BARBERINI, Famiglia. - Celebre casato d'origine toscana. Arricchitasi col commercio, mutò il primitivo nome di Tafani in quello di B. dal castello omonimo della Val d'Elsa, donde si trasferì a Firenze fin dal sec. XIV. Sotto il pontificato di Paolo III Antonio B. fissò la sua residenza a Roma, facendo venire presso di sé i due nipoti Francesco e Raffaele. Il primo entrò nella Curia e divenne protonotario apostolico e referendario di ambedue le Segnature, mentre il secondo si dedicò all'attività diplomatica, compiendo all'estero importanti missioni. Francesco lasciò, mormendo, tutte le sue sostanze al nipote Maffeo, di cui aveva in modo particolare curato l'educazione. Dotato di vivo ingegno e di buona preparazione, questi seppe assolvere delicati incarichi sotto i pontificati di Clemente VIII e di Leone XI; fu creato cardinale nel 1606 e finalmente fu eletto Papa nel 1623 Urbano VIII (v.).
Questa elezione fece crescere in pochi anni oltre misura la potenza e la ricchezza della famiglia B. Prodigio di onori e benefici verso i propri congiunti, Urbano VIII nominò governatore di Borgo e generale della Chiesa il fratello Carlo e cardinale l'altro fratello Antonio, cappuccino.
Altri feudi, tra cui Anticoli e Valmontone, si aggiunsero in seguito al patrimonio della famiglia B. che divenne la più ricca e la più potente di Roma. Il palazzo B. fatto costruire dal card. Francesco sulle pendici del Quirinale alle Quattro Fontane ed alla cui costruzione cooperarono il Maderno, il Borromini ed il Bernini, riuscì veramente regale. Una schiera di celebri pittori, tra cui primeggia Pietro da Cortona, lo decorò splendidamente. Questa dimora, fu dotata di una galleria di quadri e di arazzi e di una biblioteca di opere pregiate e di manoscritti; vi si ammirava un teatro che molto contribuì alla vita musicale per i memorabili spettacoli che vi furono dati, tra cui celebri quelli in onore della regina Cristina di Svezia (1656).
Profittando della circostanza che il ducato di Ca
stro, ancora posseduto dai Farnesi, era diventato covo di disordini e per di più era gravato di enormi debiti, i B. avanzarono proposte per acquistarlo, ma il duca Odoardo rifiutò in modo arrogante. Ne nacque un conflitto che degenerò ben presto in una lunga guerra. Taddeo B. occupò Castro il 31 ott. 1641. In aiuto del Farnese si coallazzarono Venezia, Firenze, e Modena e, dopo alterne vicende, si poté arrivare alla pace. Col trattato di Venezia del 31 marzo 1644 Odoardo, grazie anche all'appoggio della Francia, poté ricuperare il ducato di Castro e riconciliarsi con la S. Sede. Il prestigio dei B. ne subì un duro colpo e inoltre, pochi mesi dopo (29 luglio 1644) Urbano VIII moriva. Il nuovo pontefice Innocenzo X, di cui i B. avevano favorito l'elezione, non era loro ostile, ma, di fronte alle accuse di aver tratto profitto dall'amministrazione della Camera apostolica, i nipoti di Urbano VIII furono costretti ad allontanarsi dall'Italia e si rifugiarono in Francia. Il card. Mazzarino sostenne la loro causa fino al punto di far minacciare lo Stato pontificio con una flotta. Di fronte al pericolo palese di una guerra e a quello latente di uno scisma, Innocenzo X accondiscese alla restituzione dei beni confiscati ai B. ed a permettere il loro ritorno a Roma. Il matrimonio tra Maffeo B., figlio di Taddeo, e Olimpia Giustiniani, nipote di Innocenzo X fu il suggello dell'accordo. Da allora i B. cessarono di interferire nella politica italiana. Nel 1728 rimase erede della casa Cornelia, che andò sposa giovanissima a Giulio Cesare Colonna; è in questo ramo dei B.-Colonna che continua la nobile famiglia.
Dei personaggi più illustri, oltre Carlo, fratello di Urbano VIII, del quale si è fatto cenno sopra, è da menzionare prima di tutti l'altro fratello Antonio (detto il seniore, n. nel 1569). Era semplice frate cappuccino al momento dell'elezione di Urbano che a mala pena riuscì a distaccarlo dal suo convento di S. Geminiano a Firenze creandolo cardinale di S. Onofrio il 7 ott. 1624 e vescovo di Sinigallia; Antonio lasciò questa diocesi quando il fratello lo volle nel 1629 a Roma. Fu penitenziere maggiore e bibliotecario, vivendo sempre con grande austerità, provvedendo a chiese e monasteri e particolarmente alla chiesa ed al Collegio di Propaganda Fide. M. nel 1646.
