ÀVARI

ÀVARI. - Di razza mongolica, provenendo dall'altopiano asiatico, con un'accentuata affinità con gli Unni, gli A. si volsero, poco oltre la metà del v sec., verso il Mar Caspio e il Mar Nero. Confusi con gli Unni, non se ne parla per un altro secolo, finché attorno al 558 appaiono insediati fra la Crimea e il Caucaso. In quell'anno infatti inviavano a Giustiniano un'ambasceria per chiedere nuove sedi, ed egli concesse loro l'Ucraina per contrapporli agli Unni e agli Slavi. Avversati in particolar modo dai Turchi, gli A. si spingono dall'Ucraina occidentale su tutta la Pannonia, sino ai confini orientali del regno dei Franchi. Vinti tra il 561 e il 562 da Sigeberto re d'Austrasia, essi potevano costringerlo, subito dopo, ad un patto d'amicizia, e ciò per portarsi contro l'antico patrono, l'imperatore d'Oriente. Insinuatisi nella lotta tra i Longobardi, alleati dei Franchi, e i Gepidi, alleati di Bisanzio, lotta che fervevo feroce nella Pannonia, e intesi col re longobardo Alboino, gli A. avevano parte nella distruzione del regno dei Gepidi e se ne aggiudicavano il paese invaso ad opera dei Longobardi, costretti a trasferirsi in Italia. A ridurre all'impotenza la popolazione di frontiera, nel Friuli, gli A. intervenivano anche direttamente quali interessati alla conquista dei Longobardi, in causa del patto stretto con questi, per cui avrebbero dovuto restituire la Pannonia occupata, qualora Alboino non avesse potuto mantenersi in Italia.

Mentre i Longobardi iniziavano il loro dominio sulla penisola, gli A. stabilirono la loro supremazia nella sconfinata pianura danubiana, e tennero sotto il loro controllo Bulgari, Gepidi e Slavi. Dalla Boemia alla Dalmazia, incluse le odierne Austria e Ungheria, si estendeva il vasto regno che era, come appare dalle rade fonti e, più, dalla tradizione storica, quello del terrore per le popolazioni confinanti o soggette. Le scorrerie desolarono l'intera pe-

nisola balcanica, e con esse si preparò il processo involutivo della slavizzazione che abbraccerà a poco a poco i territori già romani. Il Peloponnese fu devastato più volte; un terribile assedio a Salonico fu concluso solo dalla peste che mieté gli assedianti; nel 619 gli A. accampavano di fronte a Costantinopoli, e ancora nel 626; ma furono costretti a ripiegare da un'irruzione di Serbi e Croati.

Come rapido il sorgere, così rapido il tramonto. La fondazione di un regno slavo in Boemia fu il primo colpo. Poi fu la volta della fondazione del regno bulgaro. Quindi lotte accanite di confine: con i Bavari prima, poi, all'ultimo, sempre con i Franchi. L'intesa con Sassoni e persino con Musulmani di Spagna non valse a salvare gli A., già in aperta decadenza, dalla rovina, sotto la scossa franca. Le guerre dal 791 al 796, portate dalle truppe carolinghe sul loro stesso suolo, riuscirono fatali agli A. che sparvero dalla storia.

I superstiti cercarono scampo presso i Bulgari, si convertirono poi al cristianesimo, fondendosi infine con gli Ungheresi.

BIBL.: E. Gibbon, The History of the Decline and Fall of the Roman Empire, ed. J. B. Bury, IV e V. Cambridge 1909; E. Mühlbacher, Deutsche Gesch. unter den Karolingern, Stoccarda 1896, pp. 176-87; L. Schmidt, Gesch. d. deutschen Stämme bis zum Ausgang der Völkerwanderung, I. Lipsia 1904, p. 440 sgg.; I. Peisker, Die älteren Beziehungen der Slaven zu den Turkotataren und Germanen und ihre soziale Bedeutung, in Vierteljahrschrift f. soz. und Wirtschaftsgeschichte, 3 (1905), pp. 297 sgg., 487 sgg., 531 sgg.; J. B. Bury, The Invasion of Europe by the Barbarians, Londra 1928, p. 268 sgg. Per i contatti con la storia d'Italia: G. Romano, Le dominazioni barbariche, nuova ed., Milano 1940 (v. indice).
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“ÀVARI.” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 311. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/avari.