BAR EBREO, GREGORIO. - Scrittore siriaco giacobita, n. a Melitene nel 1226, m. a Marāghah nel 1286. Il suo nome di battesimo era Giovanni, cambiato poi in quello di Gregorio Abū 'l-Faraǧ, quando egli fu eletto vescovo: più comunemente è conosciuto sotto l'appellativo di B. E. (siriaco Bar 'Ebrājā), perché suo padre, il medico Aronne, era un ebreo fattosi cristiano. Studiò ad Antiochia, ed a 20 anni fu fatto vescovo di Gübbāš, presso Melitene, dal patriarca giacobita Ignazio II; l'anno seguente passò alla sede di Lāqabbīn, e infine a quella di Aleppo. Nel 1264 fu elevato, da Ignazio III, alla dignità di mafrējān, superiore a quella di vescovo. Per questa sua carica, e per le vicende religiose e politiche dei suoi tempi, viaggiò molto, ma prese da ciò occasione per consultare studiosi e biblioteche. Per il carattere mite, oltreché per la scienza, alla sua morte fu rimpianto
anche dagli avversari nestoriani. La sua tomba è oggi nel convento di Mâr Matteo, presso Mossul. Poligrafo abbondantissimo, fu poco profondo e ancor meno originale. I suoi scritti trattano della Bibbia, di teologia, filosofia, storia sacra e profana, diritto canonico e civile, scienze naturali, medicina, astronomia, perfino di letteratura amena: sono sia in prosa sia in versi. Per questa sua erudizione enciclopedica fu ravvicinato, non senza qualche ragione, al suo contemporaneo Alberto Magno: certo è che nessuno meglio di lui seppe, in un periodo di piena decadenza della letteratura siriaca, assimilare e fondere insieme l'eredità culturale siriaca e quella araba.
I principali suoi scritti sono: il Granaio dei misteri (Ateşar râzë), ampio commento biblico, specialmente filologico; il Candelabro del santuario (Mënârat qâdë), di cui è come un riassunto il Libro dei raggi (Këtâbâ dëzalgë) che è un esposto generale della teologia monofisita; il Libro delle direzioni (Këtâbâ dëhâddâjë), o Nomocanone, riassunto della legislazione sia canonica sia civile ad uso dei Siri occidentali; il Libro dell'etica e il Libro della colomba, d'indole giuridico-ascetica; la Crema della sapienza (Hëvat hekmëtâ), vasta enciclopedia della filosofia aristotelica trasmessa attraverso gli Arabi, che serve ancora oggi ai Siri come repertorio filosofico; il Libro delle pupille, egualmente d'indole filosofica; una Cronaca siriaca e una Cronaca ecclesiastica, di cui la prima, che s'occupa specialmente della storia politica dell'Oriente, dipende in gran parte dalla Cronaca di Michele il Siro, e fu ancora ricapitolata dall'autore nello scritto arabo Storia delle dinastie; i Racconti ameni, che in alcuni punti diventano scurrili ed osceni; una grammatica siriaca; dissertazioni di medicina, astrologia e poesie varie. Molti di questi scritti sono inediti.
BIBLI: R. Duval, La Littérature syriaque, 3ª ed., Parigi 1907, passim: A. Baumstark, Geschichte der syrischen Literatur, Bonn 1922, pp. 312-20, con elenco completo degli scritti e delle edizioni. Per il diritto canonico: G. Ricciotti, Nomocanone di B.-Hebreo (Fonti per la Codificae. Can. Orient., 3, 1), Roma 1931: il Candelabro dei Santuarii, ediz. J. Bakos, Leida 1948.