MELQART. - Divinità fenicia (gr. Μελχάδρος). Il fenicio melgart, da melek-Qart, secondo il parere ancora oggi più probabile, significa «il re della città» (= Tiro). W. F. Albright invece propende ad in- terpretare «il re della città» (= Inferno) «, ma su una base di testi troppo debole. Questa divinità, finora non riscontrata nei testi di Ugari e nelle lettere di el-'Amrnah, accompagnò tutto l'innalzamento, lo sviluppo e la fioritura delle potenze marittime e co- lonizzatrici di Qart (= Tiro) e di Qart-hadašt («Nuova Tiro», cioè Cartagine), fungendo come l'άρχητῆτις del loro popolo ed Impero: il dio capo, fondatore e conservatore del loro Stato, ed il loro rappresentante divino. Donde si capisce anche l'altro suo nome di Ba'al Šár « Baal di Tiro».
Non è facile determinare la natura di M. Secondo Albright sarebbe un dio solare ed infernale, a somiglianza di Nergal, Horon ed altri. Ma più fondato, anche se soltanto probabile, sembra il parere di R. Dussaud nel suo ultimo accurato studio: M. nacque dalla speculazione sin- cretistica dei teologi di Tiro, che, in seguito all'esten- sione della potenza marittima della città, riuscirono a fon- dere in una stessa divinità i due nemici, ferocissimi tra loro, dei miti di Ugari, cioè Ba'al, dio agrario della vege- tazione invernale, dispensatore della fertilità e dio della tempesta e del fulmine (al pari di Hadad) e Jam, il dio potente e atroce del Mare, e dunque di tutte le attività marittime. M. avrebbe preso le caratteristiche e gli attri- buti di tutti e due, come del resto appare dalle monete più antiche di Tiro, dove è raffigurato cavalcante sul- l'ippocampo alato, ma con l'arco in mano (simbolo del fulmine). La sua festa è la 'Εγερσάς, il risveglio o la risur- rezione, celebrata nel mese di peritos, alla fine delle piogge invernali, il cui rito vorrebbe significare un vero olocausto della divinità nel fuoco, dal quale risorgerebbe ogni anno ringiovanirà.
M. fu introdotto in Samaria e nel Regno di Israel, con il nome lab-Ba'al, sotto Achab e Iezabel; ma fu combattuto dal profeta Elia, nell'adunanza maestosa sul Monte Carmelo (I Reg. 18, 20-38). Questo racconto, per ironia, allude a talune delle sue proprietà, come dio del fulmine, dio del «risveglio» e dio dell'acqua.
M. non va identificato con Milkom, Molk, Moloch e simili divinità; neanche (contro O. Eissfeldt) si tratta di Ba'al Samem nella scena del Monte Carmelo. Quanto al pantheon di Tiro, M. sarebbe il grande dio maschio della Tirade; la sua consorte è la famosa Astarte ed il figlio Ešmun. A tale triade, sotto la forma del άλμων Καρχηδονιών, Annibale, nel 215, fece giuramento.
La prima menzione di M. si trova in una stelle recen- temente pubblicata dal M. Dunand, che secondo Albright è ca. dell'85o a. C. ADAD (v.), re armeo di Damasco, non ancora del tutto identificato. Più tardi si trovano numerosi templi, stelle, iscrizioni (persino bilingui) in tutta la sfera d'influsso fenicia, della Siria, Fenicia e Cipro, attraverso la Libia, l'Africa, la Sicilia e la Sardegna, fino alla Spagna. Persino le famose «colonne di Ercole» rimonterebbero alle due stelle erette davanti al suo tempio di Gades (Cadice). Infatti M.
interpretato dai Greci come Ercole, sopravvissero alla caduta della potenza fenicia e punica.