
Azione Cattolica - Il conte Giovanni Acquaderni.
AZIONE CATTOLICA - Celebrazione del 30° della Gioventù femminile di A. C. Udienza del S. Padre in piazza S. Pietro (sett. 1948).
Rerum novarum e dell'aurcula di «Papa della democrazia» che circondava Leone XIII, Democrazia cristiana (v.), e cercarono di affrettare i tempi in cui, rimosso il Non expediti, i cattolici potessero avere le loro rappresentanze nei corpi legislativi. Leone XIII intervenne con l'enciclica Graves de communi, nella quale, sbarazzato il terreno dalle tendenze estremiste coperte dai nomi di Socialismo cristiano e di Democrazia sociale, precisava l'azione della Democrazia cristiana come azione di elevazione e soccorso verso «le classi umili» senza invadere il campo politico. I democratici cristiani più equilibrati come Toniolo, Meda, Crispolti, Grosoli, accolsero come una giustificazione ed una conferma del loro operato la nuova enciclica. Alcuni dei giovani, col Murri a capo, ne vollero forzare il significato e darle un meschino valore di parte, ed accentuarono le loro tendenze secessionistiche ed autonomistiche anche nei riguardi della S. Sede. La crisi giunse al suo apice al Congresso di Bologna, quando la presidenza si trovò in minoranza di fronte alla maggioranza murriana dell'assemblea. Ne vennero polemiche acerbe e penose fra cattolici. Intanto morì Leone XIII e fu eletto Pio X che vide la necessità di misure radicali. Il 30 luglio 1904 una lettera della Segreteria di Stato ai vescovi d'Italia dichiarava sciolta l'Opera dei congressi e comitati cattolici, ivi compreso il Comitato generale permanente. La A. C. fu sottoposta nella diocesi alla piena autorità dei vescovi. La riforma di Pio X segui a quasi un anno di distanza con l'enciclica Il fermo proposito che servì di guida ad un ristretto comitato per redigere i nuovi statuti. Per essi l'A. C. I. fu organizzata in quattro grandi organizzazioni indipendenti: l'Unione popolare per la propaganda culturale; l'Unione economico-sociale, per la direzione del movimento economico sociale; l'Unione elettorale per la direzione dell'attività elettorale; la Società della gioventù cattolica italiana, con le sue naturali funzioni ed attività.
Questa formula organizzativa dava responsabilità e possibilità di incremento e di apostolato alle singole Unioni, ma presentava una mancanza di organicità generale, e quindi di risultati adeguati allo sforzo. Bisogna aggiungere che intanto si erano andate e si andavano formando nuove organizzazioni, come la Federazione universitaria cattolica italiana (F.U.C.I.) nel 1892, la quale nel 1896 aderì all'Opera dei congressi, come l'Unione fra le donne cattoliche italiane nel 1908 che ebbe ben presto larga diffusione. Negli inizi del 1915 Benedetto XV volle la creazione di un organo superiore di coordinamento che fu la Giunta direttiva dell'A. C. I., eletta in seno al Consiglio direttivo dell'Unione popolare e di cui erano membri di diritto i presidenti delle altre organizzazioni. Seguì la costituzione delle Giunte diocesane, sul modello della Giunta direttiva dell'A.C.I., mentre i Gruppi parrocchiali avevano un delegato a capo gruppo.
Dopo la fine della guerra 1915-18, seguirono anni di fermento sociale e politico. Il 18 gen. 1919 un gruppo di cattolici militanti, guidati da d. Luigi Sturzo segretario della Giunta direttiva dell'A.C.I., lanciò al paese un appello per Partito popolare italiano (v.). Le ebbe enorme successo.
La S. Sede dichiarava decaduto il Non expediti e la sciava ai cattolici aperto il campo della attività politica. Ne seguì la inutilità dell'Unione elettorale cattolica che fu infatti soppressa nel febbr. 1919. Le opere economico-sociali dipendenti dall'Unione economico-sociale nel nuovo clima politico prendevano un andamento autonomo e davano luogo alla Confederazione italiana dei lavoratori, alla Confederazione cooperativa e alla Confederazione della mutualità e previdenza. Perciò l'Unione economico-sociale veniva sciolta e restava presso la Giunta direttiva soltanto un Segretario economico-sociale. Essendo sorta nel 1918 la Gioventù femminile cattolica italiana, come ramificazione dell'Unione popolare prima, e poi come associazione autonoma, venne la necessità di un coordinamento fra le forze femminili organizzate e fu l'Unione femminile cattolica italiana (U.F.C.I.), che nel 1922 ebbe una terza sezione, cioè la F.U.C.I. femminile, distaccata da quella maschile.
