BALAAM (CBR. BIL'AM)

BALAAM (cbr. Bil'am). - Mago, figlio di Beor, della città di Pethor sulla riva destra dell'Eufrate, in Mesopotamia (Num. 22,5; 6; cf. Deut. 23,5), probabilmente da identificarsi con la Pitru dei monumenti assiri e la Pedru degli annali di Thutmosis III (ca. 1500).

Fu protagonista di un episodio descritto diffusamente in Num. 22-24, ed a cui si accenna in Deut. 23,45; Ios. 13,22; 24, 9-20; Mi. 6,5; II Pt. 2,15; Iud. 11; Apoc. 2,14.

Verso la fine della loro dimora quadragenaria nel deserto, gli Ebrei, avanzando a oriente dal Mar Morto e dal Giordano inferiore, debellati i re amorriti Sehon e Og, si erano accampati nelle pianure di Moab. Balac, principe del luogo, temendo la sorte infausta dei due precedenti, inviò d'urgenza un'ambasceria a B., perché venisse a medesimo giorno e li sgomitasse con la sua virtù magica (Num. 22, 5-6). B. dapprima rifiuta di partire, dietro proibizione ricevuta dal Signore, che aveva nottetempo consultato. Nuovi messi rinnovano l'invito del re; Jahweh gli permette di accettarlo, a condizione che voglia fare quanto gli verrà da lui comandato. Ma mentre l'indovino s'incammina, Dio, sdegnatosi, gli ostacola il proseguimento del viaggio, mediante il suo angelo (Num. 22, 18. 22). Per quale motivo? Il testo, allo stato attuale, omette qualsiasi spiegazione. Forse B. nel suo intimo non si sentiva più disposto a osservare la condizione imposta da Jahweh, adesso dalle ampie promesse dell'invitante (II Pt. 2, 15 l'accusa particolarmente di venalità). L'asina su cui B. cavalcava non riusciva più a far un passo sulla diritta via, perché l'angelo le si parava innanzi. Picchiata dal suo padrone, essa miracolosamente parlò, lamentandosi. Dio concesse poi a B. di scorgere l'angelo, il quale scagionò il giumento.

Emendato nelle sue intenzioni, l'indovino, scelto in via eccezionale a strumento di rivelazioni divine, giunge presso Balac, che subito lo porta sull'altura di Bamoth-Baal, donde si vedevano i vasti accampamenti

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(prop. E. Jan)
Balaam - Particolare di sarcofago del sec. IV. Roma, basilica di S. Sebastiano.

di Israele. Immolato un gioventù e un montone su ognuno dei sette altari fatti erigere da lui sul posto, ed entrato in comunicazione con Jahweh, B. invece di maledire, benedice solennemente gli'Israeliti, giustificandosi col dire: «Non sono io tenuto a proferire solo le parole che Jahweh mi mette in bocca?» (23, 11-12). Di lì a poco, su due nuove alture benedice ed esalta altre due volte Israele.

Il re, costernato e intimorito, lo prega di partire. Ma B. rinnova il suo gesto una quarta volta, predicendo tra l'altro: «Una stella spunterà da Giacobbe, uno scettro si leverà da Israele» (24, 17); oracolo, annunziante la comparsa nel popolo eletto di un personaggio insigne per lo splendore (simboleggiato dalla stella: cf. Gen. 49,10; Is. 14,2; Apoc. 22,16), re scettro») potente.

Gli scrittori sacri sopra citati, la tradizione cattolica e rabbinica hanno riconosciuto come storica l'intera narrazione biblica di B. I Padri, gli esegui cattolici antichi e moderni hanno interpretato in senso messianico il suddetto vaticinio. Così anche la tradizione rabbinica (Tarquin di Onkelos). Notevole il fatto che, con numeroso popolo, R. 'Aqibá' (m. nel 135 d. C.) e altri dotti rabbini reputarono Messia Bar Kocheba, fautore dell'ultima riscossa nazionale dei Giudei (132 d. C.), chiamato «figlio della stella», precisamente perché pretendeva applicare a sé il vaticinio messianico di B.

L'indovino, pronunziati i suoi oracoli, ritornò nella sua terra (Num. 24, 25).

