AVEMPACE (Abū Bakr ibn ay-Šā'ig, dal soprannome di ibn Bāǧǧah o Bāǧah, che i Latini volsero in Avempace). - Filosofo, matematico, medico e cultore di musica, n. a Saragozza sulla fine del sec. XI, m. a Fez nel 1139. Pare sia stato il primo nell'Occidente arabo a tentare una filosofia puramente speculativa a differenza degli Arabi d'Oriente portati alla riflessione mistica. Tra le molte opere da lui scritte, secondo la consuetudine del tempo, in ogni ramo dello scibile, interessano la filosofia un trattato-commento al De Anima, la Epistula expeditionis (o continuationis, secondo gli scolastici) che nel testo originale suona piuttosto Lettera degli addii, ed una vasta opera, Il Trattato del solitario.
Oltre a questi saggi, arrivatici frammentari e che sono stati studiati da S. Munk, è stato di recente individuato da M. Asin Palacios ed ora pubblicato nell'originale arabo un Trattato sopra l'unione dell'intelletto con l'uomo: per il fatto che vi sono citate tutte e tre le opere sopraindicate, il trattato è da ritenersi ad esse posteriore e quindi come l'ultima parola di A. sull'argomento. L'uomo raggiunge la felicità, e si costituisce anzi nella dignità di persona razionale, nell'unione prima con gli intelligibili puri e poi con l'unico intelletto attivo (separato). Tre sono i generi di forme: materiali sensibili, immateriali intermedie (della fantasia) e immateriali pure; queste sono l'effetto dell'intelletto in atto che è insieme l'intelligibile in atto e il motore primo dell'uomo (§ 5). L'unione con l'unico intelletto in atto è dono di Dio e ricompensa delle virtù nella presente e nella futura vita (§ 7). Il volgo si ferma di solito al primo grado delle forme immaginative e così coloro che si danno alle arti pratiche; alcuni salgono alla sfera degli intelligibili, nelle scienze pure; pochi arrivano all'unione con l'intelletto in atto che dà la felicità perfetta inammissibile. In questo grado l'oggetto e il soggetto
dell'intellezione sono una medesima cosa e perciò l'intelletto è numericamente uno e molteplice (§§ 13-14). L'intelletto attivo è come il sole che tutto illumina (§ 16) e a tutti si fa presente secondo le varietà delle disposizioni. La molteplicità degli individui, giunti al grado supremo, riguarda solo quella degli organi e strumenti: tutti gli uomini del passato e del futuro diventano un solo uomo e resta fra loro la sola differenza che viene dal grado maggiore o minore di questa unione (§ 20) ed anche per la distanza, almeno per i maggiori ingegni, che li separa nel tempo.