BADIA DI S

BADIA DI S. BENEDETTO. - La sua origine Pomposa (v.) quando, divenuta essa inabitabile per le condizioni createvi dalla commenda e dalla malaria, i monaci decisero di trasferirsi in città. Ivi già Sisto IV aveva concesso nel 1476 alla Congregazione di S. Giustina il priorato di S. Marco, appartenente prima ai canonici di S. Frediano di Lucca, e questo titolo di priore di S. Marco fu congiunto con quello di abate di Pomposa, quando anche questa insigne badia veniva affidata nel 1492 alle cure della stessa congregazione. Ma, stabilito l'abbandono di Pomposa, si pensò di erigere un nuovo monastero di cui la prima pietra fu posta il 3 luglio 1496, con le loro proprie mani, dal duca Ercole I e dal vescovo di Adria, Niccolò M. d'Este.

I monaci furono espulsi dal monastero, ridotto ad ospedale per i feriti, il 23 marzo 1797. L'anno seguente venne il decreto di soppressione; la chiesa fu allora ridotta a magazzino e, più tardi, anch'essa ad ospedale; le ossa dell'Ariosto che da lungo tempo vi avevano trovato sepoltura, per ordine del generale Miollis, vennero trasferite nella Biblioteca comunale nel 1801.

Nel 1812 il tempio fu restituito al culto ed eretto in parrocchia, mentre il monastero restò all'amministrazione militare a solo nel 1912 fu in parte concesso ai Salesiani, i quali vi aprirono il collegio intitolato a S. Carlo, il Santo che vi aveva dimorato nel 1580. Già ricco di opere d'arte, ha tre magnifici chiostri, danneggiati durante l'ultima guerra. La biblioteca e l'archivio, già di Pomposa, restarono in parte dispersi: più di 2000 pergamene vennero però in possesso dei monaci di Montecassino. La chiesa, di recente restaurata a cura di mons. Benedetto Pavani, è stata quasi interamente distrutta dai bombardamenti aerei. - Vedi tavv. LXXVII-LXXVIII.

BIBL.: G. Medu, Il tempio di S. Benedetto in F., Ferrara 1927; Cottineau, I, s. 1128. Tommaso Leccisotti
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“BADIA DI S.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 717. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/badia-di-s.