AVIAT, FRANÇOIS DE SALES. – N. a Sézanne il 16 sett. 1844, m. a Perugia il 10 genn. 1914. Educata dalle Suore della Visitazione di Troyes sotto la guida del p. CHAPPUIS, IÉAN (v.), fondò nel 1868 le Oblate di s. Francesco di Sales (v.) per assistere le giovani operai, e sostenne per questa sua opera molte lotte, segnalandosi per saggezza e prudenza. La sua causa di beatificazione è in corso. Silverio Mattei.
I AVICEBRON. – Poeta e filosofo ebreo del sec. XI. È appena un secolo (1846) che per merito di S. Munk si riuscì a identificare nel misterioso A. (o Avenecbron) degli scolastici il poeta giudeo-ispano Sëlômôh ibn Gébîrôl, vissuto intorno agli anni 1020-1059 (o 1070?). Il suo pensiero che già si annunzia nel poemetto *La corona regale*, ebbe forma sistematica nell'opera *Fons Vitae* che è un grande dialogo fra maestro e discepolo intorno alla vera sapienza. Di esso, essendo scomparso, come pare, l'originale arabo, si conservano ampi estratti della versione ebraica di Ibn-Falagera, scoperti e pubblicati dal Munk, e la versione latina medievale di Giovanni Ispano e di Gundissalino nella prima metà del sec. XII, ora edita integralmente da C. Baeumker.
A giudicare dal titolo (*Liber Fontis Vitae*, *de prima parte sapientiae*), *e. scientia de materia et forma universali*, il trattato formava la prima parte, quella dedicata alla creatura, di un'opera più vasta che avrebbe dovuto avere altre due parti dedicate alla scienza della volontà e della divina essenza ma di cui non è rimasta alcuna traccia. Il *Fons Vitae* consta di 5 trattati disposti come segue: I, *De materia et forma universali*; II, *De substantia quae continet corporeitatem mundi*; III, *De assertione substantiarum simplicium*; IV, *De inquisitione materia et formae in substantiis simplicibus*; V, *De materia universali et forma universali per se*. La divisione in capitoli è del Baeumker. Ancora non si è raggiunto un perfetto accordo circa le fonti immediate e l'indole specifica del pensiero di A., se sia da ritenere aristotelica (Neumark), neoplatonica (Charles, Joel) o creazionista (Masnovo); in realtà si tratta di una speculazione grandiosa che non si collega direttamente ad alcuna scuola particolare e che assume su di sé gli aspetti più vari e contrastanti, fusi in una nuova sintesi che va presa così com'è: un realismo esagerato, filtrato in un neoplatonismo decadente sullo sfondo del rigido monoteismo ebraico, anche se in tutta l'opera non figura neppure un versetto della Bibbia od una citazione del Talmud.
I medievali riconobbero ad A. la paternità delle seguenti dottrine: l'universalità della materia, la molteplicità delle forme sostanziali, la negazione dell'attività dei corpi, il volontarismo. Solo Dio è l'Uno, essenza spirituale purissima e assolutamente semplice. Ogni sostanza creata invece risulta di due «essenze», la materia e la forma (I, 5), vale a dire di un principio in cui tutte le creature convengono e ne sia come il legame, e di un principio che le diversifichi (I, 6), di uno sostentante e di uno sostentato (IV, 1). Ciò che più importa è la distinzione delle materie le quali in questa filosofia costituiscono i veri pilastri del reale: 1) una materia particolare naturale, comune ai corpi artificiali, 2) una materia universale naturale, comune ai corpi naturali, 3) una materia universale corporale, comune agli elementi e ai corpi naturali, 4) ed una materia incorruttibile, comune ai corpi celesti. Caratteristica della filosofia di A. è l'ammissione di una quinta materia, la «materia spirituale», comune alle anime e alle sostanze separate. L'argomento decisivo è preso dal realismo esagerato del filosofo, secondo il quale si ha una corrispondenza diretta fra l'ordine logico dei concetti e quello dei costituenti la realtà delle cose (D. «Quod est signum quod intellectus non apprehendit nisi rem constantem ex materia et forma?»). M. «Signum huius est quod ultimum ad quod intellectus apprehendendo pervenit, hoc est apprehensio generis et differentiae; et in hoc est signum quod materia et forma sunt finis rerum», IV, 6; cf. III, 18). Alla gerarchia delle materie corrisponde una gerarchia di forme le quali unendosi ciascuna alla rispettiva materia attuano i cinque gradi della realtà finita: la materia universale, la forma universale, la natura universale, l'anima universale, l'intelligenza universale. Al di sopra di tutto sta la «volontà divina». Infatti l'unione di materia e forma dà la sostanza e la sostanza inferiore è come materia rispetto alla forma superiore da cui dipende nell'essere e nell'agire; l'ultima forma sarebbe l'essenza divina, ma Dio non può venire in alcun contatto con la creatura. Ed ecco perciò l'intermediario della «divina volontà», virtù divina che crea prima la materia e la forma e poi le lega insieme, diffusa dappertutto, che muove e dispone ogni cosa (V, 38-42).
Suoi modi sono il «movimento» nei corpi ed il «verbo intelligibile» nelle sostanze spirituali, e il movimento è incluso nel verbo come ogni causalità inferiore è inclusa in quella superiore (V, 35) in un universo di circoli concentrati penetrato dalla divina volontà, energia universale che A. assimila alla luce. Trascurabile fu l'influsso di A. sul pensiero ebraico (Hasdaj Crescas, Leone Ebreo) quando non fu anche aspramente criticato (Ibn Dâwud, Almosnino). Diversamente nel mondo latino, dove la sua apparizione fu decisiva per la formazione e differenziazione dei sistemi speculativi più in vista (agostinismo, aristotelismo tomista).