ASSIOMA (ἈΞΊΩΜΑ, DA ἈΞΊΩ «STIMO, GIUDICO BENE»)

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ASSIOMA (ἀξίωμα, da ἀξίω «stimo, giudico bene»). - Nel senso oggi corrente, a. è un principio generale di evidenza immediata che non occorre dimostrare; in particolare i principi primi delle matematiche. In Aristotele il significato è alquanto più ristretto: a. è un principio universale immediato comune, necessario cioè ad ogni scienza, ad es. il principio di identità (Anal. Post., I, 2, 72 a, 16). Presso gli stoici a. diventa sinonimo di proposizione generale (ἀξιόπαντος di Aristotele); senso ripreso sostanzialmente da B. come per cui «assomi» sono tutte le proposizioni generali («a. generalissimi» e «a. medi»), ricavate dai sensi e dai fatti particolari (Novum Organum, I, 19). In Kant a. di intuizione sono detti i giudizi sintetici a priori derivati dall'intuizione sensibile pura di spazio e tempo: ad es. «due rette non chiudono uno spazio».

Gli a., intesi nel senso comune come principi generali per sé evidenti, rivendicano, contro ogni empiristico tentativo di svalutazione, un valore noetico assoluto, perché espressioni insieme delle leggi del pensiero e dei rapporti oggettivi dell'essere. Germogliati nell'intelletto al primo contatto con l'esperienza, per cui non possono dirsi assolutamente a priori, siano essi universalissimi, e perciò indipostabili, o da questi derivati, come loro espressione particolare, gli a. restano, per il loro carattere di universalità e necessità, uno dei saldi fondamenti della certezza e della scienza.

BIBL.: F. Solmsen, Entwicklung der aristotelischen Logik und Rhetorik, Berlino 1929; J. de Tonquédec, La critique de la connaissance, Parigi 1929, pp. 301-20 (con bibliogr.); E. Kant, Critica della Ragion Pura, trad. ital., Bari 1940, parte 1, p. 174-86.