BA'ALBEK

BA'ALBEK. - Antica città della Celestia tra il Libano e l'Antilibano all'altezza di 1170 m. nella fertile valle di Bekaa, presso le fonti del Litani; l'or- gine, che la leggenda mette in relazione con Salo- mone, ne è sconosciuta; il nome di Ba'albiki si trova nelle antiche iscrizioni assise e egiziane. La prima parte del nome indica la città come un luogo princi- pale del culto fenicio di Baal, mentre la derivazione della seconda parte è incerta. I Greci, identificando il loro dio del Sole con Baal, la chiamarono Heliopolis, mentre i Romani parlarono del Giove di Eliopoli. Accanto a Giove anche Mercurio e Venere vi avevano dei templi e, come mostrano monete del I sec., la città fu fatta da Augusto colonia romana col nome Iulia Augusta Felix. L'imperatore Antonino Pio (138-161) costruì un grandioso tempio alle divinità sunno- minate, il quale fu terminato dai suoi successori fino a Caracalla (211-17). Anche a Bacco fu costruito un tem- pio. L'imperatore Teodosio (379-95) distrusse il grande tempio e costruì dinanzi ad esso una basilica cristiana.

La città di oggi, a est dell'antica città, conta ca. 8000 ab. (musulmani sunniti e sciiti, cattolici melchiti e maro-

niti, « ortodossi »). È famosa per le rovine gigantesche della sua acropoli, in gran parte scavate dai Tedeschi nel 1900-1904, su cui si ergeva il grande tempio di Giove (o del Sole), alto ca. 20 m., e quello piccolo di Bacco. Le muraglie di cinta del nord-ovest sono fatte di blocchi colossali. La base, alta 7 m., è in pietre che hanno in media 9 m. di lunghezza, 4 m. di altezza e 3 di spessore. Tre blocchi titanici formano l’assisa del lato occidentale e misurano ognuno più di 19 m. di lunghezza, 4 m. di altezza e 3 m. di spessore. Nella storia dell’arte si mostra qui l’arte greca accomodata dai Romani (volte a botte), i quali imitavano le grandiosi costruzioni degli Egiziani.

Dal sec. II forse, certamente dal tempo di Costantino (Eusebio, Vita Const., III, 58: PG 20, 1125), B. fu sede vescovile del distretto Phoenice Libanensis; verso il 400 dipendeva dalla metropoli Damasco. Presa dagli Arabi nel 634, disputatissima durante le Crociate, B. ha oggi due prussili orientali (cattolici): vescovo melkita (con ca. 7500 fedeli in 14 parrocchie) e arcivescovo (« minore ») maronita, residente a Aramūn (Libano); l’eparchia maronita, non, anteriore al 1670, conta ca. 42.000 fedeli in 71 parrocchie, con ca. 120 sacerdoti e 30 monaci.

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Bibl.: Beer, He-

BIBL.: Beer, Heliopholis, in Pauly-Wissowa, Realencyclop., VIII, 1, coll. 47-49; B. Meistermann-Bellorini, Guida di Terra Santa, Firenze 1925, pp. 672-80; H. Thiersch, Zu den Tempeln und zur Basilika von B., Gottinna 1925; L. Pirot, s. V. in DBs, I, coll. 685-713; S. Ronzevalle, Jupiter Heliopolitanus, Nova et Vetera, Beirut 1937. Per la storia cristiana di B., vedi C. Korolevskij, Histoire des Patriarcats melkites, III, Roma 1911, pp. 310-12; id., s. V. in DHG, VI, coll. 4-8; Annuario Pontificio, 1949, pp. 175.