AZIONE CATTOLICA ITALIANA (A. C. I.) - Le condizioni del cattolico esimo in Italia verso la metà del secolo scorso erano particolarmente delicate. Nel campo politico prendeva sempre più piede l'idea dell'unità d'Italia, con conseguente eliminazione degli statelì in cui era divisa e quindi anche dello Stato Pontificio. I promotori di questo movimento di fronte alla resistenza della S. Sede, iniziarono una campagna anticlericale che aveva per primo obiettivo di staccare i sudditi dello Stato Pontificio dal loro sovrano, il Papa, ma che, nelle intenzioni di alcuni capi e nel desiderio espresso delle stesse massoniche, mirava alla distruzione del papato. Il popolo rimaneva attaccato alla religione, ma più per una tradizionale forma di religiosità, che per illuminata coscienza cristiana, essendo venuti a maturare i frutti dell'invazione del «giuseppinismo» del secolo precedente, per cui un clero ed un popolo ignoranti erano i più adatti per essere dominati. Bisogna aggiungere a questi rilievi di ordine nazionale quelli più generali fatti in tema di A. C. e si ha il quadro delle condizioni in mezzo alle quali ad un certo momento scocca la scintilla che dà origine all'incendio.
La scintilla si accese dopo il Congresso cattolico di Malines del 1863, al quale partecipò l'avv. G. B. Casoni con alcuni altri. Al ritorno essi lanciarono l'idea di una Associazione cattolica per la libertà della Chiesa in Italia. Pio IX la riconobbe nel 1866, con breve del 4 apr., ma l'associazione durò appena un mese, e i suoi dirigenti furono perseguitati con misure di polizia. Nemmeno un anno dopo nella stessa Bologna, in cui era nata e morta l'iniziativa precedente, il conte Mario Fani e Giovanni Acquaderni promossero la fondazione ITALIA (v.). Pio IX approvò la nuova società il 2 maggio 1868, la prima sede centrale fu Bologna e l'Acquaderni primo presidente. Questo fu come il segnale per una fioritura molteplici di società e di opere con fini particolari diversi, ma con anelito comune: scuotere l'apatia dei cattolici e fare di essi dei difensori dei diritti di Dio e della Chiesa, e del papato.
In conseguenza di questo fremito di ioscosa, la Società della gioventù cattolica poté farsi promotrice di un Congresso dei cattolici italiani, che si tenne infatti a Venezia nel 1874. L'anno seguente si tenne il nuovo Congresso ed in esso si fece il voto che l'iniziativa divenisse stabile e organica. Sorse così l'Opera dei congressi Italia (v.), che ebbe questa organizzazione: un Comitato generale permanente a Roma, Comitati regionali, diocesani e parrocchiali.
Una duplice crisi, nel movimento dei cattolici organizzati in Italia, si ebbe quando ormai l'Opera dei congressi in 20 anni di lavoro era divenuta potente per numero di aderenti e per la molteplicità di iniziative religiose sociali promosse, anche come valida contrapposizione al sole nascente del socialismo.
La prima crisi fu breve e dal'esterno e cioè lo scioglimento delle opere cattoliche fatto dal ministro on. Di Rudini nel turbinoso anno 1898.
Oltre 6 mila di tali opere furono oggetto del provvedimento, sotto l'imputazione di essere «sodalizi sovversivi dello Stato». Leone XIII protestò con la lettera ai vescovi del 5 ag. 1898 per lo scioglimento e per l'iniqua motivazione; l'opinione pubblica fu sfavorevole al governo, cosicché quando lo stato d'assedio in tutta l'Italia cessò, i cattolici poterono riprendere le attività sospese.
Ma ben più grave fu la crisi che l'A. C. I. ebbe dall'interno che si polarizzò sui nomi di Paganuzzi, presidente dell'Opera dei congressi, quale rappresentante dei vecchi, e d. Romolo Murri che guidava i giovani. Questi, che formavano l'ala sinistra del movimento cattolico italiano, miravano soprattutto alle esigenze sociali dell'ora e, forti della dottrina della
