggiata ad Atene nelle feste Delfine. È dea lunare ed ha per attributi la fiaccola ed il crescente; secondo alcuni, anzi, questo sarebbe il suo aspetto originario, che apparirebbe anche in alcune espressioni dell'Ilide; secondo altri invece, è tardo ed avrebbe ricevuto impulso dalla identificazione con Ecate. Come dea lunare non ha avuto influenza sul culto, ma, a partire dall'età ellenistica, sulla poesia e sull'arte.

I luoghi di culto erano numerosi. Fra i più interessanti sono quello di A. Orthia a Sparta, costruito in luogo paludoso sulle rive dell'Euróta; Oreste ne avrebbe portato il simulacro dalla Tauride. Fra i riti che lo caratterizzavano era la flagellazione dei fanciulli, forse in sostituzione di antichi sacrifici umani di carattere espiatorio. La leggenda collega questo santuario a quelli di A. Facelite a Reggio e di Diana Aricina a Nemi. Erato è un recente avvicinamento di A. Orthia alla dea Rethia di Este (Veneto), per cui l'A. di Sparta avrebbe il carattere di dea salutare. Caratteristica a Sparta era anche la «festa delle balie» in cui venivano offerti ad A. i lattanti. Nella Grecia centrale era diffuso il culto di A. Laphria; durante le sue feste, animali viventi - uccelli, cinghiali, cervi, lupi, orsi, ecc. - erano gettati nel fuoco e la sacerdotessa era trasportata da un carro tirato da cervi. In Arcadia A. era con Zeus Liceo capostipite degli Arcadi. Ad Atene era festeggiata A. Brauronia, introdotta dalla vicina Brauron, dove era la tomba di Ifigenia a cui venivano offerte le vesti delle donne morte di parto. Solo le donne partecipavano alle feste Brauronie, sacerdotesse erano delle fanciulle dai cinque agli otto anni soprannominate «orse». In Asia fu celebre il santuario di Efeso, fondato dalle Amazzoni, secondo la leggenda, e con diritto di asilo: ebbe grande importanza politica e religiosa; ne dipendeva un personale numerosissimo, sacerdoti e sacerdotesse. Queste dovevano essere nubili e nel tempio non potevano entrare le donne sposate. Secondo Act. 19, 24 sgg., riproduzioni del tempio e della dea erano usate come amuleto. In marzo o aprile erano celebrate le feste Artemisie e, ogni quattro anni, le «grandi Efesine». Impor- tante più per l'influsso artistico che per il culto è l'A. Persica.

L'arte antica ha raffigurato A. sotto molteplici aspetti. I tipi iconografici sono la cacciatrice in corto chiantone, armata di arco e di frecce, accompagnata dal cane e dalla cerva; la dea lunare con la face e la patera, l'A. Persica o taurica, spesso alata, in atto di afferrare per le zampe o per il collo gli animali di cui è signora; l'A. Efesia, dal corpo cilindrico a cui furono aggiunte in età posteriore le numerose mammelle, riproduzione di ornamenti orientali.

BIBL.: Wernicke, s. V. in Pauly-Wissowa, Realencycl., II, 1, coll. 1336-1440; D. Le Lasser, Les déesses armées, Parigi 1919, pp. 159-85; Ch. Picard, Éphèse et Claros, ivi 1922; P. Zanconni-Montuoro, s. V. ENOCH. Ital., IV, pp. 666-70; U. V. Wilamowitz-Moellendorf, Der Glaube der Hellenen, I, Berlino 1931, pp. 177-185, 381-87; II, ivi 1932, pp. 147-50; M. P. Nilsson, Geschichte der griechischen Religion, I, Monaco 1941, pp. 451-71. Per la Magna Grecia: G. Giannelli, Culti e miti della Magna Grecia, Firenze 1922, passim, a cui si aggiunge il culto di A. Facilite a Reggio. - Per la Sicilia: G. Ciaccio, Culti e miti nella storia dell'antica Sicilia, Catania 1911, pp. 165-72; B. Pace, Artemis Phacilitis, in Arch. storico della Sicilia Orientale, 16-17 (1919-20), pp. 8-17.