Segui un periodo di attenuazione, se non di crisi dell'A.C.I. Le nuove attività politiche ed economiche avevano richiesto personale dirigente in gran copia dall'A.C. non ancora rimesso in forze dopo le perdite di guerra. Inoltre un certo senso di insofferenza del paziente lavorato formativo e di apostolato proprio dell'A.C. si era impadronito qua e là di certi settori.
II. IL NUOVO ORDINAMENTO DI PIO XI
La ripresa in pieno si ebbe con questo grande Pontefice, che fin dall'inizio del suo pontificato volle fare dell'A.C., in Italia e nel mondo, un caposaldo del suo programma. Nella sua prima enciclica Ubi arcano Dei egli preciso chiaramente la natura, il fine, i mezzi, l'obbligatorietà dell'A.C. e ben presto passò al riordinamento. Esistevano già tre grandi organizzazioni di massa ben definite, e cioè la Società della gioventù cattolica italiana, l'Unione fra le donne cattoliche, la Gioventù femminile cattolica italiana e in più la F.U.C.I. Fu sciolta la Unione popolare e sorse la Federazione italiana uomini cattolici.Si perfezionarono gli organi coordinatori, e cioè la Giunta centrale dell'A.C., la Giunta diocesana, il Consiglio parrocchiale. Accanto alla Giunta centrale i nuovi statuti prevedevano la istituzione di speciali uffici di studio dei problemi di alcuni settori particolari della vita cattolica, col nome di Segretariati. Se ne ebbero prima due, Segretariato pro schola e Segretariato per la moralità, poi in seguito fu aggiunto quello per la cultura. Per l'attività economico-sociale invece, al posto dell'esistente e poco efficiente segretariato omonimo, sorse l'Istituto cattolico di attività sociali con un compito scientifico di studio e valutazione dei problemi sociali, ed un compito pratico di assistenza tanto dell'A.C. che delle istituzioni economico-sociali.
Intanto il totalitarismo fascista avanzava inesorabile e distruggeva tutti quegli organismi che non si lasciassero assorbire. Sciolti i partiti, anche i sindacati liberi furono soppressi, e quindi anche la Conferazione italiana dei lavoratori. L'A.C.I. allora costituì quelle che si dissero Sezioni professionali. Esse non avevano scopi sindacali, gelosamente vigilati dal Sindacato statale, ma scopi religiosi morali e di studio.
Questa organizzazione così chiara e serrata delle forze cattoliche fu l'unico baluardo capace di resistere alla pressione fascista. Pio XI ne volle il riconoscimento ufficiale nel Concordato e fino alla morte ne fu difensore imperterrito. E ciò in qualche momento diede luogo a situazioni drammatiche. Nel 1927 era stata infatti soppressa l'Associazione scoutistica cattolica italiana (A.S.C.I.) per irregolarmente tutti i ragazzi nella Opera nazionale Balilla (O.N.B.). Poco dopo si sciolse da sé la Federazione associazioni sportive cattoliche italiane (F.A.S.C.I.). Ormai non restava che la raccaforte, l'A.C. propriamente detta, e l'assalto fu dato nel maggio del 1931. Dopo una violenta campagna di stampa, il 30 del mese un'ordinanza della Pubblica Sicurezza scioglieva tutte le associazioni giovanili di ambedue i sessi. Pio XI reagì con energia. Protestò in ogni forma e modo, affidò ai vescovi la cura e tutela dell'A.C. in diocesi, e finalmente pubblicò una lettera solenne «Non abbiamo bisogno» (29 giugno 1931) in cui difese in pieno l'A.C. e rilevò la illegalità e la prepotenza del gesto compiuto dal governo.
