FERRARA, ARCIDIOCESI di. - Nell' Emilia; si trova interamente nella provincia omonima che contiene anche l'intera diocesi di Comac-
chio e parte notevole delle arcidiocesi di Bologna e Ravenna. La provincia ha una superficie di kmq. 2622 con ca. 500.000 ab., mentre l'arcidiocesi si estende per 1218 kmq. e conta 219.986 ab., dei quali 217.090 cattolici (1948).
La città entro le mura è formata da due zone, a sud la più antica, a nord la parte nuova, con planimetria regolare, ideata dal duca Ercole d'Este (1471-1505) e realizzata da Biagio Rossetti; il centro è costituito dalla Cattedrale, dal castello e dai palazzi arcivescovile e comunale. Fuori le mura la città si è molto sviluppata a sud ed a nord-ovest dando vita a numerose industrie. La campagna circostante è ricca di prodotti agricoli. Il Po facilita la navigazione interna, come nell'antichità, mediante la linea fluviale che collega Venezia con Milano, e, tra non molto, con la Svizzera.
L'arcidiocesi è suddivisa in 99 giurisdizioni ecclesiastiche (parrocchie e curazie) con 147 sacerdoti diocesani, 11 comunità maschili con 56 padri e 15 fratelli laici, 55 comunità femminili, con oltre 650 religiose (1950). È immediatamente soggetta alla S. Sede.
Il patrono è s. Giorgio (festa il 24 apr.).
STORIA. - F., la cui etimologia è incerta, ma sicuramente medievale, ha origini oscure che si fanno risalire al periodo romano, come dimostrano i resti archeologici.
Posta alla biforcazione del Po di Volano con quello di Primaro, sulla via che da Ravenna, risalendo il corso del Po, passava per Ostiglia e raggiungeva il Brennero, ebbe importanza per il dominio delle terre e delle valli
circostanti. Mentre mancano notizie precise per F. romana, si hanno notizie su Voghenza o « Vicus Aventinus » a ca. 13 km. dalla città. Ivi si rinvennero numerosi sarcofagi pagani. I primi documenti (774) ricordano il passaggio del ducato di F. dal potere dei Longobardi a quello dei pontefici che lo ressero per mezzo dei vicari, tra i quali si possono ricordare i marchesi di Canossa.
Poi, in regime comunale, vi dominarono alternativamente le famiglie Torrelli-Salinguerra ghibellini, e i Marche-
(lat. Vecchi e Giacomo)
FERRARA, ARCIDIOCESI di - Musaico con monogramma costantiniano e lucerne fitili (sec. iv) - Ferrara, Museo archeologico di Schifanoia.
selli-Adelardi guelfi. Con dedizione spontanea F. si assoggettò ai marchesi d'Este (sec. XIII) che, come vicari della Sede Apostolica, la governarono fino al 1597. Lo splendore a cui assurse in questo periodo la resero una delle corti più sfarzose e colte d'Italia. Gli Estensi vi costruirono il castello (1385), vi fondarono l'università (1391), introdussero ben presto la stampa (1471), ampliarono la città, circondandola con solide mura, eressero ville nella campagna circostante, ebbero legami di parentela con papi e regnanti dell'epoca. Furono signori dei ducati di Modena e Reggio, della contea di Rovigo e della Garfagnana. Estintosi il ramo diretto della famiglia Estense (1597) il ducato di F. fu governato sempre dai cardinali legati, tra cui si distinsero il card. Caraffa (1778-1786), il card. Odescalchi, poi papa Innocenzo XI (m. nel 1689). Dal 1796 al 1815 seguì le sorti d'Italia e con il trattato di Vienna tornò ai papi, ai quali fu di nuovo tolta nel 1859 e annessa al Regno d'Italia il 18 marzo 1860.
I primi evangelizzatori di F. vennero con ogni probabilità da Ravenna, cui la città rimase soggetta spiritualmente e temporalmente fino al sec. VIII.

