ASSIGNIES, JEAN D'

ASSIGNIES, JEAN d'. - Cistercense belga, scrittore ascetico, n. da famiglia nobile verso il 1565 a Baufre, presso Chièvres. Entrato nell'abbazia di Cambridge, vi rimase molti anni; dal 1618 fu abate di quella di Nizelles, ove morì nel 1642.

Dei suoi molti scritti ricordiamo: Vies des personnes illustres en sainteté de l'ordre de Citeaux, 2 voll., Douai-

ASSIRI. - Popolo stanziato sul medio Eufrate, così denominato da Aššur (v). Comunemente si ritenne fossero, alle origini, dei Subarei, che, colonizzati prima dai Sumeri e poi dagli Accadi, si fusero con questi ultimi, abbracciando lingua, arte, cultura semitiche. Dalla fusione risultò il popolo assiro, guerriero, crudele, terrore dell'antico Oriente (cf. Is. 5, 26-29).

Autori recenti (Goetze, Gelb, Poebel), invece, li ritengono originariamente semiti nomadi, come è detto nella lista dei re assiri, dopo i primi 17 nomi. Si fissarono nel nord della Mesopotamia ove subirono prima un'invasione di Accadi, al tempo del 19 impero semita (v. BABILONESI), e poi a partire dal 1800 l'invasione dei Hurriti. L'apporto di sangue hurrita, cioè indoeuropeo, di questi popoli nuovi scesi dai monti, diede inizio a una nuova cultura, che è fondamentalmente semitica, ma che deve a questi stranieri le note che la distinguono: la rudezza delle sue leggi, il suo spirito guerriero, la sua arte.

È difficile però seguire lo svolgersi di questa evoluzione, presso gli A. Dal 1800 al 1400 ca. a. C. furono sottomessi al regno di Mitanni, il più importante di quelli fondati dai Hurriti, e che stava appunto tra gli Hittiti e gli A.

Nel sec. XIV il regno di Mitanni divenne vassallo degli Hittiti; l'Assiria ne approfitta e si rende indipendente. I suoi re estendono le loro conquiste sull'antico territorio hurrita, prima con Aššur-Uballit I (1350 ca.) e specialmente coi re Adad-nirari I (1330-1290), Sultānū-ašar ed I (Salmanassar, 1290-1260 ca.), Tukulti-Ninurta I, che verso il 1247 conquista Babilonia, ma per breve tempo.

Verso il 1200 nuove ondate indo-europee irrompono sull'Asia Minore e rovinano l'impero hittita, i cui resti formano i piccoli principati della Siria del Nord. I «popoli

Article illustration
Assiri - Arciere che tende l'arco - Bassorilievo assiro. Roma, museo Barracco.

tutti i principali paesi, ad un complesso di norme legislative confuso ed in alcune parti disordinato, che attende e richiede un riassetto organico e coordinato che unifichi in una visione generale, unitamente al sistem

del mare» scendono in Egitto. Da queste perturbazioni l'Assiria trae ogni beneficio, e non esistendo più l'impero hitita, comincia la sua vittoriosa espansione verso l'Ovest.

Fondatore della potenza assira è Teglathpalasar (Tiglath-pilesar) I (1115-1093), che estese il suo impero dal Golfo Persico al Mediterraneo. La storia di questo impero militarista, che dovrà sempre difendersi da ogni lato contro i vari regni sconfitti, spesso superiori per civiltà, è un continuo succedersi di campagne contro Babel, Urartu, Elam, Siria, Palestina ed Egitto. L'Assiria deve al valore dei suoi generali e all'indole guerriera dei suoi soldati, se poté imporsi e risplendere per cinque secoli ca. (fino al 612).

Teglathpalasar iniziò quella spinta verso il mare, ad occidente, che i successori, sia pure ad intermittenza, continuarono fin quasi alla fine del regno. Si scontrarono quindi con Israele e Giuda. Assumarsi al II (885-859) arrivò fino ad Arvad (Arado), nella Fenicia, destando l'allarme. ACAB (v.) si allea con Benhadad II re di Damasco (I Reg. 20, 31-34). Salmanassar III (859-824), proseguendo la politica del padre, conduce 4 campagne contro Damasco e i suoi alleati (anni 854, 858, 841, 838). Nella prima, tra i confederati sconfitti, registra 2000 carri e 10.000 soldati di Achab del paese d'Israele. Nell'841 i riduce a mal partito Hazael, l'esportatore di Damasco, e sul lido fenicio riceve l'omaggio dei re siriani, tra i quali ya-n-a mar Hu-um-ri-i, «Jehu successore di Omri» (v. AMORI).

