AUTO DA FÉ

AUTO DA FÉ. - Secondo i nostri lessicografi l'a. d. f., locuzione spagnola-portoghese, sarebbe «l'esecuzione d'una sentenza del tribunale dell'Inquisizione» (Tommaseo); sarebbe anche «... il rogo» (Zingarelli e Palazzi); significherebbe «il giudizio del tribunale dell'Inquisizione contro un eretico. Il fuoco purificato era di solito l'istrumento della giustizia» (Panzini). Essi danno, come si vede, alla locuzione il significato popolare, che è contro il significato etimologico e storico. L'Inquisizione non condannava a morte e tanto meno al fuoco nessuno, perché era composta di ecclesiastici, cui è proibito spargere il sangue; essa si limitava a trasmettere al braccio secolare gli eretici ostinati. Né l'a. d. f. è il rogo. Etimologicamente e storicamente esso è un atto di fede, ordinariamente solenne, che si faceva al termine di uno o di più processi contro eretici. Gli eretici giudicati erano con-

dotti in chiesa, posti sopra un apposito palco, ammoniti con un apposito sermone dell'inquisitore e interrogati ad uno ad uno se abiurassero o ritenessero le loro prave dottrine: quelli che abiuravano venivano assolti dalla scomunica e riconciliati con la Chiesa, anche se venivano comminate contro di essi pene più o meno severe, non esclusa in alcuni casi la prigionia perpetua, dalla quale tuttavia riuscivano a liberarsi con la buona condotta. Solo chi non abiurava e persisteva nell'errore era passato al braccio secolare. Ma all'atto di questo passaggio l'a. d. f. era già compiuto.

Quanto al rogo è da dirsi che esso, come pena dell'eresia, è stato introdotto con atto legislativo dell'imperatore Federico II con la costituzione Inconsuetum del 1231 (MGH, Leges, II, n. 85), nella quale degli eretici si ordinava: in conspectu populi comburantur. E questa disposizione entrò anche nelle leggi di altri Stati, compreso quello pontificio (a Venezia invece si punivano gli eretici con l'annegamento). Per sua parte la Chiesa, che si dovette sempre occupare degli eretici, nel Concilio del Laterano del 1215 non comminò altra pena che quella della loro espulsione dagli Stati (exterminare, de terris exterminare). Il regno contro gli eretici risale dunque ad un imperatore (in Inghilterra al Parlamento, che nel 1401 ordinava contro i lollardi de haeretico comburendo [Statuts of the Realm, 2a ed., Londra 1820, p. 128]); ma non si può non riconoscere col Lea, storico severo dell'Inquisizione, che l'eresia manichea, che si voleva combattere, assumeva aspetto di moto antisociale, per cui difendendo l'ortodossia si difendeva la civiltà.

A. d. f. e rogo sono dunque due momenti diversi: il primo precede sempre il secondo, ma il secondo non segue necessariamente al primo. Inoltre mai l'uno ebbe luogo dove si fece l'altro. Ci sono stati moltissimi a. d. f. senza rogo; non c'è mai stato un rogo senza a. d. f. La ragione di questa relazione nasce dal fatto che la Chiesa e per essa l'Inquisizione ha sempre fatto il suo possibile per convertire, non per perdere gli eretici; onde i lunghissimi interrogatori, non a modo di giudizio criminale ma di confessione, gli interni, inabili processi, i tentativi ripetuti di ottenere il pentimento dei reni fino presso le fiamme del rogo.

Il paese classico dell'a. d. f. è la Spagna, dove alla fine del sec. XV l'Inquisizione fu tribunale stabile non tanto contro il delitto d'eresia quanto piuttosto contro il delitto di apostasia (giudeizzanti e moriscos, considerati come nemici diretti dello Stato). Lo Stato infatti lo fece suo e se ne assunse tutte le spese, dandogli un'estensione di giurisdizione, che divenne paurosa; non per nulla l'introduzione dell'Inquisizione spagnola in Italia ebbe validi oppositori nei più alti gradi della gerarchia ecclesiastica e tra Santi, come Carlo Borromeo. Alla fine dei processi si avevano nella Spagna degli autos o degli autillos: questi, nei casi di eretici particolari, che non si volevano esporre al pubblico, o per salvarne l'onore o per non dare scandalo, si facevano alcune volte a porte chiuse; quelli invece si facevano sulla pubblica piazza, davanti ad immensa folla, con palco al centro e logge all'interno, con processione molto solenne. Un a. d. f. pubblico valeva in Spagna una corrida, e, date le spese che importava, si faceva assai di rado. Del resto ammette il Lea che le esecuzioni che seguirono agli a. d. f. furono in numero assai minore di quanto comunemente si creda. La Chiesa infatti ha sempre fatto tutto il possibile per evitare questa terribile pena.

BIBL.: H. Ch. Lea, A History of the Inquisition of Spain, 4 voll., Nuova York 1906-1907; id., Storia dell'Inquisizione, Torino 1910; Ch. Moeller, Les bûchers et les Autos-da-Fé, in Rev. d'Hist. Ecclés., 14 (1913), pp. 720-51. Luigi Berra