ATENE (ἈΘΗ͂ΝΑΙ)

ATENE (Ἀθῆναι). — Capitale dell'Attica e dell'at- tuale Regno di Grecia.

SOMMARIO: I. A. nell'antichità. — II. A. nella Bibbia. — III. I cristianesimo in A. — IV. Chiese e monasteri di A. — V. L'arcidiocesi di A. — VI. L'ordinariato di A.

I. A. NELL'ANTICHITÀ. — A. è città preellenica. L'acropoli, che ne costituì il nucleo primitivo, era abitata in età neolitica. Gli Ateniesi, che si consi- deravano Ioni ed autoctoni, ne attribuivano le più antiche fortificazioni ai Pelasgi. Numerose sono in essa e nell'Attica le tracce della civiltà ego-minoica. Sulla fine dell'età micenea, quando gli Ioni erano già da molti secoli (l'immigrazione è del 11 millenio) fusi con gli abitanti originari, A., oltre la polis o cittadella (acropoli è termine tardo), aveva già un astu, cioè un abitato indifeso, sparso sulle alture circostanti. A che età risalga il nome e se sia o no ellenico e in quale rapporto stia con quello di Atena, che conserva le tracce della mia mozione del palazzo, e che a un certo momento si sostituì alle più antiche divinità di Cècreope e d'Erétteo, s'ignora. All'alba dell'età sto- rica, A., come città-Stato, comprende tutta l'Attica, pre- cedentemente divisa in piccoli Stati cantonali. L'unio- ne di essi in un'unica polis (sinecismo) viene attribuita dalla tradizione a Teseo: la critica moderna la consi- dera come un fatto graduale.

La storia della costituzione d'A. comprende cinque fasi: monarchia, aristocrazia, timocrazia, tirannide, demo- crazia, della quale si distingue una fase moderna ed una estrema. La monarchia è dell'età mitica: nel VII sec. a. C. il re è già disceso dall'acropoli ed è un magistrato elettivo: il governo è costituito dal collegio dei nove arconti: arcante eponimo, re, che ha compiti religiosi, polemarco, e sei tesometi. Organi dello Stato sono: la Boulé o Consiglio, alla quale non hanno accesso che i nobili, e l'Ecclesia o Assemblea popolare. La popolazione è divisa in 4 tribù (le 4 tribù ioniche), e in frattie: gli antichi gruppi parentali o γένη, con la formazione della grande proprietà, si sono sviluppati in organizzazioni gentilizie chiuse e costitui- scono titolo di nobiltà; gli appartenenti si chiamano eupa- tridi. Quanti non fanno parte dei nobili, e cioè la plebe (πῆλοι, 9οσ.). hanno associazioni proprie a carattere reli- gioso: i thiasi e gli orgeoni. Organizzazioni territoriali intese a provvedere il necessario per la flotta, sono le nautarie. I nobili, padroni della maggior parte delle terre, hanno il monopolio delle magistrature. Ad essi si contrappongono i medi agricoltori, nerbo dell'eser- cito oplitico, e la nuova classe dei commercianti, for- matasi con l'introduzione della moneta e lo sviluppo dei traffici. Da costoro, appoggiati alle plebi rurali, in gran parte asservite alla nobiltà, e ai marittimi, ha inizio il moto rivoluzionario, che, dopo un secolo e mezzo, porterà al trionfo della democrazia. Una prima conquista fu nel 621 a. C. la legislazione di Draconte, che sottrasse i delitti di sangue alla vendetta privata dei γένη. Solone, cupitrada, ma di media condizione, arconte nel 594 con poteri straor- dinari, per comporre l'urto tra la nobiltà e la plebe e sor- nare la guerra civile, aboli l'ipoteca sulla terra e sulla per- sona, ciò che ebbe come conseguenza di annullare i debiti codificò il diritto civile con innovazioni intese a rompere l'unità patrimoniale dei gruppi gentilizi, e trasformò il regime da aristocratico in timocratico o censitario, di- tribuendo i diritti politici secondo le 4 classi fascili già prima esistenti. Alla Boulé nobiliare alla quale, dal Colle di Ares o Arcòpago, dove sedeva come tribunale per i delitti di sangue volontari, rimase per eccellenza il nome di Boulé dell'Areopago, e che era formata dai magistrati uscenti di carica, che ne avevano diritto a vita, aggiunse una seconda Boulé elettiva annuale di 400 membri (100 per ogni tribù). Ai tetti, e cioè ai nullatenenti, lasciò il diritto di far parte dell'Ecclesia, ma diede un'arma, che in seguito si rivelò potentissima, con l'istituzione dell'Elea, tribunale popolare d'appello, e con il diritto fatto a chiunque di levarsi pubblico accusatore d'ogni trasgressione alla legge. Ma le lotte con- tinuarono, e la conclusione fu quella che Solone aveva predetta: la tirannide, lo strumento del quale, nella mag- gior parte delle città greche, la democrazia si servì per ab- battere il privilegio dei nobili. Nel 561 Pisistrato, portato dal partito popolare della Montagna (Diacria), s'impa- droni dell'acropoli e, tolto un decennio, regnò fino alla morte (527), lasciando senza contrasti il potere ai figli Ippia ed Ipparco. Fu un periodo di pace e di grande pro- sperità, favorita dalla politica di espansione marittima, che, eliminata la concorrenza di Megara e consolidata la con- quista di Salamina, si attesta sul Chersoneso tracio e al