BALTASSAR (versione greca e Volgata; ebr. Bél-à'şşar, dall'assiro Bél-Kar-ışşur: «Bél protegge il re»). - Re della dinastia neo-caldea, a noi noto dal profeta Daniele e dalla quasi parafrasi danielica di F. Giuseppe (Antiq. Ind., X, 231-48).
Nella cena opulenta, imbandita da B. a mille ottimati, si profanarono i vasi sacri del distrutto tempio di Gerusalemme, e il re atterrito vide le dita di una mano misteriosa scrivere sulla parete di Mane Thecel Phares (v.), con cui Dio prediceva l'imminente fine del re e del regno, ad opera dei Medo-Persiani. Ciò si verificò in quella notte medesima (Dan. 5). Nel 19 e 30 anno del regno di B. (Dan. 7, 1; 8, 1), Daniele ebbe le visioni intorno ai quattro grandi imperi del mondo, al regno messianico ed alle vicende del dominio dei Diadochi ed Epigoni.
Daniele non contraddice alla storia, ponendo come ultimo re babilonese B. La Cronaca babilonese detta «di Nabonide» e il Cilindro di Ciro nominano solo Nabonide (Nabunad, 556-39) (v.); però un'iscrizione cuneiforme di Ur. reca una supplica di Nabonide al dio Sin, per ottenere la protezione su di sé e sul figlio primogenito Bél-
BALTASSAR - Il Convento di B. di Mattia Preti (sec. XVII) - Napoli, museo Nazionale.
Sar-ugur; quest'ultimo è identificato con il «figlio del re», di cui parla la Cronaca di Nabonide.
Se i documenti extrabilici tacciono sulla dignità regia di B., tutto induce a ritenere che il padre l'avesse associato al regno fin dal 542. Da iscrizioni cuneiformi, si sa che Nabonide era incito al governo, badava unicamente a collezionare divinità calde nella capitale (Babel), e verso l'anno 76, o per strana inclinazione religiosa o perché costretti, si ritirò a Temà, località isolata dell'Arabia settentrionale. E Daniele (5, 7, 16), riferendo che B. aveva promesso il terzo posto nel regno a chi fosse riuscito a interpretare l'iscrizione della parete, insinua che il primo e secondo posto fossero occupati dal padre e dal figlio.
Secondo la Cronaca di Nabonide, il 14 del mese di Tisri, Sippar sull'Eufrate fu occupata da Ciro. Nabonide, che vi era rinchiuso, fuggì verso Babel, che Gubaru (= Dario Medo di Daniele), governatore dei Gutium e capo di un'armata di Ciro, conquistava due giorni dopo. Nabonide è catturato e relegato in Carmania; mentre B., secondo Dan. 5, 30, rimane ucciso. Con ogni verosimiglianza B. a Babel non solo sostituiva il genitore nel governo dell'impero, ma presiedeva alla stessa difesa della capitale. Alla sua cena fatale alludono forse anche Senofonte, Cyropaedia, VII, 5, § 15, ed Erodoto, I, 191.
Che in Dan. 5, 2, 11, 13, 22, B. venga chiamato figlio di Nabuchodonosor, si può spiegare dal fatto che nelle lingue semitiche manca il termine speciale per indicare «discendente», mentre la parola «figlio» è di uso e significato molto ampio (anche nipote o discendente, successore qualsiasi). Sembra che Daniele a quello del padre, noto per la sua incapacità, abbia preferito il nome dell'antecessore ch'era statista e guerriero celebre. Potrebbe pure darsi che B. fosse vero nipote di Nabuchodonosor (m. nel 562). Siccome non è facile provare l'esistenza di un legame di sangue tra Nabonide e Nabuchodonosor, alcuni ritengono che il primo abbia sposato una figlia del secondo; ciò rimane tuttavia una pura ipotesi.
BUL.: Oltre ai commenti su Daniele, H. Gressmann, Allorientalische Texte zum Alten Testament, 2a ed., Berlino-Lipsia 1926, pp. 366-68 (Cronaca di Nabonide); B. Alfrink, Der letzte König von Babylon, in Biblica, 9 (1928), pp. 187-205; J. Linder, Der König Belsasar nach dem Buch Daniel und den babylon. leilinschriftlichen Berichten, in Zeitschrift für katholische Theologie, 1929, pp. 173-202; G. Ricciotti, Storia d'Israele, II. Torino 1924, pp. 12-21. Ermenegildo Florit