Dei tre figli di Carlo, Taddeo fu quello che continuò la stirpe dei B. Per lui fu comprato nel 1630 da Francesco Colonna il principato di Palestrina e con questo acquisto i B. assunsero nella nobiltà romana una posizione elevatissima. Sposò Anna Colonna e, alla morte del padre, divenne governatore di Borgo, castellano di Castel S. Angelo, generale della Chiesa. Ed infine, il 12 maggio 1631, prefetto di Roma, ufficio che assunse con straordinaria solennità. Fu grande di Spagna, insignito dell'Ordine del Toscano d'oro e iscritto con tutta la famiglia nel libro d'oro della nobiltà veneziana. Prese parte alla guerra di Castro e, dopo la morte di Urbano VIII, fuggì in Francia dove morì nel 1647. Le sue spoglie furono trasportate nel 1704 a Palestrina nella cappella di famiglia.
Francesco, seniore, secondo figlio di Carlo, n. a Firenze il 23 sett. 1597. Creato cardinale a 26 anni il 2 ott. 1623, fu successivamente vescovo di Sabina, Porto e Ostia. Ebbe le ricche abbazie di Grottaferrata e Farfa, fu governatore di Tivoli e Fermo, protettore dei regni di Aragona, Portogallo, Scozia, Inghilterra e vice-cancelliere della Chiesa. Esegui alcune importanti missioni diplomatiche e nel 1626 si recò, accolto con grandi onori, in Spagna per comporre le
controversie sorte tra quel regno e la Francia. Il suo interesse maggiore fu però rivolto agli studi; sua un'accurata traduzione dei 12 libri di Marco Aurelio che fu pubblicata nel 1667. Amico degli artisti e dei dotti e appassionato collezionista di libri e manoscritti contribuì fortemente allo sviluppo della ricca biblioteca B. che appartene alla famiglia fino al 1902, anno in cui fu acquistata da Leone XIII e immessa nella Vaticana. Dopo la morte di Urbano VIII, fuggì coi fratelli Antonio e Taddeo in Francia; ritornò a Roma alcuni anni dopo e vi morì il 10 dic. 1679.
ANTONIO, iunione, terzo figlio di Carlo, n. a Firenze nel 1607. Cavaliere gerosolimitano ed aiutante del padre, generale della Chiesa, abbracciò la vita ecclesiastica, fu creato cardinale, appena ventenne, il 26 agosto 1627 e nominato poco dopo abate delle Tre Fontane e di Nonantola ed arciprete di S. Maria Maggiore.
Nella guerra di Castro fu uno dei più ardenti fautori della lotta ed ebbe il comando dell'esercito pontificio. Generoso verso letterati ed artisti, tentò egli stesso la poesia. Dal 1638 fu camerlengo della Chiesa e dal 1661 vescovo di Palestrina. Nella guerra del Monferrato fu investito di una delicata missione presso il duca di Savoia ottenendo una favorevole soluzione. Ebbe le legazioni di Avignone, Bologna, Ferrara e del ducato d'Urbino, di cui prese possesso il nome del Papa. Rifugiatosi in Francia dopo l'elezione di Innocenzo X, Luigi XIV gli conferì l'Ordine dello Spirito Santo, ricche abbazie, lo nominò grande e le mosiniere, vescovo di Poitiers (1652) e infine arcivescovo di Reims (1657). Morì a Nemi il 3 ag. 1671 e fu sepolto a Palestrina nella cappella di famiglia.
Ultimo di questo gruppo di cardinali fu Francesco iunior, pronipote di Urbano VIII, n. a Roma il 27 maggio 1662. Avviato alla carriera ecclesiastica, dopo essere stato, sotto Innocenzo XI, chierico e uditore della Camera apostolica, fu da Alessandro VIII creato cardinale il 13 nov. 1690. Inviato legato a Ravenna, restaurò il palazzo della legazione e vi aprì il seminario. Al suo ritorno a Roma fu per qualche tempo prefetto della Congregazione dei vescovi e regolari; il 1° luglio 1726 vescovo di Ostia e Velletri, e decano del S. Collegio. Morì a Roma il 17 ag. 1738 e fu sepolto a Palestrina fra i suoi. - Vedi Tav. LV.