BAAL (ba'al = «signore, padrone, possessore»). - Divinità adorata da quasi tutti i popoli del vicino Oriente ed in Africa. Nella Bibbia è designato con l'articolo (hab-ba'al), omesso nei documenti di Ras

Ba - Raffigurazione dell'anima sotto forma di uccello con capo umana. Affresco parictale nella tomba della regina Nefertère (XIX dinastia, sec. xir a. C.) - Tebe, Valle delle Regine.
B. fu uno dei pensatori più importanti del romanticismo e della restaurazione. La sua produzione letteraria comprende numerosi articoli, recensioni, memorie, ed anche esposizioni più ampie, benché non propriamente sistematiche cui attese nei due ultimi decenni della vita. Il B. mira ad essere anzitutto l'araldo di una filosofia religiosa per cui la fede cattolica diventi sapere speculativo. Ogni forma di sapere è «con-scientia» cioè partecipazione alla conoscenza divina. Solo accettando la fede e seguendo le sue ispirazioni l'uomo perviene a un retto uso della ragione e al suo pieno sviluppo. Anche la fisica vera è una scienza cristiana ed è da costruirsi sulla base dell'amatologia e della soterologia teologica. La filosofia della società deve fondarsi sul principio che gli individui possono unirsi soltanto mediante la fede, perché una fiducia reciproca presuppone la fiducia comune in Dio.
In teologia il B. segue le idee del Böhme, sviluppandole in rapporto ai problemi e motivi dell'idealismo contemporaneo, specialmente di Schelling e di Hegel. Dio riassume nella sua essenza il dualismo di natura e di spirito. Il rapporto fra questi due momenti originari viene elevato, per un processo immanente ed eterno, dalla indifferenza primitiva ad uno stato di completa subordinazione della natura allo spirito. Da questo primo processo «logico», per cui Dio si realizza come perfetta «soggettività» spirituale, è da distinguere il processo reale ed emanativo, per cui Egli si sostanzia in Tre Persone. B. connette però questo secondo processo con i momenti del primo fino a porre in pericolo la consustanzialità delle Persone Divine. La creazione è diversa dai processi nominati, e concepita come
Samrah. È incerto se il culto di B. sia di origine semitica o hittita. B. era lo spirito della fertilità, il principio maschile, cui era sacro il toro (la sua paredura, il principio femminile, era Baalat, o 'Āšērāh [v.] o Bilith, o Beltis). Presiedeva ai fenomeni della natura ed emetteva la voce per mezzo del tuono, lanciava i fulmini, cavalcava le nubi, versava la pioggia. È rappresentato con armi e lancia in mano, diadema a raggiera (sole?) e gli hammāntu (secondo Rašī «colonne solari»); secondo Ingholt e Vincent «a par brusciare incenso»; secondo Albright «braciere»). Non pochi antichi l'identificavano con Kronos o Saturno, poi con Giove ed in particolare col Iuppiter Eliopolitano (dio del sole) Ba'albek (v.).
Dal luogo dove era adorato, o verso il quale si supponeva aver predilezione, o dall'ufficio attribuitogli, sorse molteplici denominazioni (ipostasi) di B. (Baa-lim): Baalsamin (Balsamen) = B. del cielo, B. del Libano, B. Bērth (dell'alleanza), B. Markodes (della danza?), B. Mrp (sanatore), Beelphegor (v.), ELISAPHAN (v.), Beelzebub (v.). Il territorio cananeo, prima dell'invasione israelitica, era ripieno di Baalim. Presso alcuni popoli, B. era adorato sotto altro nome, ma con le stesse prerogative: Mekal a Beisan, Rešeph-Seth in Egitto, B. Šamin, Malak Bel, Jarchi Bel, Agli Bol a Palmira, B. Hammōn a Cartagine, Tešūp tra gli Hittiti e i Hurriti, Melqart (v.) a Tiro, Hadad (v.) tra i Cananei.
