BALDAD (ebr. Bildadh). - Uno dei tre personaggi (con Eliphaz e Sophar) Giobbe (v.), per confortarlo nelle sue sventure (Iob 2, 11; 8, 1; 18, 1; 25, 1; 42, 9).
È detto «il Suhita», ebr. hat-Sühl; ὁ Σαυγίτης nei Settanta. Secondo documenti cuneiformi, la tribù dei Suhi abitava sulla riva dell'Eufrate, a sud di Carchemié e a nord dell'Arabia.
Nella prima delle tre discussioni svoltesi tra Giobbe e gli amici, B. appoggia la tesi di Eliphaz, secondo cui ogni sofferenza è un castigo di colpe personali. Chi tuttavia si pente, può recuperare la primitiva prosperità; il giusto poi gode di una speciale protezione divina (Iob 8). Nella 2ª discussione, B. dipinge brillantemente la felicità dell'uomo iniquo che cade infine sotto dure calamità, resta isolato e privo di posterità (Iob 18). Nella 3ª, con poche frasi contrappone la potenza di Dio al nulla dell'uomo (Iob 25, 2-6).
Nei discorsi di B., la descrizione vivace e fantasiosa prevale sulla riflessione. Egli puntelle i pensamenti di Eliphaz con l'autorità degli antichi sapienti. Solo nell'ultima discussione, vinto dalla sedezza delle argomentazioni di Giobbe, addolcisce il tono acerbo con cui aveva precedentemente discusso. Alla fine, dietro ordine divino, si associa agli altri amici nel rendere pubblicamente giustizia al grande paziente.