L'energico Teglathpalasar III (745-727) passò la sua vita sui campi di battaglia; sconfisse gli Urartei, distruggendo Arpad loro capitale (743-740); cf. II Reg. 18, 34. Nel 738 riceve il tributo dei re di Siria, tra i quali: Ra-su-nu-mât Dimasqî e Me-ni-li-im-me ali Sa-me-ri-na-a-a, «Rasin di Damasco e Menahém di Samaria» (ibid. 15, 37; 16, 5-9; II Par. 28, 5 sg.; Is. 7, 1 sg.). Nel 734 marcia contro i re siro-palestinesi, di nuovo ribelli; espugna Gezer, Ascalon e Gaza.

Quivi riceve la ricca ambasceria di Achaz, re di Giuda, che invoca aiuto contro Rasin e il re d'Israele Phacee (Pequh; II Reg. 16, 7 sg.). Teglathpalasar devastò Israele, deportando in Assiria gli abitanti di molte località; ucciso intanto Phacee dai fautori del partito assiro, gli dà come successore A-n-i-si (Osee), che gli paga un tributo di 10 talenti d'oro (II Reg. 15, 29 sg.). Quin di espugna e devastò Damasco (cf. ibid. 16, 9; Is. 17, 1 sg.), uccide il re e deporta la popolazione in Kir.

Sottomesso l'Occidente, riesce ad entrare vittorioso nell'antica Babel, di cui si fa re col nome di Pu-hu (Pâl in II Reg. 15, 19 sg.).

Sargon II (722-705) espugnò Samaria (722-721), assediata già da tre anni da Salmanassar V; deportò 27.290 dei suoi abitanti, vi trasportò gente d'altri paesi conquistati (v. SAMARITANI) e fece del regno di Israele una provincia assira (II Reg. 17, 3-6. 24; 18, 9 sg.).

Alla morte di Sargon, Merodach-baladan II si impadronì, ancora una volta, del regno di Babel, cercando alleati in Occidente (cf. Is. 39). Sennacherib (v.) o Sin-ahhê-erîba (705-681) sottomise l'Elam e Babel (702) e nel 701 si rivolse contro la Palestina. Espugnò Sidone, sottomise gli altri Stati, punì Accaron. Sconfitti gli Egiziani ad Alta-qu-u (ebr. 'Elêqêh, Is. 19, 44; 21, 23), devastò il territorio di Giuda, chiudendo il re Ezechia (Ha-za-qî-a-u) in Gerusalemme come un uccello in gabbia. Sennacherib narra che Ezechia fece atto di sottomissione, mandandogli 30 talenti d'oro e 800 d'argento, oltre molti oggetti preziosi e schiavi; ed egli rientrò in Ninive. I particolari riferiti in II Reg. 18, 13-19, 37 (cf. Is. 36-37) sono da molti attribuiti ad una campagna posteriore, tra il 690 e il 681; ma i più li ritengono qui al loro posto.

Nel 689 Sennacherib distrusse Babel, che Asarhaddon ricostruirà. Ucciso Sennacherib dai suoi due figli maggiori, che fuggirono dalla Mesopotamia settentrio-

nale, Asarhaddon ebbe il regno (680-669). Questi, tra i suoi tributari, ricorda «Manasse re di Giuda», che adottò culti e pratiche dei dominatori (II Reg. 21, 3).

Conquistato l'Egitto da Asarhaddon (671), Assurbanipal suo figlio e successore (668-625) vi ritornò vittoriosamente nel 667 e nel 663, anno in cui saccheggiò ferocemente Tebe (Nâ' Amôn); cf. Nah. 3, 8 sg.

La caduta di Ninive (612), per opera dei Medi e dei Caldei, segna la fine dello Stato assiro (v. BABILONESI).

Bun. L.: Raccolte di testi cuneiformi: E. Ebeling-B. Meissner-E. F. Weidner, Die Inschriften der altassyrischen Könige (Altoriental, Bibliothek, 1). Lipsia 1926; H. Gressmann, Altorientalische Texte zum Alten Test., Berlino-Lipsia 1926; id., Altorientalische Bilder, 1927; D. D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia, 2 voll., Chicago 1927.

Trattazioni: P. Dhomme, Les pays bibliques et l'Assyrie, Pa-riati 1911; B. Meissner, Babylonien und Assyrien, 2 voll., Heidelberg 1920-25; S. Smith, Early History of Assyria to 1000 B. C., Londra 1928; J. Plessis, Babylonien et la Bible, in DBs. I, coll. 783-95; G. Furlani, La civiltà babilonese e assira, Roma 1929; id., Riti babilonesi ed assiri (L'Oriente, 2), Udine 1940; A. Pohl, Historia orientis antiqui, Roma 1932; id., Historia post-puli Israel, a divisione regni usque ad exilium, 1913; J. Lewy, Les textes paléo-assyriens et l'A. T., in Revue d'hist. des Religions, 10 (1934), pp. 495-51; A. Goetze, Heilkurie, Hurrier und Assyrer, Oslo 1936; G. Contenau, La civilisation d'Assur et de Babylone, Parigi 1937; I. J. Gelb, Hurrians and Suba-reans, Chicago 1942; A. Pocbel, The Assyrian King List from Khor-sabad, ivi 1942-43. Francesco Spadafora