(lat. Vecchi e Giacomo)
La diocesi fu suffraganea di Ravenna, poi per la donazione di Carlomagno (774) passò direttamente sotto la S. Sede, nonostante le pretese degli arcivescovi di Ravenna; prevalse infine la decisione di Roma che troncò ogni questione, elevando la sede ad arcivescovato (1735). Vi morì Urbano III nel 1185 e fu sede del Conclave da cui uscì papa Gregorio VIII (1185) e del XVII Concilio ecumenico (1438-1439) per l'unione delle Chiese orientali, recando in tale occasione largo contributo allo sviluppo della cultura umanistica. Per la morte prematura di Alessandro VI fu sospesa l'erezione a sede metropolitana, grado che ottenne solo con Napoleone avendo come suffragance le diocesi di Comacchio, Mantova, Rovigo e Verona. Ora è solo sede arcivescovile-metropolitana senza suffragance e fa parte della provincia « Flaminia » (Romagna). La diocesi aveva un Sacramentario (Rituale) proprio, soppresso in seguito all'edizione di quello tipico di Paolo V (1619). Rituali e Ordines hanno tramandato qualche particolarità di notevole importanza, tra cui le stazioni quaresimali richiamate in vigore dall'attuale arcivescovo (1942). Per il Concilio di F., V. FIRENZE, CONCILIO di.
Tra i personaggi illustri, specie nel periodo estense, sono da citare: SAVONAROLA, GIROLAMO (v.), i cardinali estensi, costruttori della Villa d'Este di Tivoli e mecenati dell'Ariosto e del Tasso; C. Calcagnini, enciclopedico del sec. XVI; il card. Guido Bentivoglio (m. nel

(fot. Vecchi e Graziani)
Il maggior istituto ecclesiastico, fino a pochi anni or sono (1932), era la facoltà teologica, trasferita dalla locale università nel seminario arcivescovile; presentemente questo raccoglie per l'insegnamento i migliori elementi del clero diocesano.
L'accennata Biblioteca Ariostea, fondata dal card. Bentivoglio, fu arricchita di manoscritti dell'Ariosto, del Tasso ecc., con 120.000 volumi, 1500 incunaboli, codici miniati. Però la biblioteca ecclesiastica più fornita, quantunque non aggiornata, è quella del Seminario con oltre 20.000 volumi e diversi incunaboli. Preziosi codici miniati della Scuola ferrarese (1477-1535) possiede la Cattedrale (24) mentre quelli della Certosa (26), furono trasferiti nel Museo di Schifanoia.
Ricchi di pergamene (sec. X), di catasti medievali (sec. XIII) e di statuti (sec. XII) sono gli archivi della Curia arcivescovile, del Capitolo metropolitano e dei residui ecclesiastici.
Insieme con le altre arti liberali fiori anche la musica. Dai trovatori provenzali ai maestri della cappella di corte, dalle Accademie ducali a quelle dei conventi di clausura (S. Vito, S. Antonio, S. Silvestro), dai teatri rinomati alle raccolte di strumenti preziosi, dal Luzzasco e Monteverde al Frescobaldi che, col Pasqualini, fu organista della Cappella Giulia della Basilica Vaticana. Si ricorda pure il maestro Ravegnani, uno dei pionieri del canto gre-

(fot. Vecchi e Graziani)
(fot. Ferrari e Graziani)
MONUMENTI. - Si conservano i plutei del primitivo ambone di Voghenza, con l'epigrafe: « De donis dei, et sec Marie et sci Stefani temporibus dom. Georgio ven. eps hunc pergamum fecit ind. 11 » dell'a. 539, datazione confermata da B. Berenson, contro le interpretazioni di L. A. Muratori, del Robault de Fleury e di A. Friasi. Un caperchio di sarcofago del 548 con l'iscrizione: « In ne dni temporibus dni matricini vb episca servus tuus serviens tibi fecit ind. XI ».
Si ricorda anche l'iscrizione di una chiesa del 586 edificata dal vescovo Vittore « ut pestes inguinaria non pertranseat fines nostros ».
Tre sarcofagi poco noti del sec. v-vi, tre vasche battesimali bizantine, ed altri piccoli reperti venuti alla luce durante i restauri dell'arcipretale di Voghenza (1046) mentre sono testimoni della vitalità del cristianesimo nei primi secoli danno speranza ad ulteriori ritrovamenti.

ABBAZIE E MONASTERI. - Quantunque fuori del territorio ferrarese, la millenaria abbazia di Pomposa è legata alla diocesi di F. per la filiale di S. Benedetto, a 3 navate, con 3 chiostri rinascimentali, costruita in città alla fine del sec. xv, erede del suo splendore storico ed artistico.
Altre abbazie di notevole valore storico ed artistico, ora laicizzate o ridotte, sono: la millenaria abbazia di S. Bartolomeo con abside bizantina; quella di S. Giorgio fuori le mura, antica cattedrale d.l sec. vii all'xi e già sede dell'abate generale degli Olivetani; l'abbazia leteranense di S. Giovanni del sec. xvi, sede dei cavalieri di Malta dal 1826 al 1834; infine la grande Certosa del sec. xv, che da oltre un secolo racchiude le spoglie dei cittadini ferraresi.
