BAMÁH (ebr. «altura»; plurale bāmāth). - Nel linguaggio biblico, sono luoghi di culto - idolatrici e jahvistici - spesso eretti su alture naturali o artificiali.
I Settanta traducono στήλη nel Pentateuco, τὰ ὄψηλά ο τὰ ὄψηναι, ἀντίβειναι, ἀντίβειναι, ἀντίβειναι, ἀντίβειναι, ἀντίβειναι, ἀντίβειναι, ἀντίβειναι, ἀντίβειναι, ἀντίβειναι, ἀντίβειναι.
Le primitive b., di origine cananea, del periodo neolitico, consistevano in incavi a forma di catino nella roccia, forse per ricevere le libazioni e il sangue delle vittime. Quelle scoperte a Megiddo, Ta'annak, Tell es-Šafi, 'Ajn-Šems, Bejsan, 'Abdeh, sul Garizim, e specialmente quelle di Gezer, hanno i seguenti elementi comuni: area spaziosa (ca. 30 m.), scelta forse perché più vicina al cielo, su di un'altura con ampi panorami, destinata al pubblico; caverna semplice o doppia (l'adytum alla divinità), riservata ai sacerdoti; gigantesche stele (v. MAŠŠEHÁH) di pietra (le 8 di Gezer sono alte da m. 1,65 a 3,28: ma non è certo che avessero significato religioso) talvolta fal-
falliche, simboli quindi della vita, con incavi alla sommità e segni convenzionali alle pareti, erette intorno ad una stele più piccola che forse rappresentava l'oggetto dell'antico culto, il betilo; blocco di pietra (l'altare?) accanto ai maššēbhāth; ramo verde o palo infisso in terra, appena sgrossato, stilizzazione del boschetto sacro simboleggiante l''Āšērāh (principio femminile); fossa per ricevere i resti delle vittime; serbatoi per l'acqua, in mancanza di sorgenti; muro di cinta del luogo sacro considerato hērem. Una b. sembra riprodotta nel bronzo di Susa, detto il Sit Šamši «la levata del sole», dedicato da Šilhah-in-Šušinak (re elamita, fine del sec. XII a. C.).
La Bibbia menziona l''Āšērāh, pl. 'Āšērīm (Deut. 12, 4; 7, 5, ecc.), i hammānīm (Lev. 26, 30; II Par. 14, 4) (v. BA'ALBEK), tende (Ez. 16, 16, 18), altari eretti su colli elevati e vette di monti, sotto alberi frondeggianti, dove agli idoli si bruciavano profumi e si offrivano cibarie (Os. 4, 13; Ez. 6, 13) e banchetti (Ez. 22, 9). Nelle b. si è, fra l'altro, trovato daghe di bronzo, coppe da libazioni, vasi bruciati, profumi, oggetti votivi di ogni specie, figurine di terracotta riproducenti personaggi, animali, serpenti di bronzo (connessi con i riti della fecondazione) ecc.; nelle caverne, giarre contenenti corpi di neonati (da 7 giorni), e ossa di animali, tra cui il porco e qualcuno con tracce di fuoco.
I profeti chiamano tali b. luoghi d'empietà (Os. 4,13 sg.; 10,8; Mi. 1,5). I sacrifici umani sono ricordati, p. es., in Ier. 7,31; 19,5; Ez. 6,4,13; 16,20 sgg. Le b. idolatrici sono bensì inesorabilmente condannate alla distruzione dalla legislazione mosaica (Deut. 12,4; 5; 7,5; Ex. 23,24; Num. 33,52); ma gli Israeliti non di rado le venerarono, anzi le promossero nel regno settentrionale (Os. 10,8, 9; Am. 8,14; I Reg. 12,31; 13,32; II Reg. 17, 29,32; 23,7,19; Ez. 6,3-6).
Le b. jahvistiche, il cui culto fosse intonato al monoteismo, ed erette in luoghi consacrati da teofanie o dalla presenza del tabernacolo mosaico (quella di Gabaon: «la grande b.»; cf. I Reg., 3, 2-5; I Par., 16, 39; 21, 29; II Par., 1, 3, 13) o dell'Arca, o perché designati dai profeti o dalla tradizione (Silo, Rama, Galgala, Bethel, Gabaa, Hebron, il Carmelo: cf. I Sam., 9, 12-14, 19, 25; 10, 5, 13; ecc.), non vennero condannate, almeno da principio (cf. I Reg., 3, 2, 5; 19, 10), anche a causa del minore accentramento del culto (cf. I Reg., 8, 16; II Sam., 7, 6, 7); ma, in progresso di tempo, accentuandosi la centralizzazione del culto, si trovano passi come quelli dei libri dei Re e dei Paralipomeni che lodano i tentativi fatti da Ezechia e Josia per estirparli, e rimproverano Asa, Josafat, Joas, Amasia, Azaria e Joatham che li tollerarono. Forse i tentativi fatti da Asa e Josafat rimasero senza risultato. Josia richiamò a Gerusalemme i sacerdoti levitici passati al servizio delle b., vietando tuttavia che ascendessero l'altare del Signore (II Reg. 23, 5-9; II Par. 37, 3-7, 32 sg.). Dopo l'esilio non si parla più delle b.