E. Dhorme pone il culto di B. in connessione con l'idea che i nomadi avevano della divinità protettrice, che, in simbiosi coi membri della tribù, era considerata non solo padre, madre, fratello, parente, ma anche «padrone» o Baal; col moltiplicarsi degli dèi, si moltiplicarono i Baalim, di guisa che ogni città ebbe il suo B. e la sua Baalat (I Sam. 7, 3 sgg.; 12, 12); dal culto amoroso di B. delle alte cime, nacque il B. del cielo, il B. Smn, Balsamen. Secondo F. Cumont, B. è il dio della tribù da cui in cambio della protezione, esigeva adorazione; la sua sovranità si estendeva col considerare clienti gli adoratori, trionfari, per cui B. diveniva dio universale; «padrone» della terra perché la feconda, risiede in cielo da dove elargisce pioggia e calore (B. della fertilità). Secondo W. R. Smith, si passa dal concetto di terra di B. (zona fertile, quindi preferita dal dio) a quello di B. possessore di quella terra. Dio della fertilità, divenne regolatore delle acque e della pioggia, colui che presiede alla produzione della vita animale e alle relazioni sessuali, quindi il marmo della terra; il principio maschile. Si ritiene più probabile, con Vigouroux e Lagrange, che il nome B. implichi un attributo della divinità, supponendo l'esistenza di un dio padrone e signore dell'universo.
I documenti di Ras Šamrah (v.) ne lumeggiano la figura. Secondo il mito di Baal e Alejan-Baal, B. è uno dei 70 figli di Aserat del mare e padre di Alejan-B. A differenza degli altri dèi, non ha tempio finché Aserah non gliene ottiene la costruzione, eseguita con mattoni e cedri sulle cime del Šaphon (M. Casio?), da Kōser, Hass ed Hjōn, che vi aprono un abbaino perché B. il cavaliere delle nubi possa emettervi la voce santa. La dedicazione è celebrata con eatombi di buoi, montoni, capri, vitelli, angelli. B. (con Alejan-B.) essendo in lotta con Mōt, genio delle mèssi estive (quindi della siccità), è il dio delle acque benefiche che fanno germogliare e crescere le piante. Eliminandosi a vicenda, B. (ed Alejan-B.) scende nelle viscere della terra al tempo delle mèssi, Mōt al tempo delle piogge. Mōt dalla dimora tenebrosa invia un messaggio che per arrivare a B. dovrebbe trafiggere Ltn (il Leviathan biblico?), serpente tortuoso dalle sette teste. A B. (e Alejan-B.) appartengono le nuvole, il vento, il fulmine, le piogge, i sette giovani, gli otto porci, la casa della luce e il lampo. Risorto, B., accompagnato dalle figlie (Pidrija, figlia della luce, Talija, figlia dell'abbondanza, ed Arsija) sale sulle cime del Šaphon, dove è l'oro, cacciandone l'usurpatore Šaphon. Dopo di che 'Anat uccide Mōt, restituendo così alla terra lo spirito della vegetazione.
B. era venerato sui terrazzi delle case (Ier. 32, 29; II Reg. 23, 12), nei templi (I Reg. 16, 32; II Reg. 10, 21-27; 11, 18) e specialmente sui bāmōth (v. BRAHMÃ); cf. Ier. 19, 5; 32, 35; I Reg. 18, 20. Intorno alle are si erigevano gli hammāntu e si offrivano a B. anche vittime umane. Tali riti, crudeli e impudicissimi, sono esecrati dalla Bibbia (I Reg. 18, 19-25; II Reg. 10, 19; Ier. 19, 5; 32, 35).
Il culto di B., nonostante la severa proibizione della legislazione mosaica, fu caro anche agli Israeliti. Al tempo dei Giudici adoravano i Baalim e le 'Āšērām (Ind. 2, 11-13). Sotto Achab, genero di Ithobaal II di Tiro, nel regno di Israele si contavano 450 sacerdoti di B. e 400 di 'Āšērāh e solo 7000 uomini ne rifiutarono il culto. L'energia reazione di Elia culminò con la sfida del Carmelo (I Reg. 16; 18, 16-40). Promosso di nuovo da Ochozia, fu osteggiato da Ioram e sradicato da Iehu (I Reg. 22, 54; II Reg. 3, 2; 10, 18-28). Atalia l'introdusse anche in Gerusalemme, ma l'abolì Ioas (II Reg. 11, 18; II Par. 23, 17). Rimesso in onore da Achaz e Manasse, fu combattuto da Ezechià e Giosia (II Reg. 18, 4; 21, 3; 23, 4-5). Però i sacerdoti di B. operarono fino all'esilio, dopo il quale il culto di B. scompare (Ier. 2, 8, 23; 7, 9; 9, 14 sgg.). Alcuni nomi biblici terminati in B. furono poi mutati in bōsēth («ignominia»): Isboseth per Isbaal, Mefiboseth per Mefibaal, ecc.