I SANTUARI. - Tra i santuari, i più celebri sono: quello della Madonna delle Grazie nella stessa Metropolitana; quello del Prodigioso Sangue sprizzato dall'Ostia alla frazione della Sacre Specie il 28 marzo 1171, e ancora visibile nella basilica di S. Maria in Vado; quello del Crocifisso di S. Luca, opera bizantina apparsa nelle acque del Po nel 1128; quello della b. Beatrice II d'Este (m. nel 1264), le cui reliquie si conservano nel monastero di S. Antonio, contenente un ricco complesso della pittura ferrarese dal sec. xiii al sec. xvii; quello di S. Maurelio (m. nel 657) i cui resti sono conservati in una cassa d'argento cesellato del sec. xv; quello del Corpus Domini fondato e santificato dalla presenza di s. Caterina Vigri che vi ebbe le visioni e vi scrisse le opere ascetiche;
quello del b. Giovanni Tavulli da Tosignano (m. nel 1446). In diocesi esistono i santuari della Madonna della Pioppa e del Poggetto, che da secoli riscuotono molta venerazione.
Nel campo architettonico si possono notare tre « tipi » di chiese ferraresi: il primo è proprio dalle chiese gotiche del sec. xiv e xv, le cui notevoli tracce sono conservate quasi esclusivamente nelle facciate e cioè: unico vano, facciata semplice con cuspide, acroteri, portale centrale sormontato da un rosone e fiancheggiato da due finestre; ogni elemento architettonico è decorato da graziosi cotti, caratteristica dell'arte decorativa prerinascimentale ferrarese. Il secondo tipo, più vario del primo, si sviluppa nel sec. xvi per opera del Rossetti; ha grandiose basiliche e tre navate con transetto e fastosa decorazione, la facciata con volute e con acroteri, a due piani di cui l'inferiore ritrae lo stile interno. Il terzo tipo, delle chiese del forese, si può raggruppare intorno al Foschini (sec. xviii); gli interni ad unico vano risentono del periodo barocco, ma risolvono le esigenze del culto.
Le arti figurative sono state molto coltivate fin dalla loro origine. La Cattedrale è arricchita da un complesso di sculture che vanno dal sec. xii, con le sculture di Niccolò e dell'Antelami (sec. xiii) nella facciata, ai capolavori del Baroncelli, Paris, che formano il gruppo della Crocifissione, ai cotti dei Lombardi, alle acquassantiere dei Vaccà e alle statue decorative del Ferrari.
A questo complesso vario della Cattedrale si aggiungono le opere sparse per le chiese della città: La Pietà in colto del Mazzoni (sec. xv), il monumento funebre di Barbara d'Austria al Gesù (sec. xvi) e le tombe sparse qua e là tra cui quelle famose degli Estensi al Corpus Domini (sec. xvi) e dei Villa a S. Francesco.
Nel museo della Cattedrale, oltre alla dette sculture allegoriche dei mesi, si conserva la Madonna del melograno di Jacopo della Quercia ed una statuetta ritenuta un S. Ambrogio, del medesimo autore. Nelle altre chiese, benché spogliate nelle soppressioni del secolo scorso, si conservano ancora ottime tele del Tura, Francia, Ca-
(fot. Alinara)
FERRARA, ARCIDIOCESI di - Madonna del melograno, Scultura di Jacopo della Quercia (1408) - Museo della Cattedrale.
rofalo, Dossi, Guercino e di altri autori della scuola ferraresa dei secc. XV-XVIII.
Il musico è rappresentato dall'unicum del Duomo raffigurante una testa della Besta Vergine, appartenente alla decorazione dell'arco trionfale delle Cattedrale e nel quale era conservato uno dei primi esemplari della nostra poesia volgare: « Li mille cento trenta cenque nato - fo questo templo a San Giorgio donato - da Ghelmo ciptadin per so amore - e mea fo l'opra Nicolao Scolpiore ».
La miniatura fiori fin del sec. XII, in cui il monaco Giovanni Aldighieri (1195), antenato di Dante che da F. trasse l'ava ed il « nome », figura come provetto alluminio; assurse al massimo splendore con i miniaturati della Bibbia di Borso e dei corali sopracitati della Cattedrale e della Cortesa.