AVVAKUM, PETROVIC. - Protopope russo; uno dei primi e più importanti capi dello scisma interno della Chiesa russa (raskol); n. nel 1620-21 a Grigorovv, nel governatore di Nijni-Novgorod, fu bruciato vivo a Pustosersk il 14 apr. 1681.
Figlio di un pope, A. entrò, fin dalla sua gioventù, nel chiericato. Diacono nel 1641, prete nel 1643, fu nominato arciprete (protopope) a Jurevets-Povolg nel 1652. Il suo eccessivo zelo gli attirò l'innimicizia dei suoi parrocchiani, e in capo a due mesi egli dovette rifugiarsi a Mosca, dove fu addetto al servizio di «Nostra Signora di Kazan». Fin dalla quaresima del 1653, d'accordo con qualche altro prete della capitale, egli entrava in lotta col patriarca Nikon, che cominciava le sue riforme liturgiche ordinando di fare il segno della croce con tre dita invece che con due, e sopprimendo le *metanie* (o genuflessioni orientali) alla recitazione della preghiera di s. Efrem. Ad A. e ai suoi compagni queste innovazioni, già in uso nell'Russià ed ora tolte dai Greci, sembrarono alterazioni del patrimonio della fede contenuto nelle attuali forme liturgiche. Questo bastò per dare inizio allo scisma o *raskol*, del quale A. fu il primo capo e il primo dottore.
A. fu atrocemente perseguitato. Fin dal 1653 egli indirizzò un'istanza allo zar Alessandro Mikhailovic (1645-1676) contro le innovazioni del patriarca Nikon; e subito cominciò la serie dei suoi esili. Mandato prima a Tobolsk, poi a Dauria, fu richiamato a Mosca nel 1664. Relegato ben presto a Mezen, lo si fece comparire al Sinodo di Mosca del 1666, dove fu degradato e scomunicato come «diffamatore della Chiesa e dello zar». Nel sett. 1667 fu definitivamente interrotto a Pustosersk, dove restò fino al supplizio. Condannato ad essere bruciato in una gabbia soporotto la sua orribile sorte senza fiatare, dopo essersi fatto il segno della croce con due dita. Furono bruciati con lui tre suoi discepoli.
Verso il 1672-73 A. scrisse la sua autobiografia, dove racconta, con una sincerità superiore ad ogni sospetto, la sua vita e le persecuzioni sopportate; documento di prim'ordine per la conoscenza delle origini del *raskol* e della vita interna della Chiesa russa nel sec. XVII. Oltre a questa autobiografia, ha lasciato una sessantina di scritti, che si possono dividere in tre gruppi: 1) i discorsi esegetici; 2) le suppliche, indirizzate principalmente allo zar; 3) le lettere polemiche o didattiche indirizzate ai suoi seguaci.
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