ATENA - Copia romana da un originale greco, detta A. Giustiniani. Musei Vaticani, Braccio Nuovo.
cene, dove, fra due adoranti, è uno scudo con braccia, gambe e testa femminili. Secondo altri proverrebbe dalla fusione di una dea vergine e guerriera esistente presso i Greci - Πλακίδες, Pallade, «la vergine» - con la dea cretese dei palazzi di cui avrebbe preso il nome. Nessuna di queste ipotesi soddisfa. Sicuro è che la natura primitiva di A. e la sua origine si sfuggono. L'origine minoica non è certa perché la dea dei palazzi principeschi è solo un'ipotesi e il culto di A. in Grecia è poco diffuso e tardo. In Omero A. ha già le caratteristiche delle età seguenti: balzata fuori dalla testa di Zeus, è interprete delle volontà del padre che le ha concesso un suo attributo, l'egida: è pro- tettrice degli eroi, maestra di ogni arte, dea della guerra e delle battaglie, colei che insegna le migliori arti per conseguire la vittoria. È la dea polieide, pro- tettrice della città e pegno della sua sorte: è strano però trovarla protettrice di Ilio e non delle città greche.
In seguito la natura guerriera di A. rimase solo in alcuni epiteti (A. Prómachos). Fu invece la dea della città nella sua più ampia espressione: il tempio era spesso sull'acropoli, frequentemente fu chiamata dal luogo dove era venerata: A. Alalcomena a Alalcomene in Beozia, A. Itona a Itonia in Tessaglia, A. Alea ad Alea e in altre località dell'Arcadia,
(fol. Gati. Musci Vaticani) Atena - Copia romana da un originale gnuca, detta A. Giustiniani. Musci Vaticani, Braccio Nuovo.
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il 27 nov. 176, data dell'assunzione di Commodo all'impero, e il 180, quando morì M. Aurelio; da altri indizi parrebbe scritta prima della metà del 178, forse sulla fine del 177. Dopo l'esordio (1-2) e la partizione, corrispondente alle tre accuse contro i cristiani, di ateismo, cene tietee e unioni edipee (cap. 3), A. con- futa ampiamente la prima accusa, considerando l'atei- smo nel senso teorico (4-12) e pratico (13-30); poi risponde alle altre due accuse (31-36), e chiude in- vocando l'assenso degli imperatori (cap. 37). Il trattato Sulla Risurrezione, che vuol essere una dimostrazione puramente razionale di questo dogma ad uso dei pa- gani, dapprima tenta di dissipare i pregiudizi contrari (1-10), poi dà la dimostrazione positiva della verità (11-25).
III. PENSIERO FILOSOFICO E TEOLOGICO
Il nucleo della dottrina esposta nella Supplica è il monoteismo, la cui dimostrazione occupa tutta la parte centrale. A. parla spesso e con esattezza della Trinità (4, 2; 10; 12, 2; 18, 2; 24, 2; 30, 4). Menzione gli angeli (10, 3) e si diffonde sui demoni (13-26). L'Incarnazione compare solo in un accenno velato (31, 4), né si nomina mai Cristo; vi è forse un'allusione al sacrificio eucaristico (13, 3). Chiaramente enunciata l'ispirazione della Bibbia (7, 3; 9, 1; 10, 2). Della morale si mette in risalto la carità e la pazienza dei cristiani (1, 4; 11, 12, 2) e la castità (32-33); si rileva l'astensione dagli spettacoli e la condanna dell'aborto (35, 2-3).
IV. CARATTERE E SCOPO
Rivolgendosi gli intel- lettuali pagani, A. vuol difendere il cristianesimo e atti- rarvi i lontani mettendo a profitto quanto di vero si trova nel pensiero pagano che, nelle sue migliori cor- renti, ha riconosciuto l'unità di Dio: questo è il fon- damento su cui si costruisce la fede cristiana. Le apo- logie sono ponti gettati verso l'altra sponda, introdu- duzioni al cristianesimo. A questo metodo A. era por- tato dal suo spirito equanime e conciliante, che appare nei giudizi favorevoli sulla cultura antica, particolar- mente su poeti e filosofi, veicoli del monoteismo, par- tecipi d'una certa ispirazione divina (1, 5; 5-6; 7, 2). Lo scrittore si distingue anche per composta e ad una equilibrio. Ordinata e chiara la composizione nelle linee fondamentali, mentre negli sviluppi particolari non mancano incertezze e disordini, elegante la di- zione, ispirata al gusto artistico, sfruttati sobria- mente i sussidi della retorica.
BIBL.: Edizioni: 1. Il testo di A. ci è pervenuto nel cod. Paris, 451, scritto nel 914; gli altri manoscritti, tutti dipendenti da quello, hanno scarsa importanza. L'Editio princeps è di Enrico Stefano (1557). Da segnalare le seguenti: P. Maran, Parigi 1724, ripro- dotta in PG 6, 887-1024; J. C. Th. von Otto, in Corpus Apolo- getarum saec. secund. VII, 1, 1888; E. Schwartz, in Texte und Untersuchungen zur Geschichte der altchristlichen Literatur, IV, 11, Lipsia 1891; P. Ubaldi e M. Pellegrino (Corona Pg. sales., serie greca, 15). Torino 1947; per la sola Supplica, J. Geffcken, in Tzeci griechische Apologeten, Lipsia e Berlino 1937; E. J. Goud- speed, in Die ältesten Apologeten, Göttingen 1915. — Studii: A. Puech, Les Apologites grecs du IIe siècle de notre ère, Parigi 1912, pp. 172-206; G. Porta, in Didaskaleion, 5 (1916), pp. 53-70 (dedica e data della Supplica); A. Casamassa, Gli Apologisti greci, Roma 1944, p. 163 sgg.; M. Pellegrino, Studi su l'antica Apologetica, ivi 1947, p. 67 sgg.; id., Gli Apologeti greci del II sec., ivi 1947, pp. 146 sgg.