BACHIARIO

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BACHIARIO. - Scrittore ecclesiastico del principio del sec. V. È autore di due importanti opuscoli, De fide, e De reparatione lapsi. In questo si rivolge a Gennaro, abate di un monastero, perorando la causa di un monaco e diacono che era caduto in peccato con una vergine consacrata. Nel De fide presenta a Roma la propria professione di fede circa la Trinità, l'Incarnazione, l'origine delle anime, la natura dell'uomo, la risurrezione della carne, la natura e l'origine dei demoni, il digiuno, il canone delle scritture, gli apocrifi. Sono i temi ben noti dei simboli antipriscillianistici.

Secondo Gennadio, B. era monaco, e dai suoi scritti sembra essere stato lui stesso diacono e forse abate. Spagnolo, anzi propriamente galiziano, come tale aveva sofferto ostilità e accuse per sospetto di aderenze e simpatie priscillianistiche. Quindi, poco dopo il Sinodo di Toledo del 400, che aveva riammesso ufficialmente i galiziani nella comunione dei vescovi cattolici, sarebbe stato come il portavoce dei suoi compagni patrioti per difenderli dalle accuse e sospetti che non cessavano di addensarsi a Roma contro di loro per parte dei vescovi della Betica e della Cartaginese. È innegabile che i suoi scritti hanno un aspetto ortodosso, e ci vuole della sottigliezza per trovarvi i segni di un'anima realmente priscillianista e originista.

Parecchi hanno pure pensato che B. fosse vescovo, e come tale l'hanno voluto identificare con il misterioso Peregrinus episcopus revisore ed editore dei Canones epistularum Pauli Apostoli di Priscilliano (contenenti il famoso comma Iohanneum). Peregrinus sem

bra pure aver raccolto in un solo corpus i vari libri della Volgata latina geronimiana. Altri ancora hanno cercato di rivendicare altri opuscoli anonimi a questo oscuro personaggio, del quale già Gennadio confessava di non aver trovato fuori del De fide, alcun altro dei grata opuscula che gli erano attribuiti.

BIBL.: Il De fide e il De reparatione lapsi furono editi da Fr. Florio, Roma 1748 (PL 20, 1015-62). Cf. Gennadio, De viris inlustribus, 24; O. Bardenhewer, Geschichte der altkirchlichen Literatur, III, Fr. Brügge in Br. 1912, p. 412; A. Lambert, S. V. in DHG, VI, coll. 58-68; B. Altaner, Patrologia, vers. ii., Torino 1940, p. 254.

Per ipotesi particolari a. A. Lapòtre, La «Cena Cypriani» et ses émigres. X: l'auteur, in Recherches de science religieuse, 3 (1912), pp. 595 seq. e J. Duhr, Le «De fide» de Bacharius, in Rev. d'hist. ecclé., 24 (1928), pp. 5 seq. 301 seq. (sarebbe autore del De cana Cypriani, del De Sodoma, del De Iona, dell'Epistola ad Turasium, e avrebbe scritto il De fide circa il 384 contro s. Girolamo). Fr. Florio ha tentato di attribuirgli il pseudogastiniano De Incarnatione Verbi ad Iannarum, che sarebbe lo stesso Gennaro destinatario dell'Epistola. Il G. Morin, Paget inédites de l'écrivain espagnol Bacharius, in Bull. d'an. litt. et d'arch. chrét., 4 (1914), p. 117 seq., lo crede redattore delle due lettere di una religiosa spagnola nel codice Sangallese 190. Mac Inerry, St. Mochta and Bacharius, Dublino 1923, l'ha voluto identificare con il Bacharius vescovo di Siviglia del VII sec. Per le relazioni fra B. e Peregrinus V. Priscilliani quae supersunt, ed. Schepss, in CSEL, 18, p. 107 seq.; Th. Stangel, Zu Bacharius, in Berliner Philol. Wochenschrift, 37 (1917), pp. 868 seq., 912 seq., 966 seq.; J. De Bruyne, Etudes sur la Vulgata en Espagne, in Rev. Bénéd., 31 (1919), p. 373 seq.; L. M. Bover, Bacharius Peregrinus?, in Estudios eclesiásticos, 7 (1928), p. 361 seq.; Ad. d'Ales, Priscillien et l'Espagne chrétienne, Parigi 1936, p. 134 seq.; J. Madoz, Una nueva redacción del «Libellus de Fide» de Baquiaro, in Revista española de teología, 1 (1941), p. 457 seq. (importante).