Dopo laboriose trattative, il governo dovette ce
dero. Nell'accordo seguito alcune variazioni furono introdotte negli statuti dell'A.C.; i dirigenti ecclesiastici e laici verrebbero nominati dall'autorità ecclesiastica e non eletti dai soci; la bandiera dell'A.C. I. sarebbe stata quella nazionale, i circoli prenderebbero il nome di Associazione di A.C. Dopo questa parentesi dolorosa, tutta l'organizzazione cattolica fu come messa sotto una più diretta tutela dell'autorità ecclesiastica, l'assistente formò col presidente la Presidenza, il carattere diocesano fu accentuato sopprimendo la Giunta centrale e sostituendola con un semplice Ufficio generale che poteva adunare una Consulta composta degli assistenti e dei presidenti delle organizzazioni nazionali. Poco dopo (1934) fu soppressa anche l'Unione femminile cattolica italiana (U.F.C.I.) come organo di collegamento fra le organizzazioni femminili cattoliche, demandando alla Presidenza dell'Ufficio generale tale funzione. Non furono più tenute le annuali «Testimane sociali».
Eppure in tanta difficoltà esterna di movimento la vitalità interna dell'A.C. I. era imponente. Sorsero nuove sezioni specializzate e cioè la Sezione maestri e la Sezione laureati, s'istituì l'Ufficio del quotidiano, si organizzò la Peregrinato ad Petri sedem come organo permanente per favorire e vigilare l'afflusso dei pellegrini a Roma.
III. Sotto il pontificato di Pio XII
L'A.C.I., come organismo vivo e sensibilissimo, ha svolto la sua attività e adattato i suoi statuti e programmi alle nuove possibilità ed esigenze del momento. Fin dall'inizio del suo governo Pio XII affidò l'«alta direzione» dell'A.C. I. ad una Commissione composta di tre cardinali vescovi residenziali, e cioè al card. Lavitrano, arcivescovo di Palermo, come presidente, al card. Boetto, arcivescovo di Genova, ed al card. Piazza, patriarca di Venezia, con segretario mons. Colli, vescovo di Parma, avente funzioni di direttore generale dell'A.C. I. e di assistente ecclesiastico generale. Anche nelle diocesi si ebbero, al posto delle Giunte diocesane, e nelle parrocchie al posto dei Consigli parrocchiali, le Consulte diocesane e parrocchiali presiedute rispettivamente dal vescovo e dal parroco e dai loro delegati.Intanto sopravvenne la seconda guerra mondiale e l'attività dell'A.C. I. fu tutta presa dallo sforzo di resistere e sopravvivere alla bufera, e da un'accesa attività caritativa verso tutti i bisognosi. Quando le vicende belliche spezzarono in due l'Italia con la linea gotica, Pio XII nominò un direttore ad interim per il centro-sud, mentre al nord i vescovi provvedevano a stabilire alcuni organi provvisori come la Consulta Alta Italia a Milano.
Ma la guerra non era ancora terminata, che già si creavano gli organismi per adeguarsi al nuovo clima di libertà ed alle nuove possibilità di lavoro. Il bisogno di avere una rappresentanza presso l'autorità statale, che comprendesse tutto il mondo femminile organizzato anche in altre associazioni fuori dell'A.C., fece sorgere il Centro italiano femminile (C.I.F.) con funzioni appunto federative e di rappresentanza. Ri
AZIONE CATTOLICA -

Azione Cattolica - Celebrazioni dell'80* della Gioventù maschile di A. C. Sfilata al monumento del milite ignoto (sett. 1945) - Roma.
Celebrazioni dell'80° della Gioventù maschile di A.C. Sfilata al monumento del milite ignoto (sett. 1948) - Roma.
AZIONE CATTOLICA - I Fanciulli di A. C. in attesa del Papa nel cortile di S. Damaso (luglio 1947).
sorsero gli Esploratori cattolici e ripresero il loro nome di Associazione Scoutistica cattolica italiana (A.S.C.I.). Si riorganizzò il movimento sportivo attraverso la creazione del Centro sportivo italiano (C.S.I.), mentre si organizzavano pure le giovani in Federazione associazioni ricreative (F.A.R.I.). Al Centro cattolico cime matografico e radiofonico si aggiungeva il Centro cattolico teatrale formando così tutte e tre i centri un Ente dello Spettacolo.
