AUTOCTÈSI (a. «stesso» e «storico» «creazione»). - Autocreazione, posizione di sé. La parola risale a B. Spaventa; il concetto è centrale nell'attualismo gentiliano, che concepisce la realtà come posizione immanente dello Spirito in atto. La realtà non è un presupposto né un dato di fronte al pensiero, ma in tanto è, in quanto è presente nel pensiero; e il pensiero stesso non è se non in quanto è in atto, in un farsi e divenire eterno, e, in questo suo farsi, realizzatore della natura e della storia. Per cui l'unica vera realtà è l'atto del pensiero (soggetto), che eternamente pone se stesso (autonoesi, autocoscienza, a.), e, ponendo sé, pone anche il mondo. «Tutta la natura e tutta la storia è, in quanto creazione dell'Io che se la reca in seno, e la produce eternamente in se stesso, nella sua a.» (G. Gentile, Teoria generale dello Spirito come Atto puro, Firenze 1938, p. 252). In questo senso l'a., quale principio di unificazione, anzi di identificazione assoluta nell'atto spirituale, è presentata dall'idealismo come la unica via per spiegare la realtà (positività) dell'astratto e del concreto, dell'universale e dell'individuo (op. cit., p. 97 sgg.).
La filosofia cristiana respinge il concetto di a. come logicamente e metafisicamente insostenibile, e vi oppone il concetto di Dio come Atto puro, in quanto perfezione infinita, nella identità sostanziale di essere e di pensiero (v. ATTUALISMO; GENOCCHI, GIOVANNI).