Nelle vicinanze di Settim, Israele si lasciò trascinare dalle donne di Moab e del confinante Madian (Num., 25, 1-17) a feste idolatriche ed a dissolutezze. Colui che aveva istigato queste donne a far cadere Israele in disgrazia di Jahweh fu proprio B. (Num. 31, 16); il quale non sembra che avesse abbandonato l'idolatria; difatti non per volere suo aveva benedetto il popolo eletto!

Per vendicare lo scandalo, Mosè muove una guerra religiosa ai Madianiti, di cui uccide cinque principi. Lo stesso B. rimane travolto nella loro rovina (Num. 25, 16. 17; 31, 1-16). S'era dunque indugiato in terra madianita nel viaggio di ritorno, poiché gli avvenimenti di Num. 31 seguono a breve distanza quelli di Num. 22-25 (i capp. 26-30, oltre al racconto del censimento, contengono solo elementi legislativi).

Bibl.: E. F. Sutcliffe, De unitate literaria Num. XXII, in Biblia, 10 (1926), pp. 3-30; J. Enciso, El Yahvismo de B., in Estudios Bíblicos, 3 (1931), pp. 123-29; E. Burrows, The Oracles of Jacob and B., Londra 1939; O. Eissfeldt, Die Kosmisation der Bileam-Erzählung. Eine Nachprüfung von Rudolphus Beitrag zur Hexateuchkritik, in Zeitschrift für alttestam. Wissenschaft, 16 (1939), pp. 212-41; G. H. Guyot, The Prefecry of B., in Catholic Biblical Quarterly, 2 (1940), pp. 330-40; ibid.

3 (1941), pp. 235-42; W. F. Albright, The Oracles of B. [Num. 23-24], in Journal of Biblical Literature, 63 (1944), pp. 207-33. Ermenegildo Florit

ARCHEOLOGIA CRISTIANA. — Il profeta B. venne rappresentato talvolta negli antichi monumenti cristiani sempre seguendo quanto è narrato a suo riguardo nel libro dei Num. 22, 22-35 e 24, 17. Dal punto di vista tipologico la scena più antica è quella che si riferisce alla profezia della stella e alla sua realizzazione, cioè la notissima scena del cimitero di Priscilla, interpretata finora come Isaia, mentre il raffronto con i testi contemporanei suggerisce l'identificazione col profeta B., il quale è l'unico a parlare della stella (orietur stella ex Iacob); Isaia invece parla soltanto in alcuni luoghi della luce, mai della stella; è pure da mettersi in rilievo che nella lastra marmorea di Severa del museo Lateranense la stella è quella dell'Epifania; ora è proprio B. e mai Isaia che viene citato dai Padri quando si tratta dell'Epifania. Tale scena si riscontra pure in alcuni sarcofagi cristiani. Un gruppo abbreviato è quello offerto in pitture del cimitero dei S. Marcellino e Pietro, dove figura il profeta B. che indica la stella.

Un esempio raro è quello del sarcofago rinvenuto in S. Se

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Balaam - Particolare della porta di bronzo di S. Zeno (sec. xI) - Verona.

che è presentato come il primo re di Moab (Num. 21, 26) : era forse il predecessore di B. o B. stesso. Appresa l'irreparabile sconfitta del suo potente nemico di ieri, s'impaurì, e ignorando che Dio aveva vietato agli Israel
bastiano rappresentante la scena di B. con l'asina secondo il racconto in Num. 22, 21-35 (G. Willpert e L. De Bruyne, Due sarcofagi recentemente scoperti a S. Sebastiano, in Riv. di archeol. crist., 16 [1939], pp. 253-69). La figura di B. rimane anche nell'arte medievale, sia nelle scene con l'asina, sia come figura isolata, come nella cattedrale di Siena dove è rappresentato nel pulpito di Nicola Pisano, o, con la regina di Saba, a Chartres, o, isolato, nei capitelli di Moissac.

BIBL.: K. Kunstle, Ikonographie der christlichen Kunst, I, Friburgo in Br. 1928, p. 308; I. Sauer, Symbolik des Kirchenbäudes und seiner Ausstattung in der Auffassung des Mittelalters, 2a ed., ivi 1924, pp. 289, 329, 336, 340; E. Kirschbaum, Res-onto delle Conferenze della Società di Cultori di Archeologia Cristiana, 21 (1944-45), Engelberto Kirschbaum

BALAM. - Particolare della porta di bronzo di S. Zenon (sec. XI) - Verona.

BIBL.: A. Baumstark, Geschichte der syrischen Literatur, Bonn 1922, pp. 61-62.