Appena avvenuta la liberazione di Roma, il sindacalismo italiano diede vita alla Confederazione generale italiana del lavoro (C.G.I.L.) a tipo unitario con la presenza cioè nello stesso sindacato di categoria anche dei lavoratori cattolici militanti. Ad ovviare agli inconvenienti di questa convivenza, sorsero le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani (A.C.L.I.) (v.) con scopi presindacali e parisindacali, oltreché religioso-morali, e la loro funzione rimase e si allargò anche quando, per la faziosità comunista, l’unità sindacale fu rotta (luglio 1948) e nacque la Libera Confederazione generale italiana del lavoro (L.C.G.I.L.).
Gli Statuti del 1946 furono un ulteriore aggiornamento organico dell’A.C.I. Essi ebbero le seguenti caratteristiche: riaffermata l’unità fondamentale dell’A.C.I. pur nell’articolarsi dei vari rami (art. 3); responsabilità maggiori dei laici nel campo della direzione pratica e nella esecuzione delle opere di apostolato; estensione della funzione coordinatrice dell’A.C.I., quale «ordinamento principe» dei cattolici militanti, ad altre «Istituzioni cattoliche di educazione, di propaganda, di beneficenza, di credito e in genere di utilità sociale, come strumenti qualificati del suo apostolato» (art. 2). I rapporti fra l’A.C.I. propriamente detta e tali istituzioni cattoliche potranno essere o di dipendenza o di coordinamento, o anche di semplice adesione. Per il coordinamento delle attività di apostolato sociale dell’A.C.I. e delle opere cattoliche ad essa coordinate ed eventualmente delle istituzioni ad essa aderenti, fu istituita la Consulta generale (art. 13) al Centro nazionale, la Consulta diocesana in diocesi (art. 38) e la Consulta parrocchiale nella parrocchia (art. 55).
Avendo le Sezioni maestri e laureati ottenuta la piena figura giuridica di associazioni, il quadro organizzativo dell’A.C.I. risultò così composto: l’Unione uomini, l’Unione donne, la Gioventù maschile e la Gioventù femminile, che sono a base nazionale, diocesana e parrocchiale, la Federazione universitaria cattolica italiana, il Movimento laureati e il Movimento maestri, che sono a base nazionale e diocesana (art. 3).
La dipendenza dalla gerarchia ecclesiastica fu espressa al Centro nazionale da una Commissione episcopale e per essa dal «prelato segretario» della medesima Commissione che ebbe pure le funzioni di «Assistente ecclesiastico generale» (art. 5); nelle diocesi dal proprio vescovo che ebbe un suo «delegato per l’A.C.I.» con funzioni di «assistente diocesano dell’A.C.I.» (art. 34); nelle parrocchie dal rispettivo parroco (art. 52). Presso la Presidenza centrale e presso quelle diocesane sono istituiti dei Segretariati con compiti di consulenza e di esecuzione per settori particolari di attività, come quello della moralità, dell’edu

sorsero gli Esploratori cattolici e ripresero il loro nome di Associazione Scontistica cattolica italiana (A.S.C.I.). Si riorganizzò il movimento sportivo attraverso la creazione del Centro sportivo
AZIONE CATTOLICA ITALIANA – AZZOGUIDI BALDASSARRE
cazione, ecc. I nuovi statuti mirarono a porre l'A. C. veramente al centro di tutto il movimento di restaurazione cristiana della vita individuale e sociale.
Per la stampa dell'A. C. I.
V. STAMPA CATTOLICA ITALIANA
Vedi Tavv. XXXVII-XXXVIII.BURL.: F. Olgiati, Storia dell'A. C. I., 2a ed., Milano 1922; E. Vercesi, Il movimento cattolico in Italia, Firenze 1923; E. Soden, Leone XIII, 3 voll., Milano 1932; A. Cavagna, Collaborazione Apostolica, Milano 1932; P. Rota, Adivva illos, Roma 1942; A. Dalla Torre, I cattolici e la vita pubblica italiana, Città del Vaticano 1944; G. Dalla Torre, A. C. e Fascismo, Roma 1944; A. De Gasperi, Uomini e tempi che prepararono la Rettura, Roma 1946; G. Anichini, I cinquant'anni della F.U.C.I., Roma 1946; L. Civardi, Manuale di A. C., 1a ed., Roma 1947; Il movimento laureati dell'A. C., Roma 1947; la collezione del Boll. Ufficiale dell'A. C. I. e de L'Assistente Ecclesiastico, Luigi Cardini.

