ATTO EROICO DI CARITÀ, (DETTO ANCHE, IMPROPRIAMENTE, VOTO EROICO)

ATTO EROICO DI CARITÀ, (detto anche, impropriamente, VOTO EROICO). - La S. Congregazione delle indulgenze, nella Raccolta di Orazioni e Pie Opere, edita nel 1898, lo definisce: «una spontanea offerta che il fedele, in suffragio delle Anime dei Purgatori, fa a Sua Divina Maestà di tutte le sue opere satisfattorie in vita, e di tutti i suffragi che può egli avere dopo morte» (n. 302; cf. Decr. S. Congr. indulg., 19 dic. 1885).

Per comprenderne la natura, occorre distinguere il triplice valore d'ogni azione compiuta in stato di grazia: meritorio, satisfatto, impetratorio. Il primo costituisce il merito personale, inalienabile (aumento di grazia in terra e di gloria in cielo); il secondo è dato dai sacrifici inerenti all'atto soprannaturalmente buono, ed ha l'efficacia di espiare, in proporzione, la pena temporale dovuta al peccato; il terzo consiste nel potere d'intercessione o forza morale d'ottenere grazia da Dio, per sé e per gli altri. L'a. eroico riguarda solo il valore satisfatto, in quanto ce ne priviamo per offrirlo alla Divina Giustizia in favore delle anime purganti. Ci rimane sempre, con la libertà d'intercedere per chiunque, il merito delle opere buone; anzi lo stesso a. eroico è fonte di grandi meriti, perché a. di carità eroica.

Benché sia per natura perpetuo, l'a. e. può essere revocato in qualsiasi momento senza alcun peccato (S. Congr. Ind., 20 febbr. 1907; Acta Sanctae Sedis, 40 [1907], p. 370 sg.): ed in ciò si distingue essenzialmente dal voto. Ma chi emette l'a. e. non deve temere di restare lungo tempo in purgatorio, perché può giustamente confidare nella divina misericordia (cf. Mt. 25, 40; Lc. 6, 38; I Pt. 4, 8). Peraltro, il minimo accrescimento di merito è bene maggiore della liberazione dalla massima pena del purgatorio: questa è temporale, l'altro eterno, con aumento di gloria.

Le origini dell'a. eroico risalgono a. s. Geltrude, che in forza del suo esempio ne fu come l'iniziatrice, ma sembra che il p. Ferdinando de Monroy (m. a Lima nel 1646) sia stato il primo ad emettere l'a. eroico propriamente detto. Nel secolo seguente il p. Gaspare

Olliden di Alcalà, teatino, se ne fece l'apostolo, consigliando di deporre l'a. stesso nelle mani di Maria S.ma. S. Alfonso, con la breve formula di offerta insieme nelle Massime Eterne, si è reso particolarmente benemerito della pia pratica, approvata canonicamente da Benedetto XIII il 23 ag. 1728. Numerosi documenti della S. Sede ne hanno continuamente accresciuto i vantaggi spirituali con indulgenze e privilegi, tra cui, per i sacerdoti, quello dell'Altaire civile, e, per tutti i fedeli, l'Indulg. plenaria nel fare la S. Comunione (S. Congr. Ind., 20 sett. 1832 e 20 nov. 1854; cf. Preces et Pia Opera, ed. dalla S. Penitenzieria Apostolica nel 1938, n. 547). Il decreto, poi, della S. Congregazione delle indulgenze, in data 19 dic. 1885 (a firma del card. Franzelin), contiene varie dichiarazioni intorno alla natura e alla pratica dell'a. e. (Acta Sanctae Sedis, 18 [1886], pp. 337-39).

L'a. eroico non richiede una formula speciale: basta averne l'intenzione; buone formole però vengono proposte dai vari manuali di pietà (ad es., dalla Filotea del Riva). I direttori spirituali seguendo le direttive della S. Sede (S. Congr. Indulg., 19 dic. 1885), consigliano di deporre l'offerta dei nostri suffragi nelle mani della Madonna, perché la Mediatrice universale ne disponga a favore delle anime che desidera più presto liberare dal purgatorio; ed esortano a rinnovare spesso questo a. di offerta per eccitarsi a maggior fervore. Fondato infatti sul dogma della Comunione dei santi, l'a. c. favorisce la pietà e la perfezione morale, costituendo così un mezzo eccellente per evitare lo stesso purgatorio.

BML.: F. Beringer-A. Steinen, Les indulgences, I, 4a ed., Paris 1925, pp. 420-24; J. Lacau, Il prezioso tesoro delle indulgenze, Torino 1925, pp. 411-18; D. Mannajoli, L'a. e. c., in suffr. delle anime del purg. trattato teologico, Roma 1932; A. Tanqueray, Synopsis theologiae moralis et pastoralis, I, 12a ed., Paris 1936, p. 373 sq.; M. Jugic, Le purgatoire, 1920, pp. 341-35.